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"Una
situazione senza speranza! Perché è da quell'ottanta
per cento degli spettatori che, non si sa per quale motivo,
si sono messi in testa che noi siamo tenuti a divertirli, che
dipendono i soldi per il nostro prossimo film".
Andreij Tarkovskij, "Scolpire il Tempo" (1970-1986).
Stalker: nome di origine anglosassone
che significa "battitore, colui che guida alla caccia
di qualcosa"…
È possibile che la nostra razza, un giorno, possa
ridursi al rango di insetti su di un prato, ai margini di una strada,
sconvolti dal rapido passaggio di una brigata di esseri umani impegnati
in un picnic…? Nel nostro articolo precedente abbiamo analizzato
l’idea di due scrittori russi, i Fratelli Arkadi e
Boris Strugatzky che, all’inizio degli anni '70, realizzarono
un piccolo capolavoro, "Roadside Picnic/Picnic sul
Ciglio della Strada" (Piknik na Obochine),
un breve romanzo di SF dove viene descritta esattamente una situazione
di questo tipo: misteriosi e sconosciuti alieni si sono fermati, per
breve tempo, sulla superficie del nostro pianeta, durante il loro
viaggio attraverso il cosmo. Sapere da dove vengono non è molto
importante, né interessa più di tanto agli autori discutere
sul loro aspetto fisico, oppure sulle loro intenzioni. Queste "creature"
hanno occupato per un poco sei aree ben precise, posizionate secondo
un ordine logico su tutta la Terra, sei luoghi abbandonati dalla realtà,
che saranno ricordati in seguito come "le Zone",
sei fazzoletti di terreno entro cui le leggi naturali (per come le
conosceva l’Umanità) sono state modificate per sempre…
Gli alieni hanno provocato questa trasformazione coscientemente?
Con tutta probabilità no, ed è questo che ci viene raccontato,
all’inizio del libro, dallo stesso scienziato che ha potuto
studiare il fenomeno della loro venuta.
Queste creature, di cui non si sa nulla, hanno utilizzato il nostro
pianeta semplicemente come una tappa intermedia in quello che sembra
soltanto uno dei loro normali spostamenti, senza curarsi
più di tanto del fatto che la Terra, il luogo del loro momentaneo
ristoro, era abitata e che una delle razze che la occupava era senziente,
curiosa e molto interessata a questo mancato primo contatto.
Ora che gli ospiti se ne sono andati, l’uomo ha deciso di scoprire
i misteri delle Zone e degli strani oggetti che "l’allegra
compagnia" ha dimenticato, più o meno intenzionalmente,
come fossero immondizia, lungo il suo cammino. Purtroppo le Zone uccidono
la maggior parte dei temerari disposti a rischiare la vita per penetrare
al loro interno e gli oggetti alieni faticosamente recuperati mantengono
con ferocia i loro segreti, quasi a farsi beffe di coloro che hanno
sacrificato tutto pur di farli uscire dalle Zone, per trasportarli
nel mondo reale…
E così l’Umanità ha deciso di recintare questi
luoghi, limitandosi a controllarli ed a studiarli più o meno
superficialmente, riportando la propria esistenza sui tranquilli binari
del conformismo e delle abitudini comuni, nascondendo la testa sotto
la sabbia per continuare la solita la vita da insetto indifferente.
Per fortuna esistono gli Stalker, i cacciatori, che hanno
fatto della sfida, costantemente lanciata alla Zona, la loro unica
ragione di vita. Una sfida persa in partenza e pagata a caro prezzo,
ma al tempo stesso uno schiaffo al destino, una tensione, che permette
a questi cavalieri erranti di conservare comunque una coerenza
etica(se di etica uno Stalker può parlare)
di fronte della corruzione in cui sono precipitati gli abitanti delle
aree intorno alle Zone.
Ma gli Stalker non si accontentano soltanto di questo, vogliono molto
di più, sono costantemente impegnati nel tentativo di realizzare
l’impresa estrema, di raggiungere il Santo Graal di
questo luogo ormai diventato inumano, o meglio extraumano,
cioè conquistare la mitica Sfera d’Oro, l’oggetto
più ambito fra quelli presenti all’interno della Zona,
in grado di trasformare in realtà il più recondito desiderio
di ogni uomo…
Poi è arrivato il regista Andrej Tarkovskij
e dal lavoro dei fratelli Strugatzky ha tirato fuori una pellicola
strana, difficile e poetica nello stesso tempo, "Stalker
– La Zona"…
1. "La Zona" è la Zona...
