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ANNI
SENZA FINE (City)
Clifford D. Simak
di Daniele
"Nemo" Volpi
Clifford Donald Simak ovvero "Un poeta/filosofo
della fantascienza".
Anni Senza Fine (City [Usa,1953] Composto
da otto racconti originali scritti tra il 1944 e il 1951, raccolti in
un unico volume nel 1952, a cui si aggiungerà il breve "Epilogo"
nel 1972 )
Biblioteca Cosmo n. 3 - Editrice Nord 2005
Traduzione di Ugo Malaguti
Reperibile anche nelle edizioni:
Urania n. 18 - 20 Giugno 1953
Urania n. 333bis - Maggio 1964
Oscar Fantascienza Mondadori, n. 688 1978
I Massimi della Fantascienza, Mondadori 1984
Urania Classici n. 182 - Maggio 1992
I Libri di Urania n. 2 - Dicembre 1992
"Che cos’è un
Uomo?" chiedono.
Oppure: "Che cos’è una Città?"
O anche: "Cos’è una Guerra?"
Non esiste una risposta precisa a nessuna di queste domande.
Clifford D. Simak, “City“ (1952)
"…Che
cos’è un uomo?... "
Vi è mai capitato di leggere un libro, di un genere qualsiasi,
e di scoprire nel volume una storia completamente diversa da quella
che vi aspettavate di trovare? Facciamo un esempio, pigliando un romanzo
di fantascienza a caso: probabilmente già pregustate di trovarvi
immersi in viaggi spaziali, imperi stellari, funamboliche avventure
di eroi senza paura.
Allora vi mettete a leggere già assaporando quale sottile piacere…
Ma, cosa succede? In questo volume, di avventure eclatanti, di viaggi
nello spazio profondo, di guerre interplanetarie fra imperi stellari
proprio non c’è traccia! O quasi…
Mannaggia, l’autore ha riempito pagine e pagine con una storia
assurda di cani parlanti diventati intelligenti, che vorrebbero sapere
cosa sia mai quella creatura mitologica che le leggende chiamano "Uomo",
di mutanti incarogniti e fetenti (chissà perché, nella
maggior parte dei romanzi di SF i mutanti sono sempre tanto incarogniti
e fetenti…) e dell’umanità del futuro, pronta
a partire per raggiungere un nuovo paradiso sul pianeta Giove, delle
formiche diventate stranamente intelligenti, e decisamente feroci,
e della loro guerra contro i Cani e contro gli ultimi Uomini rimasti
ancora saldamente legati al nostro pianeta di origine.
"…Che cos’è una Città?..."
E poi cos’altro? Ah, si! Che il personaggio principale della
storia è un androide di nome Jenkins, torturato
dal ricordo della famiglia per cui lavorava come maggiordomo, secoli
e secoli prima.
Ebbene, "Anni Senza Fine" di Clifford D. Simak
è un libro di questo tipo. Pensi di avere fra le mani la solita
storia di SF e poi il racconto ti si rivela per quello che è
veramente, una saga lunga 20.000 anni, un racconto che vede l’umanità
arrivare veramente là dove nessun uomo è mai
giunto prima, lasciando il nostro pianeta in eredità ad amici
affettuosi, incapaci alla loro maniera di dimenticarsi di noi…
E l’Uomo diventa il mito, trasfigura in una
creatura superiore che gli adulti descrivono ai cuccioli, nelle lunghe
serate d’inverno davanti al fuoco, catturando la loro attenzione,
con il racconto di quando l’Uomo ancora abitava
la Terra, costruiva Città e scatenava terribili Guerre...
"…Che cos’è una Guerra?..."
Se non avete paura di conoscere il possibile futuro della nostra razza,
venite con me e con Simak nel viaggio più incredibile e poetico
che l’umanità potrebbe mai intraprendere…
1. Io Sono Leggenda.
"Il momento non verrà
che tra migliaia e migliaia di anni – spiegò Grant –
Voi avrete il tempo di prepararvi.
Ma dovete sapere. Dovete diffondere la parola. Non dovete, non
potete dimenticare".
"- Io lo so, adesso – affermò Nathaniel –
e noi cani lo diremo ai cuccioli, e i cuccioli lo diranno ai loro
cuccioli".
"- È proprio così – confermò Grant".
Clifford D. Simak, “City“ (1952)
La storia, suddivisa in otto parti (che diventano nove considerando
il successivo "Epilogo"), descrive ad un ipotetico
lettore i racconti orali che i Cani del futuro si tramandano di generazione
in generazione e che rappresentano il corpus della loro principale
mitologia. Interprete principale dei racconti è l’Uomo,
una creatura sconosciuta e misteriosa, che gli animali ricordano con
tristezza e nostalgia, anche se ormai le tracce di questo essere si
perdono nella notte dei tempi. Dal momento che per i Cani non è
possibile fornire risposte certe agli interrogativi suscitati dall’ascolto
di queste antiche leggende, sono in molti fra i loro studiosi a ritenere
che si tratti solo di racconti, di fantasie, di storie inventate in
un passato talmente lontano, remoto, per cui anche il loro simbolismo
è divenuto alieno e misterioso.
