ANNI SENZA FINE (City)
Clifford D. Simak

di
Daniele "Nemo" Volpi



Clifford Donald Simak
ovvero
"Un poeta/filosofo della fantascienza".
 
Anni Senza Fine (City [Usa,1953] Composto da otto racconti originali scritti tra il 1944 e il 1951, raccolti in un unico volume nel 1952, a cui si aggiungerà il breve "Epilogo" nel 1972 )
Biblioteca Cosmo n. 3 - Editrice Nord 2005
Traduzione di Ugo Malaguti
Reperibile anche nelle edizioni:
Urania n. 18 - 20 Giugno 1953
Urania n. 333bis - Maggio 1964
Oscar Fantascienza Mondadori, n. 688 1978
I Massimi della Fantascienza, Mondadori 1984
Urania Classici n. 182 - Maggio 1992
I Libri di Urania n. 2 - Dicembre 1992

"Che cos’è un Uomo?" chiedono.
Oppure: "Che cos’è una Città?"
O anche: "Cos’è una Guerra?"
Non esiste una risposta precisa a nessuna di queste domande.
Clifford D. Simak, “City“ (1952)

"…Che cos’è un uomo?... "
Vi è mai capitato di leggere un libro, di un genere qualsiasi, e di scoprire nel volume una storia completamente diversa da quella che vi aspettavate di trovare? Facciamo un esempio, pigliando un romanzo di fantascienza a caso: probabilmente già pregustate di trovarvi immersi in viaggi spaziali, imperi stellari, funamboliche avventure di eroi senza paura.
Allora vi mettete a leggere già assaporando quale sottile piacere…
Ma, cosa succede? In questo volume, di avventure eclatanti, di viaggi nello spazio profondo, di guerre interplanetarie fra imperi stellari proprio non c’è traccia! O quasi…
Mannaggia, l’autore ha riempito pagine e pagine con una storia assurda di cani parlanti diventati intelligenti, che vorrebbero sapere cosa sia mai quella creatura mitologica che le leggende chiamano "Uomo", di mutanti incarogniti e fetenti (chissà perché, nella maggior parte dei romanzi di SF i mutanti sono sempre tanto incarogniti e fetenti…) e dell’umanità del futuro, pronta a partire per raggiungere un nuovo paradiso sul pianeta Giove, delle formiche diventate stranamente intelligenti, e decisamente feroci, e della loro guerra contro i Cani e contro gli ultimi Uomini rimasti ancora saldamente legati al nostro pianeta di origine.
"…Che cos’è una Città?..."
E poi cos’altro? Ah, si! Che il personaggio principale della storia è un androide di nome Jenkins, torturato dal ricordo della famiglia per cui lavorava come maggiordomo, secoli e secoli prima.
Ebbene, "Anni Senza Fine" di Clifford D. Simak è un libro di questo tipo. Pensi di avere fra le mani la solita storia di SF e poi il racconto ti si rivela per quello che è veramente, una saga lunga 20.000 anni, un racconto che vede l’umanità arrivare veramente là dove nessun uomo è mai giunto prima, lasciando il nostro pianeta in eredità ad amici affettuosi, incapaci alla loro maniera di dimenticarsi di noi…
E l’Uomo diventa il mito, trasfigura in una creatura superiore che gli adulti descrivono ai cuccioli, nelle lunghe serate d’inverno davanti al fuoco, catturando la loro attenzione, con il racconto di quando l’Uomo ancora abitava la Terra, costruiva Città e scatenava terribili Guerre...
"…Che cos’è una Guerra?..."
Se non avete paura di conoscere il possibile futuro della nostra razza, venite con me e con Simak nel viaggio più incredibile e poetico che l’umanità potrebbe mai intraprendere…

1. Io Sono Leggenda.

"Il momento non verrà che tra migliaia e migliaia di anni – spiegò Grant – Voi avrete il tempo di prepararvi.
Ma dovete sapere. Dovete diffondere la parola. Non dovete, non potete dimenticare".
"- Io lo so, adesso – affermò Nathaniel – e noi cani lo diremo ai cuccioli, e i cuccioli lo diranno ai loro cuccioli".
"- È proprio così – confermò Grant".
Clifford D. Simak, “City“ (1952)