"La Zona come ogni altra cosa nei miei film non simboleggia
nulla: la Zona è la Zona, la Zona è la Vita:
attraversandola l'uomo o si spezza o resiste...".
Andreij Tarkovskij - "Scolpire il Tempo"
(1970-1986).
"Mia
cara, il mondo è infinitamente noioso, perciò non possono
esistere né la telepatia, né i fantasmi, né i
dischi volanti. Niente di tutto questo. Il mondo è regolato
da leggi ferree, che lo rendono insopportabilmente noioso e queste
leggi, aimè, non vengono violate, non si lasciano violare.
Non speri nei dischi volanti, sarebbe un fatto troppo interessante".
"Ed il Triangolo delle Bermuda? Non vorrà certo negare
che esista".
"Lo nego certo! Non esiste nessun Triangolo delle Bermuda.
C’è solo il triangolo A-B-C che è uguale al triangolo
A1-B1-C1… Non avverte quale triste noia è racchiusa
in queste affermazioni? Il Medioevo, quello sì che era interessante.
In ogni casa uno spirito, in ogni chiesa un Dio. Gli uomini erano
giovani: oggi un uomo su quattro è vecchio.
Che noia, mia cara, che immensa noia".
Lo Scrittore e la Prostituta all’inizio della pellicola,
(Stalker, 1979).
Facciamo
un poco d’ordine: Stalker (Сталкер)
è un film di Fantascienza realizzato nel 1979 da Andrej Tarkovskij
e tratto dal racconto "Picnic sul Ciglio della Strada"
(1971) dei fratelli Arkadi e Boris Strugatzky. Questa pellicola rappresenta,
come già era accaduto per Solaris (tratto
dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem), una personale
interpretazione di Tarkovskij della novella originale. Si
è discusso molto se sia corretto definire "Stalker"
un lungometraggio di "Fantascienza", dal momento
che di fantastico il film possiede soltanto alcuni elementi della
trama, mentre il suo sviluppo sembra più legato alle dinamiche
del cinema d'autore. La pellicola racconta di un lento e profondo
viaggio (catartico) compiuto da tre diversi personaggi all'interno
della famigerata "Zona", dove le loro diverse concezioni
di vita si incontreranno, si scontreranno e verranno messe più
volte in discussione. Accompagnato dal Bolero di Ravel,
dal Tannhäuser di Richard Wagner e dalla 9na
Sinfonia di Ludwig van Beethoven, il film venne realizzato
fra Dolgopa (Russia), Tallinn (Estonia), Isfara
(Tajikistan), e Chernobyl (Ucraina), per essere presentato
al Festival cinematografico di Mosca nell'agosto del 1979 ed al Festival
di Cannes, il 13 maggio 1980.
Proviamo a descrivere, per grandi linee, la trama del lungometraggio…
Uno Scrittore ed uno Scienziato
(il "Professore") decidono di entrare nella Zona,
un territorio che è stato trasformato dalla caduta di un meteorite
o forse di un’astronave, in qualcosa di totalmente diverso,
differente, quasi alieno, nonostante la sua apparenza quasi
normale.
Durante tutto il film la causa di questa trasformazione non viene
rivelata, mentre il pubblico scopre dalle parole del Professore
che la prima ipotesi fatta, quella di un meteorite, non portò
a nulla, dal momento che del bolide non venne trovata alcuna traccia
e si è limitato a vaporizzare o quasi il tranquillo villaggio
su cui è precipitato, di cui potremo vedere soltanto isolate
rovine. Ma la gente, a mezza voce, racconta che in questa "Zona"
si trovi una Stanza in cui i desideri più intimi e
segreti dell’uomo possono avverarsi, ed è questo
luogo che i due, per differenti motivi, desiderano raggiungere.
A questo scopo ingaggiano uno Stalker (di cui non ci viene
nemmeno rivelato il nome), una guida esperta della Zona,
che utilizzerà tutte le sue conoscenze e la sua esperienza
perché i suoi due 'clienti' possano arrivare sani e salvi in
questo luogo misterioso, guidandoli in un percorso proibito attraverso
un terreno solitario, spoglio e desolato, dalle regole (non
scritte, proprio perché non più umane)
sempre più articolate, sfuggenti ed imprevedibili, che sembrano
mutare ad ogni istante che passa.