Il volume che raccoglie i nove racconti viene strutturato come se
ci trovassimo davanti un testo accademico, con i vari capitoli legati
fra loro ed analizzati da un "anonimo" curatore
che, di volta in volta, introduce i diversi racconti, li spiega nell’ottica
della mitologia "canina" e fornisce le varie interpretazioni
che, attraverso i millenni, i più famosi ricercatori delle
razza dei Cani (come Salta e Vagabondo…)
hanno fornito su ciascun elemento che li compone. Infatti, durante
la millenaria storia dei Cani, i migliori amici dell’uomo non
hanno mai smesso neppure un momento di analizzare, spiegare, studiare
le vecchie leggende che avevano come soggetto proprio l’umanità…
Ad accompagnare lievemente il lettore per tutta la narrazione troviamo
il robot Jenkins, unica creatura vivente, se mi concedete
l’espressione, che conosce davvero tutta la verità perché
era già lì, sulla Terra, quando gli uomini ancora la
popolavano e degli uomini, della famiglia Webster, conserva inalterato
il ricordo…
Ne "La Città", seguendo
il racconto dei fatti di un passato incredibilmente lontano, arriviamo
a scoprire che il mondo, per come lo conosciamo noi, era improvvisamente
cambiato: l’umanità aveva sviluppato un sistema di trasporti
estremamente rapido ed avanzato.
Per questo aveva deciso di trasferirsi dalle sovraffollate città
alla più tranquilla campagna, dove le culture idroponiche e
la possibilità di produrre energia a basso costo avevano di
fatto reso le diverse, piccole comunità completamente autosufficienti
(Teletrasporto, Replicatori, Generatori di Microfusione…
Io, queste cose le ho già sentite da qualche parte…).
Se all’inizio la necessità che aveva spinto gli uomini
a disperdersi in una moltitudine di centri rurali minori era la paura
di un possibile olocausto nucleare, in seguito il genere umano aveva
imparato ad apprezzare questo nuovo stile di vita, più tranquillo,
più semplice e veramente a misura d’uomo.
I racconti si concentrano principalmente sulla famiglia degli Webster
e sulla figura del loro robot, Jenkins; durante lo svolgersi della
narrazione il nome "Webster" verrà gradualmente
trasformato in "webster", un neologismo con cui
viene indicato l’intero genere umano.
Le storie successive ci mostrano il lento declino della società
urbana ed il progressivo abbandono delle città, mentre ciascuna
famiglia rimane sempre più isolata. Ne "Il
Formicaio" uno dei discendenti della famiglia Webster,
Jerome il chirurgo, lascerà che la sua agorafobia
gli impedisca di correre in aiuto del filosofo marziano Juwain,
e la sua morte condannerà il genere umano a fare a meno delle
innovative teorie che il nostro vicino di casa aveva quasi terminato
di elaborare, impedendo alla nostra razza di fare un enorme salto
cognitivo in avanti. "Censimento"
ci racconta degli esperimenti di Bruce Webster che,
attraverso le trasformazioni permesse dalla chirurgia e dalla ricerca
scientifica, da la possibilità ai cani di parlare e di vedere
meglio, accelerando la loro evoluzione. Intanto lo sfaldamento della
civiltà umana consente ai nuovi geni mutanti di crescere e
svilupparsi senza nessun controllo; uno di questi, chiamato Joe
trova il modo di evitare che le Formiche vadano in letargo e grazie
a questo insperato aiuto gli insetti sviluppano nei loro Formicai
una vera e propria civiltà industriale. Ma Joe, stanco di continuare
a seguire quello che per lui era soltanto un nuovo passatempo, cerca
addirittura di distruggere questa nuova civiltà che egli stesso
aveva contribuito a far nascere.
Purtroppo, per il genere umano, le Formiche sembrano non risentire
del tentativo di mettere fine alla loro nuova civiltà, e ben
presto scopriremo che il progetto del mutante si è sviluppato
in modo autonomo, mentre la civiltà delle formiche è
diventata ancora più grande ed industrializzata.