La storia, suddivisa in otto parti (che diventano nove considerando il successivo "Epilogo"), descrive ad un ipotetico lettore i racconti orali che i Cani del futuro si tramandano di generazione in generazione e che rappresentano il corpus della loro principale mitologia. Interprete principale dei racconti è l’Uomo, una creatura sconosciuta e misteriosa, che gli animali ricordano con tristezza e nostalgia, anche se ormai le tracce di questo essere si perdono nella notte dei tempi. Dal momento che per i Cani non è possibile fornire risposte certe agli interrogativi suscitati dall’ascolto di queste antiche leggende, sono in molti fra i loro studiosi a ritenere che si tratti solo di racconti, di fantasie, di storie inventate in un passato talmente lontano, remoto, per cui anche il loro simbolismo è divenuto alieno e misterioso.
Il volume che raccoglie i nove racconti viene strutturato come se ci trovassimo davanti un testo accademico, con i vari capitoli legati fra loro ed analizzati da un "anonimo" curatore che, di volta in volta, introduce i diversi racconti, li spiega nell’ottica della mitologia "canina" e fornisce le varie interpretazioni che, attraverso i millenni, i più famosi ricercatori delle razza dei Cani (come Salta e Vagabondo…) hanno fornito su ciascun elemento che li compone. Infatti, durante la millenaria storia dei Cani, i migliori amici dell’uomo non hanno mai smesso neppure un momento di analizzare, spiegare, studiare le vecchie leggende che avevano come soggetto proprio l’umanità…
Ad accompagnare lievemente il lettore per tutta la narrazione troviamo il robot Jenkins, unica creatura vivente, se mi concedete l’espressione, che conosce davvero tutta la verità perché era già lì, sulla Terra, quando gli uomini ancora la popolavano e degli uomini, della famiglia Webster, conserva inalterato il ricordo…
Ne "La Città", seguendo il racconto dei fatti di un passato incredibilmente lontano, arriviamo a scoprire che il mondo, per come lo conosciamo noi, era improvvisamente cambiato: l’umanità aveva sviluppato un sistema di trasporti estremamente rapido ed avanzato.
Per questo aveva deciso di trasferirsi dalle sovraffollate città alla più tranquilla campagna, dove le culture idroponiche e la possibilità di produrre energia a basso costo avevano di fatto reso le diverse, piccole comunità completamente autosufficienti (Teletrasporto, Replicatori, Generatori di Microfusione… Io, queste cose le ho già sentite da qualche parte…).
Se all’inizio la necessità che aveva spinto gli uomini a disperdersi in una moltitudine di centri rurali minori era la paura di un possibile olocausto nucleare, in seguito il genere umano aveva imparato ad apprezzare questo nuovo stile di vita, più tranquillo, più semplice e veramente a misura d’uomo.
I racconti si concentrano principalmente sulla famiglia degli Webster e sulla figura del loro robot, Jenkins; durante lo svolgersi della narrazione il nome "Webster" verrà gradualmente trasformato in "webster", un neologismo con cui viene indicato l’intero genere umano.
Le storie successive ci mostrano il lento declino della società urbana ed il progressivo abbandono delle città, mentre ciascuna famiglia rimane sempre più isolata. Ne "Il Formicaio" uno dei discendenti della famiglia Webster, Jerome il chirurgo, lascerà che la sua agorafobia gli impedisca di correre in aiuto del filosofo marziano Juwain, e la sua morte condannerà il genere umano a fare a meno delle innovative teorie che il nostro vicino di casa aveva quasi terminato di elaborare, impedendo alla nostra razza di fare un enorme salto cognitivo in avanti. "Censimento" ci racconta degli esperimenti di Bruce Webster che, attraverso le trasformazioni permesse dalla chirurgia e dalla ricerca scientifica, da la possibilità ai cani di parlare e di vedere meglio, accelerando la loro evoluzione. Intanto lo sfaldamento della civiltà umana consente ai nuovi geni mutanti di crescere e svilupparsi senza nessun controllo; uno di questi, chiamato Joe trova il modo di evitare che le Formiche vadano in letargo e grazie a questo insperato aiuto gli insetti sviluppano nei loro Formicai una vera e propria civiltà industriale. Ma Joe, stanco di continuare a seguire quello che per lui era soltanto un nuovo passatempo, cerca addirittura di distruggere questa nuova civiltà che egli stesso aveva contribuito a far nascere.
Purtroppo, per il genere umano, le Formiche sembrano non risentire del tentativo di mettere fine alla loro nuova civiltà, e ben presto scopriremo che il progetto del mutante si è sviluppato in modo autonomo, mentre la civiltà delle formiche è diventata ancora più grande ed industrializzata.
In uno dei racconti successivi, "Diserzione", la storia si trasferisce all’interno di una stazione di ricerca, sulla superficie di Giove. Simak ha un’idea completamente differente del pianeta che oggi conosciamo come un gigante gassoso; per l’autore il quinto abitante del nostro sistema solare è un inferno gelato, spazzato continuamente da venti corrosivi, dove soltanto l’utilizzo di una avanzata tecnologia consente alla stazione ed a i suoi occupanti di sopravvivere alle terribili condizioni esterne. Il capo della spedizione, Kent Fowler, accompagnato da Towser, un anziano ed adorabile cagnaccio, sempre stanco e perseguitato dalle pulci, ha una bella gatta da pelare…  Sulla stazione si verifica un misterioso problema che sembra non avere una soluzione: gli uomini geneticamente modificati, trasformati nelle forme autoctone di Giove, i Rimbalzanti, per poter resistere alle condizioni estreme che si trovano sulla superficie del pianeta, lasciano la stazione per raccogliere nuovi dati e regolarmente non fanno più ritorno. Per poter dare una risposta al mistero lo scienziato non trova alternativa se non sottoporre se stesso ed il proprio cane ad un processo di mutazione che li trasformerà in creature molto simili ad enormi foche, in grado di sopravvivere sulla superficie di Giove. Nel momento in cui i due lasciano la stazione scoprono che, grazie alla loro nuova forma, il pianeta si è trasformato in un paradiso.