In "Picnic sul Ciglio della Strada" la Zona
viene descritta come affollata di strani oggetti e percorsa da fenomeni
misteriosi, un argomento che nella pellicola è stato quasi
completamente eliminato; a ricordarci in piccola parte questa eredità,
nel lungometraggio, ritroviamo l’abitudine dello Stalker di
gettare dadi metallici attraverso il sentiero, nella
direzione in cui il gruppo di uomini intende procedere, prima di attraversarlo;
una precauzione che i personaggi del racconto erano soliti prendere
quando sentivano di trovarsi nelle vicinanze di una delle tante anomalie
gravitazionali che caratterizzavano questo luogo, capace di sorprenderli
e farli a pezzi.
Il viaggio verso il loro obiettivo si trasformerà
ben presto in una discesa psicologica nel profondo del loro animo,
del loro cuore e, nello stesso tempo, un confronto tra i caratteri
ed i sentimenti più nascosti (quelli che abbracciano se
stessi e la propria vita) dei due viaggiatori. Stranamente, per
tutta la durata della pellicola, lo Stalker rimarrà distaccato
dalle discussioni dei due personaggi che sta accompagnando, per proseguire
nel suo compito in maniera sempre più imperscrutabile.
"Che
si avverino i loro desideri. E che possano ridere delle loro passioni.
Infatti ciò che chiamiamo passione non è energia spirituale,
ma solo attrito tra l’animo e il mondo esterno. E soprattutto,
che possano credere in se stessi. Che diventino indefessi come bambini,
perché la debolezza è potenza, e la forza è niente.
Quando l’uomo nasce è debole e duttile. Quando muore,
è forte e rigido. Così come l’albero: mentre cresce,
è tenero e flessibile, quando è duro e secco, muore.
Rigidità e forza, sono compagni della morte. Debolezza e flessibilità,
esprimono la freschezza della esistenza. Ciò che si è
irrigidito, non vincerà".
Il Discorso dello Stalker, "Stalker - La Zona"
(Andreij Tarkovskij, 1979).
Ma quali sono i veri motivi che spingono lo Scrittore
e lo Scienziato verso la stanza e perché lo Stalker ha tanto
a cuore la propria missione?
Cosa potranno trovare, i due viaggiatori, nel luogo dove i sogni possono
diventare realtà?
E la possibilità di vedere completamente realizzati i propri
sogni deve essere necessariamente considerata una fortuna?
Cosa può riservarci la capacità di vedere concretizzarsi
ciò che desideriamo più profondamente, ciò che
abbiamo dentro, quello che ad un certo punto lo Stalker definirà
con l’espressione "I Desideri più Sofferti"?
Siamo veramente pronti a vedere soddisfatti questi
desideri? Siamo sicuri di sapere cosa desideriamo "realmente"?
E poi la domanda finale, che angoscia lo stesso Stalker: "Quanto
è importante per le persone che lui sta accompagnando alla
Stanza dei Desideri il Credere? ".
Allora… Dopo avere ottenuto un grande successo di critica e
pubblico con la regia teatrale dell'Amleto nel 1976, Andrej
Tarkovskij era tornato dietro alla macchina da presa per girare un
film liberamente (e sottolineo liberamente,
per quelli fra di voi che hanno una mezza idea di uscire alla fine
di questa nostra chiacchierata ed acquistare il DVD del film…
Non vi incavolate con il sottoscritto dopo averlo visto
se non vi piace, sia chiaro!) ispirato al romanzo "Picnic
sul Ciglio della Strada". La traccia del film fu presentata
dallo stesso Tarkovskij, in un'intervista del 1976:
"In una parte del mondo piomba una nuova civiltà.
Essa si isola in una zona che inquieta il resto del pianeta. Si formano
commissioni internazionali, si mobilizzano eserciti, si cerca di capire
cosa stia succedendo oltre la barriera: una divisione di carri armati
forza il blocco, ma scompare.
La zona viene recintata; gli extraterrestri partono, ma il luogo si
è trasformato. La notizia invade il mondo.
Scienziati e tecnici studiano la zona per alcuni anni. Trafficanti
e avventurieri vi penetrano clandestinamente, accompagnati da Stalkers,
guide che procurano loro pezzi metallici lasciati dagli stranieri.
Alcuni Stalkers scoprono all'epicentro della zona un disco
capace di esaudire ogni richiesta umana. I personaggi del
film, uno scrittore che ha perduto l'ispirazione e un ricercatore
che si occupa di problemi sovraumani, si mettono in testa di ritrovare
la loro personalità. Quanto al loro Stalker, questi pretende
la guarigione della sua bambina paralitica.