In uno dei racconti successivi, "Diserzione",
la storia si trasferisce all’interno di una stazione di ricerca,
sulla superficie di Giove. Simak ha un’idea
completamente differente del pianeta che oggi conosciamo come un gigante
gassoso; per l’autore il quinto abitante del nostro sistema
solare è un inferno gelato, spazzato continuamente da venti
corrosivi, dove soltanto l’utilizzo di una avanzata tecnologia
consente alla stazione ed a i suoi occupanti di sopravvivere alle
terribili condizioni esterne. Il capo della spedizione, Kent
Fowler, accompagnato da Towser, un anziano ed adorabile
cagnaccio, sempre stanco e perseguitato dalle pulci, ha una bella
gatta da pelare… Sulla stazione si verifica un misterioso
problema che sembra non avere una soluzione: gli uomini geneticamente
modificati, trasformati nelle forme autoctone di Giove, i
Rimbalzanti, per poter resistere alle condizioni estreme
che si trovano sulla superficie del pianeta, lasciano la stazione
per raccogliere nuovi dati e regolarmente non fanno più ritorno.
Per poter dare una risposta al mistero lo scienziato non trova alternativa
se non sottoporre se stesso ed il proprio cane ad un processo di mutazione
che li trasformerà in creature molto simili ad enormi foche,
in grado di sopravvivere sulla superficie di Giove. Nel momento in
cui i due lasciano la stazione scoprono che, grazie alla loro nuova
forma, il pianeta si è trasformato in un paradiso.
Ed ora Towser non soltanto non si deve più rammaricare della
sua età e delle pulci, ma si scopre anche in grado di comunicare
telepaticamente con il proprio padrone!
I due, come avevano già fatto i precedenti ricercatori, decidono
di non ritornare più alla stazione, se non per comunicare all’intera
umanità ciò che hanno scoperto. Ma come riuscire nell’impresa
di mostrare all’uomo come si presenta Giove, una volta che la
trasformazione ha mutato anche i sensi del soggetto, cambiandoli in
una forma completamente aliena alla nostra razza? Sembrerebbe impossibile,
ma ecco riapparire Joe, che nel racconto "Paradiso",
sembra in grado di far condividere il significato dei pensieri di
un singolo essere fra varie persone, utilizzando un aggeggio simile
ad un caleidoscopio. Utilizzando quello che sembra un innocuo giocattolo,
Joe riuscirà a trasferire le immagini che arrivano direttamente
dalla mente dei ricercatori geneticamente mutati a tutti gli uomini
che, una volta scoperta le vera essenza di Giove, decideranno di lasciare
in massa il nostro vecchio pianeta, rinunciando alla propria umanità,
e trasformarsi per rimanere sul nuovo paradiso. La visione dell’apocalisse
per Simak è qualcosa di particolare: non parliamo di qualcosa
di catastrofico, ma semplicemente di una questione di isolamento.
L’umanità descritta dall’autore rimane semplicemente
tanto isolata da se stessa che improvvisamente si spegne…
"Passatempi" potrebbe sembrare
il più innocuo dei vari racconti, ma se lo leggerete con grande
attenzione riuscirete a scoprire quanto agghiacciante sia il destino
dei pochi uomini rimasti sulla Terra. Impegnati costantemente in attività
inutili, che nessuno è più in grado di apprezzare, spesso
alienati e costretti al sonno criogenico per non impazzire definitivamente,
gli ultimi uomini (sono soltanto cinquemila, quelli rimasti) hanno
quasi dimenticato l’esistenza dei Cani, degli androidi e dei
Mutanti, che si sono ritirati dentro i loro misteriosi castelli, occupati
in misteriose attività…
Ancora una volta è un Webster, Jon, a rispondere al richiamo
della storia e del cuore, a tornare alla vecchia casa dove millenni
prima era nata la sua famiglia ed a decidere di isolare dentro il
perimetro di Ginevra il resto dell’umanità, per consentire
ai Cani di sviluppare la loro civiltà autonomamente, lontani
dal pericolo di una interferenza diretta da parte dell’uomo…
Settemila anni avanti nel futuro, Jenkins si vede fornire dai Cani
un nuovo corpo sintetico, così da poter servire meglio i pochi
"websters" rimasti sulla Terra, quelli che non
si trovavano a Ginevra quando la città è stata sigillata
per sempre e che ora aiutano l’androide nella sua opera di "buon
pastore" per ogni creatura vivente che vive sul nostro pianeta,
un pianeta dove la violenza, la sopraffazione e la guerra sembrano
essere state dimenticate, come se fossero caratteristiche connaturate
direttamente alla natura umana (nel racconto "Esopo"…).
A questo punto una creatura aliena proveniente da una delle terre
adiacenti alla nostra, una mostruosità tentacolata che i Cani
hanno da sempre chiamato "le Ombre" (in originale
un Cobbly), appare portando la morte fra
le creature che vivono accanto alla casa degli Webster.
Prima che l’Ombra riesca a lasciare la nostra dimensione, le
nuove capacità telepatiche che Jenkins ha ottenuto insieme
al nuovo corpo sintetico, gli consentono di sondare la mente dell’alieno,
e di riuscire a scoprire in che modo la creatura è in grado
di spostarsi da un mondo all’altro.