Ed ora Towser non soltanto non si deve più rammaricare della sua età e delle pulci, ma si scopre anche in grado di comunicare telepaticamente con il proprio padrone!
I due, come avevano già fatto i precedenti ricercatori, decidono di non ritornare più alla stazione, se non per comunicare all’intera umanità ciò che hanno scoperto. Ma come riuscire nell’impresa di mostrare all’uomo come si presenta Giove, una volta che la trasformazione ha mutato anche i sensi del soggetto, cambiandoli in una forma completamente aliena alla nostra razza? Sembrerebbe impossibile, ma ecco riapparire Joe, che nel racconto "Paradiso", sembra in grado di far condividere il significato dei pensieri di un singolo essere fra varie persone, utilizzando un aggeggio simile ad un caleidoscopio. Utilizzando quello che sembra un innocuo giocattolo, Joe riuscirà a trasferire le immagini che arrivano direttamente dalla mente dei ricercatori geneticamente mutati a tutti gli uomini che, una volta scoperta le vera essenza di Giove, decideranno di lasciare in massa il nostro vecchio pianeta, rinunciando alla propria umanità, e trasformarsi per rimanere sul nuovo paradiso. La visione dell’apocalisse per Simak è qualcosa di particolare: non parliamo di qualcosa di catastrofico, ma semplicemente di una questione di isolamento. L’umanità descritta dall’autore rimane semplicemente tanto isolata da se stessa che improvvisamente si spegne
"Passatempi" potrebbe sembrare il più innocuo dei vari racconti, ma se lo leggerete con grande attenzione riuscirete a scoprire quanto agghiacciante sia il destino dei pochi uomini rimasti sulla Terra. Impegnati costantemente in attività inutili, che nessuno è più in grado di apprezzare, spesso alienati e costretti al sonno criogenico per non impazzire definitivamente, gli ultimi uomini (sono soltanto cinquemila, quelli rimasti) hanno quasi dimenticato l’esistenza dei Cani, degli androidi e dei Mutanti, che si sono ritirati dentro i loro misteriosi castelli, occupati in misteriose attività…
Ancora una volta è un Webster, Jon, a rispondere al richiamo della storia e del cuore, a tornare alla vecchia casa dove millenni prima era nata la sua famiglia ed a decidere di isolare dentro il perimetro di Ginevra il resto dell’umanità, per consentire ai Cani di sviluppare la loro civiltà autonomamente, lontani dal pericolo di una interferenza diretta da parte dell’uomo…
Settemila anni avanti nel futuro, Jenkins si vede fornire dai Cani un nuovo corpo sintetico, così da poter servire meglio i pochi "websters" rimasti sulla Terra, quelli che non si trovavano a Ginevra quando la città è stata sigillata per sempre e che ora aiutano l’androide nella sua opera di "buon pastore" per ogni creatura vivente che vive sul nostro pianeta, un pianeta dove la violenza, la sopraffazione e la guerra sembrano essere state dimenticate, come se fossero caratteristiche connaturate direttamente alla natura umana (nel racconto "Esopo"…).
A questo punto una creatura aliena proveniente da una delle terre adiacenti alla nostra, una mostruosità tentacolata che i Cani hanno da sempre chiamato "le Ombre" (in originale un Cobbly), appare portando la morte fra le creature che vivono accanto alla casa degli Webster.
Prima che l’Ombra riesca a lasciare la nostra dimensione, le nuove capacità telepatiche che Jenkins ha ottenuto insieme al nuovo corpo sintetico, gli consentono di sondare la mente dell’alieno, e di riuscire a scoprire in che modo la creatura è in grado di spostarsi da un mondo all’altro.
L’androide ha preso coscienza di un fatto molto importante: l’umanità che fino ad ora ha servito non potrà mai coesistere tranquillamente con i Cani e gli altri animali, che ora sono diventati intelligenti e pacifici; per questo motivo decide di utilizzare le informazioni sottratte al Cobbly per trasferire il resto dell’umanità su una delle Terre alternative, da cui l’Uomo partirà, ben cinquemila anni più tardi, lasciando ancora una volta Jenkins solo.
Ne "Il Modo Semplice", l’androide fa ritorno sulla Terra, cinquemila anni dopo aver portato gli ultimi webster lontano dal loro mondo, per trovare i Cani impegnati a fronteggiare l’avanzata inarrestabile del Formicaio che minaccia di ricoprire l’intero pianeta.
Jenkins raggiunge allora Ginevra, dove un piccolo gruppo di umani ancora sopravvive, addormentati in animazione sospesa. L’androide si rivolge ad uno dei suoi antichi padroni, proprio il Jon Webster che abbiamo già conosciuto in Passatempi, perché gli riveli il modo efficace per affrontare il pericolo che incombe su di loro. La risposta è tipicamente, e terribilmente, umana: esche avvelenate in quantità sufficiente da sterminare totalmente tutti gli insetti, ma non prima che le operaie abbiano trasportato i loro bocconi-trappola all’interno della colonia, fino alle camere della regina…
Jenkins rimane molto addolorato perché si rende conto che i Cani non accetteranno mai come unica soluzione lo sterminio completo di una razza vivente, fosse anche quella delle Formiche. Per questo motivo, l’androide decide di mentire ai cani, affermando che gli "websters" non hanno trovato una soluzione efficace per il loro problema. Così a Jenkins non rimane che convincere i Cani a lasciare la Terra per uno degli altri mondi a loro disposizione…