Ma lo scrittore non raggiunge l'epicentro, lo scienziato mette una
bomba ad orologeria vicino al disco misterioso, lo Stalker dimentica
la figlia e non pensa che al denaro. Nessuno di loro aveva
fede, nessuno è stato esaudito".
In un secondo momento, il regista decise di rivedere le proprie idee,
in fase di sceneggiatura, modificando in maniera radicale la figura
dello Stalker, che divenne l’alter ego del regista e contemporaneamente
il vero "fuoco", il perno della narrazione,
rendendolo una persona sofferente e fedele alla propria missione
di ricerca. Giunto alla soglia della misteriosa Stanza,
l’uomo non riuscirà nemmeno a chiedere la guarigione
della figlia che non è in grado di camminare… La struggente
passione per il suo compito, quello di trasportare a destinazione
i misteriosi visitatori, si trasformerà in dolore per lo scettico
cinismo dimostrato da questi uomini che, davanti alla Stanza dei
Desideri, preferiscono non osare, non fare il passo
decisivo, non prendersi la responsabilità di chiedere qualcosa,
di mostrare il loro desiderio più profondo...
Il film si conclude con una sequenza straordinaria, destinata a rimanere
a lungo nel cuore e negli occhi degli spettatori: la figlia menomata
dello Stalker, frutto delle trasformazioni avvenute nella Zona, che
hanno segnato per sempre non soltanto l’anima del cacciatore
ma anche il suo corpo, il suo patrimonio genetico, riesce a spostare
per telecinesi due bicchieri ed un vaso di vetro, disposti sul tavolo
di cucina della propria casa (il più grande di questi, addirittura,
rovina tragicamente a terra dal bordo del tavolo), utilizzando
la sola forza del pensiero. Attraverso questa semplice immagine
il regista riesce a trasformare la sua pellicola in una testimonianza
dell’invisibile, della veridicità dei fenomeni presenti
nella Zona messi più volte in discussione dai due viaggiatori,
del Mistero, una capacità che più di un critico
ha riconosciuto a Tarkovskij, un Genio che è stato in grado
di cristallizzare per un istante di tempo, su di una pellicola cinematografica,
la magia dell’inconoscibile.
Come inconoscibili erano gli alieni che avevano deciso di scendere
nella Zona, indecifrabili nelle loro intenzioni extraumane, ed aliena
è anche la figura della "Bambina" figlia dello Stalker
che, collegata in qualche modo al mistero di questo luogo, rende i
visitatori da un altro pianeta in qualche modo più vicini al
pubblico. Non è un caso se Tarkovskij ha deciso di rappresentare
le scene ambientate nel mondo reale, al di fuori dalla Zona,
in un bianco e nero "sporco" e degenerato, come
sporco e corrotto è il mondo al di fuori dell’area visitata
dai misteriosi ospiti, con tutte le sue brutture e delusioni, a cui
si contrappongono i colori luminosi e violenti della Zona,
che ritorneranno solo più tardi, alla presenza della Bambina.
Per lo Stalker è la Zona il solo mondo reale, mentre
la nostra vita di tutti i giorni è veramente l’unica
zona totalmente aliena che l’uomo conosce. E la figlia, considerata
in qualche modo parte della Zona, ne condivide i colori e
la dimensione quasi onirica…
Molti critici hanno voluto identificare nello Stalker e nei
suoi familiari quei poveri di spirito, quegli umili Dostoevskiani,
che hanno bisogno di aggrapparsi alla Fede per mantenere viva quella
scintilla di speranza necessaria per continuare ad andare avanti,
che si contrappongono alla figura dei due intellettuali in
viaggio verso la Stanza, perché a quel punto, abbandonato ogni
tentativo di intervenire nella storia, Tarkovskij non si cura più
di loro. Nell'ex Unione Sovietica, all'uscita di Stalker,
si venne a creare in breve tempo una congiura del silenzio
che nemmeno i critici più spericolati osarono violare. Il fatto
è che un film come Stalker sembra dotato di vita propria;
parla di spiritualità e per questo non c’era
posto per lui nel movimento artistico sovietico ufficiale. "Iskusstvo
Kino" decise di non recensirlo nemmeno, "Sovetskij
Ekran" ne parlò soltanto due anni dopo, senza
approfondirne le tematiche. Il regista fu ufficialmente disapprovato
dalle autorità sovietiche, non per le sue posizioni politiche
(Tarkovskij raramente poteva essere trovato a parlare di politica),
ma perché la sua opera aveva a che fare con i problemi della
spiritualità e con la ricerca di "Dio".