L’androide ha preso coscienza di un fatto molto importante:
l’umanità che fino ad ora ha servito non potrà
mai coesistere tranquillamente con i Cani e gli altri
animali, che ora sono diventati intelligenti e pacifici;
per questo motivo decide di utilizzare le informazioni sottratte al
Cobbly per trasferire il resto dell’umanità su una delle
Terre alternative, da cui l’Uomo partirà, ben cinquemila
anni più tardi, lasciando ancora una volta Jenkins solo.
Ne "Il Modo Semplice", l’androide
fa ritorno sulla Terra, cinquemila anni dopo aver portato gli ultimi
webster lontano dal loro mondo, per trovare i Cani impegnati a fronteggiare
l’avanzata inarrestabile del Formicaio che minaccia di ricoprire
l’intero pianeta.
Jenkins raggiunge allora Ginevra, dove un piccolo gruppo di umani
ancora sopravvive, addormentati in animazione sospesa. L’androide
si rivolge ad uno dei suoi antichi padroni, proprio il Jon Webster
che abbiamo già conosciuto in Passatempi, perché
gli riveli il modo efficace per affrontare il pericolo che incombe
su di loro. La risposta è tipicamente, e terribilmente, umana:
esche avvelenate in quantità sufficiente da
sterminare totalmente tutti gli insetti, ma non prima che le operaie
abbiano trasportato i loro bocconi-trappola all’interno della
colonia, fino alle camere della regina…
Jenkins rimane molto addolorato perché si rende conto che i
Cani non accetteranno mai come unica soluzione lo sterminio completo
di una razza vivente, fosse anche quella delle Formiche. Per questo
motivo, l’androide decide di mentire ai cani, affermando che
gli "websters" non hanno trovato una soluzione
efficace per il loro problema. Così a Jenkins non rimane
che convincere i Cani a lasciare la Terra per uno degli altri mondi
a loro disposizione…
[I racconti che troviamo alla base di "City"
sono stati scritti dopo la Seconda Guerra Mondiale e riflettono la
percezione dell’animo umano da parte di Simak; questi era profondamente
convinto che l’uomo, inteso come razza, fosse in realtà
assolutamente incapace di convivere pacificamente con tutte le creature
che lo circondano. Tutto il racconto viene così attraversato
da una particolare idea dell’autore che concepisce i propri
simili come profondamente segnati da una innata aggressività,
convinto di far parte di una razza assolutamente incapace di gestire
e di superare le pulsioni distruttive più profonde].
L’ultimo racconto della saga, "Epilogo",
arriverà soltanto molti anni dopo, ma non sembra che le cose
siano migliorate, nell’universo creato da Simak. L’atmosfera
di questo racconto è molto particolare, tutto sembra ricondurre
la narrazione ad un senso opprimente di morte, di malinconica tristezza.
Jenkins si trova sulla Terra, nella vecchia casa degli Webster, circondata
da ogni parte dall’Formicaio che i piccoli insetti hanno costruito
su tutto il pianeta (risparmiando stranamente la casa dell’antica
famiglia umana). L’androide realizza, poco prima di imbarcarsi
su di una nave spaziale che lo porterà sul mondo dei robot,
presso una nuova civiltà fatta di sole macchine capaci addirittura
di raggiungere le stelle, che la razza delle Formiche è scomparsa.
Mentre le mura che si elevano intorno all’antica casa di campagna
dei suoi padroni crollano rovinosamente, Jenkins riesce a vedere soltanto
una infinita successione di sculture tutte identiche che sovrastano
le strutture interne del formicaio: un piede umano (quello del mutante
pazzo Joe), che si abbatte sulle tane delle formiche…
2. Alieni sull’aia grande.
"I cani si sarebbero seduti in circolo di sera,
finitoil lavoro della giornata
ed avrebbero parlato dell’Uomo. Avrebbero dipanato l’antica,
antichissima storia e avrebbero narrato
le antiche, antichissime leggende, e l’Uomo sarebbe stato
un Dio.
Ed era meglio così.
Un Dio non può fare del male".
Clifford D. Simak, “City“ (1952)
La produzione di Clifford Simak può essere suddivisa in tre
momenti principali: gli esordi, l'età dell'oro,
il successo, dove l'età dell'oro dell’autore
ha coinciso con l'età dell'oro della fantascienza, ed i libri
scritti in quel periodo vengono considerati assolutamente imperdibili.
Mi riferisco all’intervallo di tempo che va da "Time
and Again" (Oltre l’Invisibile, 1951) a "Out
of Their Minds" (L'Immaginazione al Potere, 1970),
anche se ho sempre apprezzato un lavoro più tardo, d’impostazione
più fantasy come "Enchanted Pilgrimage"
(Pellegrinaggio vietato, 1975).
Fra i prodotti successivi, anche se di buona qualità, non riusciremo
più a trovare opere capaci di entrare di diritto nella ristretta
cerchia di quei libri che vengono definiti, a giusta ragione, capolavori
nella storia della fantascienza.