[I racconti che troviamo alla base di "City" sono stati scritti dopo la Seconda Guerra Mondiale e riflettono la percezione dell’animo umano da parte di Simak; questi era profondamente convinto che l’uomo, inteso come razza, fosse in realtà assolutamente incapace di convivere pacificamente con tutte le creature che lo circondano. Tutto il racconto viene così attraversato da una particolare idea dell’autore che concepisce i propri simili come profondamente segnati da una innata aggressività, convinto di far parte di una razza assolutamente incapace di gestire e di superare le pulsioni distruttive più profonde].

L’ultimo racconto della saga, "Epilogo", arriverà soltanto molti anni dopo, ma non sembra che le cose siano migliorate, nell’universo creato da Simak. L’atmosfera di questo racconto è molto particolare, tutto sembra ricondurre la narrazione ad un senso opprimente di morte, di malinconica tristezza.
Jenkins si trova sulla Terra, nella vecchia casa degli Webster, circondata da ogni parte dall’Formicaio che i piccoli insetti hanno costruito su tutto il pianeta (risparmiando stranamente la casa dell’antica famiglia umana). L’androide realizza, poco prima di imbarcarsi su di una nave spaziale che lo porterà sul mondo dei robot, presso una nuova civiltà fatta di sole macchine capaci addirittura di raggiungere le stelle, che la razza delle Formiche è scomparsa. Mentre le mura che si elevano intorno all’antica casa di campagna dei suoi padroni crollano rovinosamente, Jenkins riesce a vedere soltanto una infinita successione di sculture tutte identiche che sovrastano le strutture interne del formicaio: un piede umano (quello del mutante pazzo Joe), che si abbatte sulle tane delle formiche…

2. Alieni sull’aia grande.

"I cani si sarebbero seduti in circolo di sera, finitoil lavoro della giornata
ed avrebbero parlato dell’Uomo. Avrebbero dipanato l’antica, antichissima storia e avrebbero narrato
le antiche, antichissime leggende, e l’Uomo sarebbe stato un Dio.
Ed era meglio così.
Un Dio non può fare del male".
Clifford D. Simak, “City“ (1952)