L’USSR, in quel periodo, era ancora una nazione ufficialmente
atea, ed i lavori di Tarkovskij si distinguevano
per divergere sensibilmente dalla linea di pensiero stabilita dal
partito, rendendo l’artista sospetto e pericoloso per il suo
paese. Comunque le sue opere erano già relativamente famose
ed il regista veniva considerato da molti critici e colleghi occidentali
"come il più grande cineasta dell’Unione Sovietica";
per questi motivi le autorità si videro costrette, anche se
a malincuore, a permettere al regista di continuare il suo lavoro.
La parte centrale dell’opera venne girata in pochi giorni presso
un impianto idroelettrico deserto sul fiume Jägala,
vicino a Tallinn, in Estonia e quando la troupe
tornò a Mosca, si scoprì che tutte le pellicole del
film non erano state sviluppate nel modo giusto: il supporto utilizzato
faceva parte di uno stock di pellicole sperimentali realizzate dalla
Kodak ed i laboratori sovietici non avevano la necessaria esperienza
per trattare un materiale di questo tipo (veramente ci furono
anche dei sospetti che le autorità russe, non sempre molto
gentili con Tarkovskij avessero deliberatamente provocato la distruzione
dei negativi…). Durante le riprese che avevano anticipato
la scoperta del problema sulla pellicola, i rapporti del regista con
il suo primo operatore, Georgi Rerberg, si deteriorarono
seriamente. Sembra che, dopo aver visionato il girato, lo stesso Rerberg
abbia lasciato la prima proiezione e non sia più tornato indietro.
Nel momento in cui venne scoperta la pellicola inutilizzabile, il
regista aveva già realizzato tutto le scene in esterno; alcuni
avrebbero dichiarato che Tarkovskij sembrava veramente felice di quanto
era accaduto, anche se non era molto contento per il fatto di avere
girato così tanto prima di scoprire il problema (comunque
la discussione è ancora aperta…).
Rashit Safiullin, Set Designer dell’opera, in una intervista
di alcuni anni fa, avrebbe dichiarato che Tarkovskij era così
scoraggiato per i problemi burocratici che gli facevano perdere così
tanto tempo, da essere pronto ad abbandonare ogni futura produzione
di questo film (leggete con attenzione il discorso fatto dallo
Scrittore dopo aver superato il cosiddetto tritacarne che ho riportato
più avanti… Sembra di ascoltare il dolore più
profondo del regista che vede il suo lavoro messo alla berlina dal
potere costituito!). Con la perdita della prima versione di "Stalker"
le autorità del Soviet Film Boards
si mostrarono seriamente intenzionate ad interrompere le riprese,
cancellando ufficialmente il progetto. Ma Tarkovskij trovò
immediatamente una soluzione, chiedendo di realizzare un film in due
parti, il che avrebbe significato vedersi assegnare altri fondi e,
contemporaneamente, un aumento nei tempi a sua disposizione per la
realizzazione dell’opera. In questo modo il regista finì
con il rigirare quasi completamente la pellicola con un nuovo operatore,
Aleksandr Knyazhinsky, costruendo qualcosa di molto vicino
ad una metafora filosofica, piuttosto che ad un film di fantascienza
(un percorso molto simile a quello che aveva già intrapreso
ai tempi di "Solaris"); come al suo solito l’autore
aveva continuato a riscrivere la sceneggiatura per tutto il tempo
delle riprese, durante il montaggio ed il doppiaggio (anche quest’opera,
come molte altre del periodo, venne doppiata).
Intanto un’ombra nera sembrava addensarsi sugli interpreti ed
i componenti della troupe che girò il lungometraggio: un gran
numero degli attori e tecnici che contribuirono alla realizzazione
del film scomparvero, infatti, entro pochissimo tempo a causa di gravi
malattie. Col senno di poi sono numerosi i critici e gli studiosi
che hanno creduto di individuare nelle lunga e complicata realizzazione
della pellicola, e nel terreno su cui le riprese vennero effettuate,
le ragioni ultime di queste morti. Ricorda Vladimir Sharun
(Sound Designer in Stalker):
"Stavamo girando nei pressi di Tallin, nell’area attorno
al piccolo fiume "Pirita", dove si trova una stazione idroelettrica
semifunzionante. Sul fiume si trovava un impianto chimico e questo
scaricava liquidi velenosi lungo la corrente. Potete vedere queste
immagini persino in Stalker: nevica in estate ed una schiuma bianca
scende lungo il fiume. Nei fatti era un qualche tipo di veleno terribile.