Le storie di Clifford D. Simak spesso ripetono alcune idee ed elementi
di base: innanzitutto si svolgono nelle campagne del Wisconsin, oppure
in luoghi e situazioni che lo ricordano da molto vicino.
I personaggi principali delle sue storie si assomigliano tutti, l’esempio
migliore è l’Hiram Taine, il
protagonista di "The Big Front Yard" (L’Aia
Grande), mentre il cane di Hiram "Towser"
(o qualche volta ribattezzato "Bowser") è
un altro dei suoi marchi di fabbrica, che ricompare ciclicamente nella
sua produzione letteraria. Un’altra delle idee cardine della
produzione di Simak è quella che non esista realmente un tempo
passato dove un ipotetico viaggiatore temporale possa recarsi.
L’autore preferisce ipotizzare che il nostro mondo si muova
attraverso un flusso temporale e spostarsi in un altro punto
del tempo significhi, in realtà, muoversi in un altro mondo,
contemporaneamente, in una differente Terra, che si trova in un altro
punto del tempo ben preciso. (un idea che ricalca molto da vicino
la teoria del multiverso di cui vi ho parlato qualche tempo fa - STIM
87, Gennaio 2007: "Specchi, Gatti & Mondi Paralleli"-)
In questo modo, durante la narrazione di "Anni senza fine",
i Cani intelligenti ed alcuni fra i superstiti dell’umanità
riescono a sopravvivere alle Formiche trasferendosi in un altro Terra,
fra le infinite che si trovano nel flusso temporale. Nel romanzo "Mondi
Senza Fine" (Ring Around the Sun, 1954) gli uomini
dotati di poteri paranormali riescono a sfuggire alla persecuzione
iniziata contro di loro dall’umanità per così
dire "normale" trasferendosi su di una delle infinite Terre
che contemporaneamente orbitano attorno al sole, occupando i vari
piani del flusso temporale e che, se potessero essere viste tutte
contemporaneamente, formerebbero un anello attorno alla
nostra stella, l’idea da cui da cui è stato ricavato
il titolo originale dell’opera…
In "Time is the Simplest Thing" (Il Labirinto
del Cosmo, 1961) un uomo dotato di capacità paranormali
riesce a fuggire ad un criminale che lo insegue, muovendosi indietro
nel tempo, finendo per scoprire che il passato è un luogo dove
non esistono creature viventi e che gli oggetti inanimati sono soltanto
dei pallidi fantasmi…
In definitiva "Anni senza fine" ci racconta l'epopea
della famiglia "Webster" che rappresenta in fondo la speranza
di crescita futura per l’umanità; dai giorni nostri,
attraverso innumerevoli secoli, le razze che vivono la terra finiranno
con il subire trasformazioni e mutazioni, con il trasformarsi e lo
scomparire, mentre nuove civiltà si affacciano sulla scena
del nostro mondo, via via che la Terra passa da una caduta alla successiva
rinascita. Il libro diventa un sottile strumento, un duttile grimaldello
con cui l’autore raggiunge e porta alla luce del sole paure
ed insicurezze della realtà del suo tempo. Il racconto è
colmo di una delicata simbologia, di riferimenti profondamente collegati
alla storia umana, alla nostra civiltà, con le sue paure ed
insicurezze. Unico, vero filo conduttore di tutto il volume è
"Jenkins", forse il miglior personaggio
di tutta la bibliografia di Simak.
Jenkins è l'automa/maggiordomo devoto alla famiglia Webster.
Paradossalmente è proprio la creatura artificiale, l’uomo
meccanico ad assumere la funzione di memoria storica dell'umanità,
fino a diventare l'unico riferimento realmente umano del libro ed
il protagonista malinconico dell'ultimo racconto, Epilogo.
"Anni senza fine" è un opera di una poesia
assolutamente struggente, di un amore per
l’umanità totale, molto difficile da riscoprire in un’opera
di fantascienza. In quasi ogni pagina l’autore lascia trasparire
il profondo legame che lo unisce al suo paese, alla sua terra (intesi
come luogo di nascita), alle sue montagne. E la comunione altrettanto
profonda che lo unisce ai propri simili, che vede condannati senza
appello dall’aggressività della nostra specie, dalla
nostra incapacità, profondamente connaturata con il fatto di
essere soltanto degli uomini, di poter vivere in completa armonia
con la natura che ci circonda e con tutte le altre specie di esseri
viventi. Definitivamente un libro da leggere e rileggere. Un volume
da consigliare ai nostri "piccoli", perché
pensino attentamente a quello che stanno facendo, la prossima volta
che alzano uno dei loro piedini per distruggere un formicaio…
3. Clifford D. Simak.
"Benché questa cosa sia la meno importante. L’Uomo
ha un modo tutto particolare…
Un modo cattivo e deciso… Di affrontare le cose che gli
sbarrano la strada.