La produzione di Clifford Simak può essere suddivisa in tre momenti principali: gli esordi, l'età dell'oro, il successo, dove l'età dell'oro dell’autore ha coinciso con l'età dell'oro della fantascienza, ed i libri scritti in quel periodo vengono considerati assolutamente imperdibili. Mi riferisco all’intervallo di tempo che va da "Time and Again" (Oltre l’Invisibile, 1951) a "Out of Their Minds" (L'Immaginazione al Potere, 1970), anche se ho sempre apprezzato un lavoro più tardo, d’impostazione più fantasy come "Enchanted Pilgrimage" (Pellegrinaggio vietato, 1975).
Fra i prodotti successivi, anche se di buona qualità, non riusciremo più a trovare opere capaci di entrare di diritto nella ristretta cerchia di quei libri che vengono definiti, a giusta ragione, capolavori nella storia della fantascienza.
Le storie di Clifford D. Simak spesso ripetono alcune idee ed elementi di base: innanzitutto si svolgono nelle campagne del Wisconsin, oppure in luoghi e situazioni che lo ricordano da molto vicino.
I personaggi principali delle sue storie si assomigliano tutti, l’esempio migliore è l’Hiram Taine, il protagonista di "The Big Front Yard" (L’Aia Grande), mentre il cane di Hiram "Towser" (o qualche volta ribattezzato "Bowser") è un altro dei suoi marchi di fabbrica, che ricompare ciclicamente nella sua produzione letteraria. Un’altra delle idee cardine della produzione di Simak è quella che non esista realmente un tempo passato dove un ipotetico viaggiatore temporale possa recarsi.
L’autore preferisce ipotizzare che il nostro mondo si muova attraverso un flusso temporale e spostarsi in un altro punto del tempo significhi, in realtà, muoversi in un altro mondo, contemporaneamente, in una differente Terra, che si trova in un altro punto del tempo ben preciso. (un idea che ricalca molto da vicino la teoria del multiverso di cui vi ho parlato qualche tempo fa - STIM 87, Gennaio 2007: "Specchi, Gatti & Mondi Paralleli"-) In questo modo, durante la narrazione di "Anni senza fine", i Cani intelligenti ed alcuni fra i superstiti dell’umanità riescono a sopravvivere alle Formiche trasferendosi in un altro Terra, fra le infinite che si trovano nel flusso temporale. Nel romanzo "Mondi Senza Fine" (Ring Around the Sun, 1954) gli uomini dotati di poteri paranormali riescono a sfuggire alla persecuzione iniziata contro di loro dall’umanità per così dire "normale" trasferendosi su di una delle infinite Terre che contemporaneamente orbitano attorno al sole, occupando i vari piani del flusso temporale e che, se potessero essere viste tutte contemporaneamente, formerebbero un anello attorno alla nostra stella, l’idea da cui da cui è stato ricavato il titolo originale dell’opera…
In "Time is the Simplest Thing" (Il Labirinto del Cosmo, 1961) un uomo dotato di capacità paranormali riesce a fuggire ad un criminale che lo insegue, muovendosi indietro nel tempo, finendo per scoprire che il passato è un luogo dove non esistono creature viventi e che gli oggetti inanimati sono soltanto dei pallidi fantasmi…
In definitiva "Anni senza fine" ci racconta l'epopea della famiglia "Webster" che rappresenta in fondo la speranza di crescita futura per l’umanità; dai giorni nostri, attraverso innumerevoli secoli, le razze che vivono la terra finiranno con il subire trasformazioni e mutazioni, con il trasformarsi e lo scomparire, mentre nuove civiltà si affacciano sulla scena del nostro mondo, via via che la Terra passa da una caduta alla successiva rinascita. Il libro diventa un sottile strumento, un duttile grimaldello con cui l’autore raggiunge e porta alla luce del sole paure ed insicurezze della realtà del suo tempo. Il racconto è colmo di una delicata simbologia, di riferimenti profondamente collegati alla storia umana, alla nostra civiltà, con le sue paure ed insicurezze. Unico, vero filo conduttore di tutto il volume è "Jenkins", forse il miglior personaggio di tutta la bibliografia di Simak.
Jenkins è l'automa/maggiordomo devoto alla famiglia Webster. Paradossalmente è proprio la creatura artificiale, l’uomo meccanico ad assumere la funzione di memoria storica dell'umanità, fino a diventare l'unico riferimento realmente umano del libro ed il protagonista malinconico dell'ultimo racconto, Epilogo. "Anni senza fine" è un opera di una poesia assolutamente struggente, di un amore per l’umanità totale, molto difficile da riscoprire in un’opera di fantascienza. In quasi ogni pagina l’autore lascia trasparire il profondo legame che lo unisce al suo paese, alla sua terra (intesi come luogo di nascita), alle sue montagne. E la comunione altrettanto profonda che lo unisce ai propri simili, che vede condannati senza appello dall’aggressività della nostra specie, dalla nostra incapacità, profondamente connaturata con il fatto di essere soltanto degli uomini, di poter vivere in completa armonia con la natura che ci circonda e con tutte le altre specie di esseri viventi. Definitivamente un libro da leggere e rileggere. Un volume da consigliare ai nostri "piccoli", perché pensino attentamente a quello che stanno facendo, la prossima volta che alzano uno dei loro piedini per distruggere un formicaio…