Molte donne della nostra troupe svilupparono violente reazioni allergiche
sul viso. Tarkovskij morì per un cancro al tubo bronchiale
destro. Lo stesso accadde a Tolya Solonitsyn. Che questo fosse collegato
al luogo dove vennero effettuate le riprese di Stalker mi fu chiaro
quando anche Larissa Tarkovskaya morì a Parigi per la stessa
malattia".
Non
fatichiamo certo ad immaginare, specialmente dopo aver letto il romanzo
dei fratelli Strugatzky, che un artista con il carattere e la sensibilità
di Andrej Tarkovskij abbia trovato subito in questa narrazione pane
per i suoi denti, facendo sua in qualche maniera una storia come questa,
e basando gran parte del film sulla descrizione dalla profonda frattura
che il racconto degli Autori apre improvvisamente nella struttura
stessa della nostra realtà… Niente riusciva ad irritare
di più Tarkovskij, d'altra parte, della domanda su cosa
significasse, per lui, la Zona, perché è proprio
l’incapacità dell’uomo nel rispondere a quella
che sembra soltanto una semplicissima domanda ad essere utilizzata
per esprimere il senso di religiosità voluto
dal regista nella pellicola.
Regista che, con un inaspettato colpo di genio, rappresenta il "nostro
mondo", la nostra realtà, in uno squallido bianco
e nero riservando soltanto alla Zona uno colore "brillante,
splendido".
Nel lungometraggio, tutto quello che, come La Zona, va al
di là della capacità di razionalizzare dell’uomo
e delle gabbie concettuali entro cui siamo rinchiusi dal nostro linguaggio,
ancora troppo primitivo per poterla rappresentare con i suoi strumenti,
viene manifestato dal regista al pubblico come presa di cognizione
della bellezza e, nello stesso istante, percezione del pericolo. Nella
Zona entra soltanto chi non ha più nulla da perdere
(o meglio è La Zona che fa entrare dentro di sé
soltanto chi sente di non avere più nulla da perdere), chi
ha deciso coscientemente di non credere più a nulla. La Zona
è per i perdenti, per coloro che si sono abbandonati a loro
stessi… Affrontare La Zona alla ricerca della Stanza,
oppure affrontare la parte più nascosta della nostra Anima,
è un processo che richiede una abbandono totale, non alla ragione,
non alla forza, ma all'estrema debolezza, alla chiarezza mentale di
chi si accorge di non sapere più nulla, a chi fa il vuoto nella
propria mente. Per certi versi il film di Tarkovskij presenta una
concezione del senso dell’esistenza molto Zen; molto presto
ci accorgiamo che lo Stalker è l’unico a sapere
come affrontare il percorso perché ha capito che non è
necessario andare dentro La Zona, ma lasciare che
La Zona entri dentro di noi, che ha compreso di
doversi trasformare in acqua, diventare fluido per
scorrere meglio attraverso la vita, che spezza o fa crescere
l’uomo deciso ad affrontarla…
Realizzato proprio sotto il segno dell'acqua, il tema della contrapposizione
tra rigidità/forza e flessibilità/debolezza,
che il regista fa corrispondere alla vita, non sembra poi così
assurdo. Alla stesso modo della poesia, la filosofia nascosta in "Stalker"
passa attraverso le emozioni suscitate dalle sue immagini (sottolineiamo
che il cinema di Tarkovskij *è* poesia in movimento).
In questo modo la sceneggiatura del regista russo trasforma lo Stalker
in una figura fortemente Cristologica, incapace però
di assicurare una salvezza di qualsiasi tipo ai suoi "protetti"
che conduce nel loro viaggio attraverso la Zona. Lo Stalker/Salvatore
di Tarkovskij è un mediatore, una sorta di "guida
delle anime", ma il viaggio messo in scena nella
pellicola non è destinato a salvare o meno le anime dei viaggiatori,
quanto la loro esistenza ed il loro cuore.
Chi ha il coraggio di seguire l’anonimo cacciatore, fino nel
nella parte più nascosta e segreta della Zona, si
troverà magicamente trasportato sino ai limiti della propria
capacità di sperare, e di desiderare, fino alla soglia di quella
"Stanza dei Desideri" che nessuno dei due viaggiatori,
per le loro tipiche limitazioni umane, avrà alla fine il coraggio
di attraversare.
2. "Stalker": Il Film...