Non ha importanza di che cosa si tratti, l’Uomo saprà
sempre affrontarla nella maniera
più efficace, nella sua maniera.
Jenkins sospirò.
Che il Signore aiuti le ombre, si disse".
Clifford D. Simak, “City“ (1952)
Come al solito, ecco una breve scheda biografica dedicata all’autore:
Clifford Donald Simak nacque a Millville
(Wisconsin), il 3 Agosto 1904, da una famiglia
europea di origine ceca o boema (le fonti che ho consultato riportano
entrambe queste possibilità). L’autore trascorrerà
i suoi anni giovanili completamente immerso nei paesaggi agresti e
nelle atmosfere magiche di questi luoghi di campagna, molto lontani
dalla frenetica vita cittadina, metabolizzando quelle immagini ed
atmosfere che spesso ritroviamo perfettamente rappresentate nelle
ambientazioni e nei personaggi (ispirati alla gente semplice di campagna)
che caratterizzano molti dei suoi romanzi.
Fin da giovane manifesta una precisa vocazione professionale, quella
per il giornalismo; e giornalista Simak rimarrà
per il resto della sua esistenza, lasciando che la sua attività
di scrittore rimanga stranamente in secondo piano. Certo l’autore
sarebbe diventato uno dei personaggi più importanti, più
amati e ricordati della storia della narrativa d’anticipazione,
ma la sua fortunata carriera come scrittore di SF verrà sempre
considerata da Clifford D. Simak come un "divertissement"
capace certo di dare enormi soddisfazioni, ma niente di più.
Insomma, Simak era anche uno scrittore di SF ma con i piedi ben saldi
a terra!
Il 1929 è un'annata importante per il giovane autore: oltre
a ottenere suo primo lavoro, sposa Agnes Kuchenberg (13 aprile
1929), da cui avrebbe avuto i figli Scott e Shelley, e scopre
la fantascienza di Amazing Stories, la rivista alla
quale invierà, un paio d'anni dopo, il suo primo racconto "The
Cubes of Ganymede" che, rifiutato, non sarà mai più
pubblicato.
Simak frequentò la facoltà di giornalismo alla University
of Wisconsin ed in seguito lavorò per numerosi quotidiani
del Midwest, in particolare il Minneapolis Star and Tribune
(1939), pubblicazione a cui collaborerà per gran parte della
sua esistenza, fino al suo pensionamento, nel 1976; l’autore
venne anche nominato editore del Minneapolis Star nel 1949
e coordinatore del Minneapolis Tribune e del Science
Reading Series nel 1961.
I suoi primi tentativi di realizzare qualcosa nel campo della fantascienza,
come abbiamo visto, non hanno dato i risultati che Simak sperava.
L’esordio vero e proprio dello scrittore si avrà soltanto
nel
nel Dicembre 1931 su Science Wonder Stories
col racconto "World of the Red Sun", poi un lungo
periodo di silenzio (1933-1937) rotto soltanto dalla pubblicazione
de "The Creator" (Il Creatore) nel 1935
sulla rivista Marvel Tales, una storia notevole,
caratterizzata da implicazioni religiose che, per la SF dell’epoca,
rappresentava una vera e propria rarità.
Quando John W. Campbell Jr. iniziò la ricostruzione
del genere, nel 1937, Simak ritornò ad occuparsi di fantascienza
in modo regolare, come collaboratore di Astounding Science
Fiction (1938-1950), dove apparirà, nel 1944,
"Disertion" (Diserzione), primo episodio
della saga di City.
I suoi primi romanzi, come ad esempio Ingenieri Cosmici del
1939, seguivano quel sottogenere che all’interno della narrativa
d’anticipazione era stato definito della superscienza,
e che aveva visto in E.E. "Doc" Smith,
il suo esponente di maggior successo.
Ben presto, però, Simak avrebbe sviluppato uno stile estremamente
preciso e personale, che la critica contemporanea ha voluto definire
"gentile e pastorale"; il tipico
alieno dei libri del nostro autore se ne stà seduto sotto una
veranda, nell’America rurale più profonda, a bere birra
e discutere di scienza e filosofia con il protagonista della storia,
piuttosto che impegnarsi ad invadere il nostro pianeta.
Il suo romanzo più noto ed oggi universalmente riconosciuto
come "Il manifesto della moderna fantascienza"
è senza dubbio "Anni Senza Fine" (City),
una raccolta di otto racconti, scritti nell'arco di tempo compreso
tra il 1944 ed il 1952, a cui, nelle edizioni più recenti è
stato aggiunto un Epilogo, pubblicato nel 1972.