3. Clifford D. Simak.

"Benché questa cosa sia la meno importante. L’Uomo ha un modo tutto particolare…
Un modo cattivo e deciso… Di affrontare le cose che gli sbarrano la strada.
Non ha importanza di che cosa si tratti, l’Uomo saprà sempre affrontarla nella maniera
più efficace, nella sua maniera.
Jenkins sospirò.
Che il Signore aiuti le ombre, si disse".
Clifford D. Simak, “City“ (1952)

Come al solito, ecco una breve scheda biografica dedicata all’autore:
Clifford Donald Simak nacque a Millville (Wisconsin), il 3 Agosto 1904, da una famiglia europea di origine ceca o boema (le fonti che ho consultato riportano entrambe queste possibilità). L’autore trascorrerà i suoi anni giovanili completamente immerso nei paesaggi agresti e nelle atmosfere magiche di questi luoghi di campagna, molto lontani dalla frenetica vita cittadina, metabolizzando quelle immagini ed atmosfere che spesso ritroviamo perfettamente rappresentate nelle ambientazioni e nei personaggi (ispirati alla gente semplice di campagna) che caratterizzano molti dei suoi romanzi.
Fin da giovane manifesta una precisa vocazione professionale, quella per il giornalismo; e giornalista Simak rimarrà per il resto della sua esistenza, lasciando che la sua attività di scrittore rimanga stranamente in secondo piano. Certo l’autore sarebbe diventato uno dei personaggi più importanti, più amati e ricordati della storia della narrativa d’anticipazione, ma la sua fortunata carriera come scrittore di SF verrà sempre considerata da Clifford D. Simak come un "divertissement" capace certo di dare enormi soddisfazioni, ma niente di più.
Insomma, Simak era anche uno scrittore di SF ma con i piedi ben saldi a terra!
Il 1929 è un'annata importante per il giovane autore: oltre a ottenere suo primo lavoro, sposa Agnes Kuchenberg (13 aprile 1929), da cui avrebbe avuto i figli Scott e Shelley, e scopre la fantascienza di Amazing Stories, la rivista alla quale invierà, un paio d'anni dopo, il suo primo racconto "The Cubes of Ganymede" che, rifiutato, non sarà mai più pubblicato.
Simak frequentò la facoltà di giornalismo alla University of Wisconsin ed in seguito lavorò per numerosi quotidiani del Midwest, in particolare il Minneapolis Star and Tribune (1939), pubblicazione a cui collaborerà per gran parte della sua esistenza, fino al suo pensionamento, nel 1976; l’autore venne anche nominato editore del Minneapolis Star nel 1949 e coordinatore del Minneapolis Tribune e del Science Reading Series nel 1961.
I suoi primi tentativi di realizzare qualcosa nel campo della fantascienza, come abbiamo visto, non hanno dato i risultati che Simak sperava. L’esordio vero e proprio dello scrittore si avrà soltanto nel
nel Dicembre 1931 su Science Wonder Stories col racconto "World of the Red Sun", poi un lungo periodo di silenzio (1933-1937) rotto soltanto dalla pubblicazione de "The Creator" (Il Creatore) nel 1935 sulla rivista Marvel Tales, una storia notevole, caratterizzata da implicazioni religiose che, per la SF dell’epoca, rappresentava una vera e propria rarità.
Quando John W. Campbell Jr. iniziò la ricostruzione del genere, nel 1937, Simak ritornò ad occuparsi di fantascienza in modo regolare, come collaboratore di Astounding Science Fiction (1938-1950), dove apparirà, nel 1944, "Disertion" (Diserzione), primo episodio della saga di City.
I suoi primi romanzi, come ad esempio Ingenieri Cosmici del 1939, seguivano quel sottogenere che all’interno della narrativa d’anticipazione era stato definito della superscienza, e che aveva visto in E.E. "Doc" Smith, il suo esponente di maggior successo.
Ben presto, però, Simak avrebbe sviluppato uno stile estremamente preciso e personale, che la critica contemporanea ha voluto definire "gentile e pastorale"; il tipico alieno dei libri del nostro autore se ne stà seduto sotto una veranda, nell’America rurale più profonda, a bere birra e discutere di scienza e filosofia con il protagonista della storia, piuttosto che impegnarsi ad invadere il nostro pianeta.
Il suo romanzo più noto ed oggi universalmente riconosciuto come "Il manifesto della moderna fantascienza" è senza dubbio "Anni Senza Fine" (City), una raccolta di otto racconti, scritti nell'arco di tempo compreso tra il 1944 ed il 1952, a cui, nelle edizioni più recenti è stato aggiunto un Epilogo, pubblicato nel 1972.