"Ma c'è dell'altro: lo Stalker sapeva che non sarebbe
entrato: la sua è una missione, una vocazione: "Uno
Stalker non può chiedere nulla per se stesso"
- dice - "Quello che ho, è qui nella zona. La
mia felicità, la mia libertà, la mia dignità,
tutto qui... Io porto qui solo quelli come me, infelici, disperati...
E io posso aiutarli...". Solo un altro Stalker è
entrato nella stanza, il suo maestro, per chiedere di riportare in
vita il fratello morto per sua colpa, ma la stanza invece lo ha fatto
ricco cosicché egli si è impiccato... Ma allora perché
lo Stalker si arrabbia con lo scrittore e lo scienziato? Perché
non hanno tenuto fede la loro patto? Non sono entrati, non hanno creduto
fino in fondo? Non hanno affrontato l'ultima prova? […]Lo Stalker
non può essere compreso dallo Scrittore e lo Scienziato, ma
può contare sull'amore incondizionato della moglie: è
lei l'amica fedele disposta a comprendere e accettare il carattere
perturbante dell' opera prodotta nel loro rapporto: la figlia mutante
e paralitica... Frutto della Zona e ancora in contatto con essa, come
mostra il suo silenzio unito allo straordinario potere di muovere
gli oggetti col pensiero. La moglie, inoltre, è disposta, grazie
al suo amore, a lasciarsi condurre nella Zona, per rimanerci forse
per sempre".
Alessandro Riva, "Stalker di Andrej Tarkovskij:
una metafora della condizione di artista".
"Stalker"
è un film basato principalmente sulla natura profonda, sfuggente,
ma sopratutto ambigua del Desiderio…
Un viaggio nella Zona, offre il pretesto a tre viaggiatori
molto particolari per parlare più a fondo del desiderio, legandolo
a problemi sociali ed etici di portata molto più vasta. Dalla
Zona molti non ritornano, forse perché non sono stati
capaci di affrontare i propri demoni interiori, prima che la Zona
stessa (ricordate Il Porcospino?). Uno Stalker (che
cerca una via di fuga dalla nostra realtà), uno scrittore famoso
in cerca di ispirazione (disgustato dal comportamento dei personaggi
che popolano l’ambiente letterario da cui proviene) ed un Fisico
(che vuole vendicarsi di alcuni torti subiti dai propri colleghi di
lavoro distruggendo la minaccia ancora in nuce rappresentata dalla
Zona), intraprendono abusivamente un cammino all’interno
della Zona, spinti da un’irrefrenabile desiderio di
trovare la Mitica Stanza dei Desideri, e durante il viaggio
lentamente emergono particolari inquietanti su questo fazzoletto di
terra e sull’animo di ciascuno dei personaggi.
"Ecco
un altro 'esperimento'. Esperimenti, fatti, verità, in ultima
istanza. Ma fatti non ce ne sono. E qui, poi, meno che altrove. Qui
tutto è inventato da qualcuno, è la trovata idiota di
qualcuno: possibile che non ve ne rendiate conto?
E voi lo dovreste assolutamente sapere di chi è… Ma
perché poi? A che cosa servono tutte le vostre nozioni, quale
coscienza ne potrà soffrire? La mia? Io non ho coscienza. Ho
solamente nervi. Una carogna mi stronca, mi si apre una piaga. Un'altra
carogna mi loda, è un’altra piaga. Tu ci metti l’anima,
ci metti il cuore e quelli niente, ti divorano l’anima ed il
cuore […] Un tempo pensavo che qualcuno sarebbe diventato migliore
grazie ai miei libri… Ma se non servo a nessuno! Creperò
e dopo due giorni mi avranno dimenticato e ricominceranno a divorare
qualcun altro. Io pensavo di cambiarli ed invece sono stati loro a
cambiare me: mi hanno cambiato a loro immagine e somiglianza…".
Lo Scrittore dopo aver superato il Tritacarne, (Stalker,
1979).
Difficile però raggiungere l’obiettivo che si sono prefissati.
La Zona è Viva, sembra capace di pensare in maniera autonoma;
riesce in qualche modo a leggere le parti più profonde e nascoste
dell’animo di chi la attraversa e lascia passare indenni soltanto
i senza speranza, gli infelici... Come l’anonimo Stalker.