Particolari ed estremamente commoventi sono le ragioni della genesi
di quest'ultima parte del libro: nel 1971, dopo la scomparsa di John
W. Campbell Jr. ed in maniera del tutto estemporanea, alcuni
dei più noti scrittori di SF che in tanti anni ebbero modo
di conoscerlo e di collaborare con lui alla realizzazione della rivista
Astounding Stories, decisero di onorare
in qualche modo la carriera e la dedizione dell’amico scomparso.
Autori del calibro di Dickson, Anderson, Bester, Reynolds, Asimov,
lo stesso Simak e molti altri pezzi da 90 del mondo della SF
a stelle e strisce, iniziarono a preparare un volume nel
quale ciascuno di loro avrebbe pubblicato un racconto o un romanzo
breve.
Il libro avrebbe portato lo stesso titolo della gloriosa rivista diretta
per tanti anni da Campbell e ne sarebbe diventato l’ ultimo
numero, il suo "Canto del Cigno". In questa particolare
occasione, così carica di significati personali, Simak realizzò
Epilogo, esattamente a venti anni dalla pubblicazione della
prima edizione completa di "Anni senza fine"…
Durante la stesura di "City", l’autore pubblicò
anche un certo numero di storie di guerra e western, sempre per riviste
pulp dell’epoca, continuando poi a realizzare lavori di notevole
interesse nel campo della fantascienza per tutto il decennio 1950-1960.
Purtroppo la qualità dei suoi lavori più lunghi iniziò
a diminuire negli anni ’70, di pari passo con il deteriorarsi
delle sue condizioni di salute, anche se i suoi racconti brevi continuarono
a dimostrarsi opere di grande bellezza e poesia, accolti dagli appassionati
con grande affetto. Simak continuò, con l’aiuto di un
amico, a scrivere ed a pubblicare lavori di fantascienza (ed in seguito
di fantasy) per tutta la durata della sua vita.
Ricordiamo che l’autore ha vinto per tre volte
il Premio Hugo: nel 1959 col racconto "L'Aia
Grande" (The Big Front Yard), nel 1964 con lo stupendo
romanzo "La Casa dalle Finestre Nere" (Way Station)
e nel 1981 col racconto "La Grotta dei Cervi Danzanti"
(Grotto of the dancing Deer), che gli varrà anche
il premio Nebula. L’autore è stato insignito, nel 1997,
del prestigioso Gran Master dalla SFWA (Science Fiction & Fantasy
Writers of America) dopo Heinlein e Williamson.
"Anni Senza Fine" venne premiato nel 1953 con un
International Fantasy Award.
Lo scrittore è morto a Minneapolis, Minnesota, il 25
aprile 1988.
Tra gli altri suoi romanzi da segnalare troviamo "They Walked
Like Men" (Camminavano come noi) del 1962, "Why
Call Them Back From Heaven?" (Infinito) del 1967,
"Destiny Doll" (La Bambola del Destino)
del 1971, "Cemetery World" (I Giorni del Silenzio)
del 1973 ed "Project Pope" (Il Papa Definitivo)
del 1981 [una bibliografia più particolareggiata è
poco sotto, alla fine dell’articolo]. Abbiamo già
detto più volte che il libro più famoso di Clifford
Simak è sicuramente "Anni senza Fine" ma
esistono anche altri bellissimi lavori che non posso non consigliarvi
caldamente di leggere, quali "Way station" (Stazione
di Passaggio/La Casa dalle Finestre Nere) , conosciuto anche
come "Here Gather the Stars" (Qui si Raccolgono
le Stelle), dove incontriamo uno dei personaggi più
belli della SF mondiale, Enoch Wallace, un uomo
semplice al quale è stato affidato il compito di custodire
una stazione di passaggio usata da diverse specie extraterrestri (una
stazione dedicata al teletrasporto…).
Ed ancora abbiamo altre due opere che sento di dovervi ricordare,
"Time and Again" (Oltre l'invisibile)
del 1951 e "Ring Around the Sun" (Mondi senza
Fine) del 1954, indubbiamente piccoli tesori dell'età
d'oro della fantascienza.
Simak è un autore americano, ma la sua sensibilità,
il suo modo di scrivere e la sua poetica lo presentano
agli occhi dei lettori, di qualsiasi luogo e qualsiasi tempo, come
se fosse uno scrittore assolutamente europeo. I suoi romanzi ed in
maniera più profonda i suoi racconti, sono sempre profondamente
intrisi di poesia, di filosofia, si rivelano uno studio, pieno di
partecipazione e di empatia, della natura umana. Al pari
di altri grandi scrittori come Fritz Leiber o Ray Bradbury,
Clifford D. Simak ignora consapevolmente e sistematicamente
le implicazioni scientifiche o speculative della fantascienza, per
dedicarsi in modo completo ai propri personaggi, ai loro sentimenti,
al loro confrontarsi con una realtà che spesso si rivela più
grande di loro, investigando più volentieri sul loro universo
personale piuttosto che su quello che stà loro attorno.