Particolari ed estremamente commoventi sono le ragioni della genesi di quest'ultima parte del libro: nel 1971, dopo la scomparsa di John W. Campbell Jr. ed in maniera del tutto estemporanea, alcuni dei più noti scrittori di SF che in tanti anni ebbero modo di conoscerlo e di collaborare con lui alla realizzazione della rivista Astounding Stories, decisero di onorare in qualche modo la carriera e la dedizione dell’amico scomparso. Autori del calibro di Dickson, Anderson, Bester, Reynolds, Asimov, lo stesso Simak e molti altri pezzi da 90 del mondo della SF a stelle e strisce, iniziarono a preparare un volume nel quale ciascuno di loro avrebbe pubblicato un racconto o un romanzo breve.
Il libro avrebbe portato lo stesso titolo della gloriosa rivista diretta per tanti anni da Campbell e ne sarebbe diventato l’ ultimo numero, il suo "Canto del Cigno". In questa particolare occasione, così carica di significati personali, Simak realizzò Epilogo, esattamente a venti anni dalla pubblicazione della prima edizione completa  di "Anni senza fine"…

Durante la stesura di "City", l’autore pubblicò anche un certo numero di storie di guerra e western, sempre per riviste pulp dell’epoca, continuando poi a realizzare lavori di notevole interesse nel campo della fantascienza per tutto il decennio 1950-1960. Purtroppo la qualità dei suoi lavori più lunghi iniziò a diminuire negli anni ’70, di pari passo con il deteriorarsi delle sue condizioni di salute, anche se i suoi racconti brevi continuarono a dimostrarsi opere di grande bellezza e poesia, accolti dagli appassionati con grande affetto. Simak continuò, con l’aiuto di un amico, a scrivere ed a pubblicare lavori di fantascienza (ed in seguito di fantasy) per tutta la durata della sua vita.
Ricordiamo che l’autore ha vinto per tre volte il Premio Hugo: nel 1959 col racconto "L'Aia Grande" (The Big Front Yard), nel 1964 con lo stupendo romanzo "La Casa dalle Finestre Nere" (Way Station) e nel 1981 col racconto "La Grotta dei Cervi Danzanti" (Grotto of the dancing Deer), che gli varrà anche il premio Nebula. L’autore è stato insignito, nel 1997, del prestigioso Gran Master dalla SFWA (Science Fiction & Fantasy Writers of America) dopo Heinlein e Williamson.
"Anni Senza Fine" venne premiato nel 1953 con un International Fantasy Award.
Lo scrittore è morto a Minneapolis, Minnesota, il 25 aprile 1988.
Tra gli altri suoi romanzi da segnalare troviamo "They Walked Like Men" (Camminavano come noi) del 1962, "Why Call Them Back From Heaven?" (Infinito) del 1967, "Destiny Doll" (La Bambola del Destino) del 1971, "Cemetery World" (I Giorni del Silenzio) del 1973 ed "Project Pope" (Il Papa Definitivo) del 1981 [una bibliografia più particolareggiata è poco sotto, alla fine dell’articolo]. Abbiamo già detto più volte che il libro più famoso di Clifford Simak è sicuramente "Anni senza Fine" ma esistono anche altri bellissimi lavori che non posso non consigliarvi caldamente di leggere, quali "Way station" (Stazione di Passaggio/La Casa dalle Finestre Nere) , conosciuto anche come "Here Gather the Stars" (Qui si Raccolgono le Stelle), dove incontriamo uno dei personaggi più belli della SF mondiale, Enoch Wallace, un uomo semplice al quale è stato affidato il compito di custodire una stazione di passaggio usata da diverse specie extraterrestri (una stazione dedicata al teletrasporto…).
Ed ancora abbiamo altre due opere che sento di dovervi ricordare, "Time and Again" (Oltre l'invisibile) del 1951 e "Ring Around the Sun" (Mondi senza Fine) del 1954, indubbiamente piccoli tesori dell'età d'oro della fantascienza.
Simak è un autore americano, ma la sua sensibilità, il suo modo di scrivere e la sua poetica lo presentano agli occhi dei lettori, di qualsiasi luogo e qualsiasi tempo, come se fosse uno scrittore assolutamente europeo. I suoi romanzi ed in maniera più profonda i suoi racconti, sono sempre profondamente intrisi di poesia, di filosofia, si rivelano uno studio, pieno di partecipazione e di empatia, della natura umana. Al pari di altri grandi scrittori come Fritz Leiber o Ray Bradbury, Clifford D. Simak ignora consapevolmente e sistematicamente le implicazioni scientifiche o speculative della fantascienza, per dedicarsi in modo completo ai propri personaggi, ai loro sentimenti, al loro confrontarsi con una realtà che spesso si rivela più grande di loro, investigando più volentieri sul loro universo personale piuttosto che su quello che stà loro attorno.
Leggere i libri di Simak non è una cosa complicata, chiunque può apprezzare lo stile e la poesia di questo autore, reagendo magari in maniera diversa a seconda della stagione nella vita nella quale la sia affronta. Una cosa, però, è fondamentale da ricordare: non cercate nel suo lavoro romanzi avventurosi e movimentati, non aspettatevi sorprendenti colpi di scena, perché scoprire uno qualsiasi dei lavori di questo autore significa inoltrarsi in una lettura tranquilla e pacata, quindi decidete di aprire i suoi libri nel momento in cui vorrete apprezzare una narrazione "soffice", che stimoli l'anima poetica, la fantasia e forse anche la malinconia di chi legge.
Abbiamo già fatto notare che Simak decise di non diventare uno scrittore professionista, continuando per tutta la vita la sua carriera di giornalista. Probabilmente per questo che la sua produzione narrativa non è enorme. Chi vuole approfondire le tematiche sviluppate da questo autore farà bene a procurarsi almeno un altro paio di romanzi, che vale senz'altro la pena di leggere: "Time is the Simplest Thing" (Pescatore di Stelle) del 1961 e "The Goblin Reservation" (Tempo senza Tempo) del 1968. Quest’ultimo volume in particolare presenta una curiosità molto nota fra i "bibliografi": il nome dell'autore compare come Clifford Dante Simak con un'improbabile secondo nome italiano (come abbiamo visto all'inizio, la "D" corrisponde a Donald).
Infine un’ultima nota: una parte importante della produzione di Simak sono senz'altro i racconti. Purtroppo sono state pubblicate pochissime raccolte della produzione breve di questo autore nel nostro paese, e la maggior parte di loro è praticamente introvabile se non sulle bancarelle dell’usato. Quindi, se vi capita di incocciare in una delle sue antologie, non lasciatevi scappare l’occasione di leggere alcuni dei suoi bellissimi racconti!

Bibliografia di Clifford D. Simak (di seguito i titoli italiani delle opere):

The Creator
(1935 prima pubblicazione rilegata nel 1946) - Il Creatore.
Cosmic Engineers (1939, prima pubblicazione rilegata nel 1950) - Ingegneri Cosmici.
Empire (1951) – Impero.
Time and Again (1951) - Oltre l’Invisibile.
City (1952, Epilogo aggiunto nell'edizione del 1972) - Anni Senza Fine.
Ring Around the Sun (1954) - Mondi Senza Fine.
Time is the Simplest Thing (1961) - Il Labirinto del Cosmo/Pescatore di Stelle.
The Trouble With Tycho (1961) - All'Ombra di Tycho.
They Walked Like Men (1962) - Camminavano Come Noi.
Way Station (1963) - Qui si Raccolgono le Stelle/La Casa della Finestre Nere.
All Flesh Is Grass (1965) - Il Villaggio dei Fiori Purpurei.
Why Call Them Back From Heaven? (1967) – Infinito.
The Werewolf Principle (1967) - L'Ospite del Senatore Horton.
The Goblin Reservation (1968) - Tempo Senza Tempo.
Out of Their Minds (1970) - L'Immaginazione al Potere.
Destiny Doll (1971) - La Bambola del Destino.
A Choice of Gods (1972) - La Scelta degli Dei.
Cemetery World (1973) - I Giorni del Silenzio.
Our Children's Children (1974) - Fuga dal Futuro.
Enchanted Pilgrimage (1975) - Pellegrinaggio vietato.
Shakespeare's Planet (1976) - Il Pianeta Shakespeare.
A Heritage of Stars (1977) - Eredità di Stelle.
The Fellowship of the Talisman (1978) - La Compagnia del Talismano.
Mastodonia (1978) – Mastodonia.
The Visitors (1980) - I Visitatori.
Project Pope (1981) - Il Papa Definitivo.
Special Deliverance (1982) - Il Cubo Azzurro.
Highway of Eternity (1986) [conosciuto anche come Highway to Eternity]] - La Strada dell'Eternità.

Antologie:

Strangers in the Universe (1956) - Stranieri nell'universo.
Gli extraterrestri (1969).
Worlds Without End (1964) - La Macchina dei Sogni.
Skirmish (1977) - Sette ombre azzurre.
The Best of Clifford Simak (1975) - Eternità Perduta.
Alieni e no (1989).

Riferimenti bibliografici sull’autore:

Pagina della Wikipedia [in italiano] dedicata all’autore
Pagina della Wikipedia [in italiano] dedicata all’opera -
Pagina della Wikipedia [inglese] dedicata all’autore -
Pagina della Wikipedia [inglese] dedicata all’opera -
Conoscere Clifford D. Simak - Delos n. 34 -
Clifford D. Simak - Gli antenati della SF

Pace profonda nell’onda che corre.



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