Leggere i libri di Simak non è una cosa complicata, chiunque
può apprezzare lo stile e la poesia di questo autore, reagendo
magari in maniera diversa a seconda della stagione nella vita nella
quale la sia affronta. Una cosa, però, è fondamentale
da ricordare: non cercate nel suo lavoro romanzi avventurosi e movimentati,
non aspettatevi sorprendenti colpi di scena, perché scoprire
uno qualsiasi dei lavori di questo autore significa inoltrarsi in
una lettura tranquilla e pacata, quindi decidete di aprire
i suoi libri nel momento in cui vorrete apprezzare una narrazione
"soffice", che stimoli l'anima poetica, la fantasia
e forse anche la malinconia di chi legge.
Abbiamo già fatto notare che Simak decise di non diventare
uno scrittore professionista, continuando per tutta la vita la sua
carriera di giornalista. Probabilmente per questo che la sua produzione
narrativa non è enorme. Chi vuole approfondire le tematiche
sviluppate da questo autore farà bene a procurarsi almeno un
altro paio di romanzi, che vale senz'altro la pena di leggere: "Time
is the Simplest Thing" (Pescatore di Stelle) del
1961 e "The Goblin Reservation" (Tempo senza
Tempo) del 1968. Quest’ultimo volume in particolare presenta
una curiosità molto nota fra i "bibliografi": il
nome dell'autore compare come Clifford Dante
Simak con un'improbabile secondo nome italiano (come abbiamo
visto all'inizio, la "D" corrisponde a Donald).
Infine un’ultima nota: una parte importante della produzione
di Simak sono senz'altro i racconti. Purtroppo sono state pubblicate
pochissime raccolte della produzione breve di questo autore nel nostro
paese, e la maggior parte di loro è praticamente introvabile
se non sulle bancarelle dell’usato. Quindi, se vi capita di
incocciare in una delle sue antologie, non lasciatevi scappare l’occasione
di leggere alcuni dei suoi bellissimi racconti!
Bibliografia di Clifford D. Simak (di seguito
i titoli italiani delle opere):
The Creator (1935 prima pubblicazione rilegata nel 1946) - Il
Creatore.
Cosmic Engineers (1939, prima pubblicazione rilegata nel
1950) - Ingegneri Cosmici.
Empire (1951) – Impero.
Time and Again (1951) - Oltre l’Invisibile.
City (1952, Epilogo aggiunto nell'edizione del 1972)
- Anni Senza Fine.
Ring Around the Sun (1954) - Mondi Senza Fine.
Time is the Simplest Thing (1961) - Il Labirinto del
Cosmo/Pescatore di Stelle.
The Trouble With Tycho (1961) - All'Ombra di Tycho.
They Walked Like Men (1962) - Camminavano Come Noi.
Way Station (1963) - Qui si Raccolgono le Stelle/La Casa
della Finestre Nere.
All Flesh Is Grass (1965) - Il Villaggio dei Fiori Purpurei.
Why Call Them Back From Heaven? (1967) – Infinito.
The Werewolf Principle (1967) - L'Ospite del Senatore
Horton.
The Goblin Reservation (1968) - Tempo Senza Tempo.
Out of Their Minds (1970) - L'Immaginazione al Potere.
Destiny Doll (1971) - La Bambola del Destino.
A Choice of Gods (1972) - La Scelta degli Dei.
Cemetery World (1973) - I Giorni del Silenzio.
Our Children's Children (1974) - Fuga dal Futuro.
Enchanted Pilgrimage (1975) - Pellegrinaggio vietato.
Shakespeare's Planet (1976) - Il Pianeta Shakespeare.
A Heritage of Stars (1977) - Eredità di Stelle.
The Fellowship of the Talisman (1978) - La Compagnia
del Talismano.
Mastodonia (1978) – Mastodonia.
The Visitors (1980) - I Visitatori.
Project Pope (1981) - Il Papa Definitivo.
Special Deliverance (1982) - Il Cubo Azzurro.
Highway of Eternity (1986) [conosciuto anche come Highway
to Eternity]] - La Strada dell'Eternità.
Antologie:
Strangers in the Universe (1956) - Stranieri nell'universo.
Gli extraterrestri (1969).
Worlds Without End (1964) - La Macchina dei Sogni.
Skirmish (1977) - Sette ombre azzurre.
The Best of Clifford Simak (1975) - Eternità Perduta.
Alieni e no (1989).
Riferimenti bibliografici sull’autore:
Pagina
della Wikipedia [in italiano] dedicata all’autore
Pagina
della Wikipedia [in italiano] dedicata all’opera
-
Pagina
della Wikipedia [inglese] dedicata all’autore -
Pagina
della Wikipedia [inglese] dedicata all’opera -
Conoscere
Clifford D. Simak - Delos n. 34 -
Clifford
D. Simak - Gli antenati della SF
Pace profonda nell’onda che corre.
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