La Zona si dimostra una entità insidiosa, mano a mano
che la narrazione procede, mano a mano che il film procede sembra
assumere il ruolo del quarto protagonista della vicenda,
diventa insomma un altro soggetto, capace di articolare pensieri
logici e finendo per assumere caratteristiche simili a quelle del
nostro inconscio… E’ un luogo desolato, oscuro, caratterizzato
dagli scheletri delle abitazioni, utilizzate un tempo ed ora diroccate
e abbandonate dalla popolazione, a cui la Zona ha ispirato
credenze e superstizioni direttamente collegate con i fenomeni paranormali
che avvengono in questi luoghi. Nella Zona di Tarkovskij
si riflette l’osservazione del proprio inconscio, la crisi dell’uomo
che lo porta a meditare profondamente sul significato della propria
vita (una cosa che i personaggi della storia faranno durante tutto
il viaggio, ciascuno capace di regalare voce ai pensieri dell’altro).
Ed in questo scenario sono numerosi i trabocchetti mortali in cui
i tre uomini possono rischiare di incappare, non ultimo proprio il
realizzarsi dei desideri più profondi degli stessi viaggiatori.
Il progredire della vicenda sembra volerci suggerire che i desideri
più veri, quelli più vicini alla natura di uomini, quelli
più profondamente radicati nel nostro inconscio si dimostrano
comunque eticamente inaccettabili per la nostra coscienza; quasi che
offrire loro la possibilità di realizzarsi possa risolversi
in una sorta di punizione quasi divina…
Non sarà che i desideri più autentici, quelli più
legati alla nostra natura possono anche dimostrarsi totalmente devastanti
per noi stessi e per chi ci sta accanto?
E’ per questo motivo che l’accesso Zona è
stato proibito dalle autorità?
Perché i più coraggiosi non finiscano con il farsi del
male, diventare creature antisociali oppure acquisire poteri da tiranni?
Il potere assoluto corrompe in maniera assoluta: allora la Zona
di Tarkovskij è in grado di mostrare la parte più corrotta
dell’uomo e per questo è stato necessario isolarla, nasconderla
agli occhi della gente comune che, cadendo in balia dei suoi poteri,
diventerebbe vittima e carnefice di se stessa? La pellicola sostiene
la tesi che, nel momento in cui ci si presenta la possibilità
di realizzare quello che desideriamo emergono dalla nostra psiche,
dalla nostra coscienza, le nostre rappresentazioni più oscure,
quelle verità orribili che avevamo nascoste anche a noi stessi...
Come ho avuto già occasione di ricordarvi, in tutta la pellicola
aleggia il fantasma del Porcospino, maestro e mentore del
nostro Stalker, che è riuscito dopo molte peripezie
a raggiungere la Stanza, dove ha espresso un desiderio (la
resurrezione del fratello ucciso dalla Zona) ed è poi
diventato ricchissimo. Ma non era questo quello che il Porcospino
pensava di desiderare realmente e l’uomo si uccide impiccandosi
(alla fine della pellicola ci verrà spiegato che il Porcospino
era fatalmente oppresso dal senso di colpa per aver costretto il fratello,
durante una precedente spedizione, a passare per primo in un tunnel
molto pericoloso, il Tritacarne, dove quest’ultimo
ha trovato la morte: altri lucidissimi richiami religiosi alla fine
di Giuda ed al "fratello che ne
uccide un altro", nella più tipica tradizione cristiana
di Caino ed Abele…).
Raggiunta la Stanza, nessuno dei tre chiederà la realizzazione
dei propri desideri. Addirittura lo Scienziato, che in maniera del
tutto erronea pensa di avere compreso la vera essenza della Zona
(e quindi la sua pericolosità), è tentato di annientarla
con una piccola carica nucleare che ha trovato nelle sue vicinanze,
abbandonata anni prima da suoi colleghi che avevano cercato di studiare
il fenomeno. Lo Scrittore invece arriva nelle vicinanze della Stanza
del tutto scettico sui suoi poteri magici e finisce per ridurre la
Zona, la Stanza ed i suoi incredibili poteri
alla stregua di un fenomeno da baraccone. Lo Stalker, diversamente
dai primi due, rinuncia a formulare il suo desiderio (la guarigione
della figlia menomata) perché si accontenta della sua
vita anche se misera; si è reso conto di avere trovato nella
sua attività di "Guida" dei viaggiatori
attraverso la Zona la fonte di un potere sulle persone di
cui non si era mai reso conto. Alla fine dopo aver capito la mostruosità
del desiderare umano lo Stalker apprezzerà la Zona
come luogo del silenzio e della solitudine e fantasticherà
di rimanere per sempre in quel luogo, lontano dalla gente che sottende
crudeltà a stento trattenute da una millenaria tradizione di
civiltà.
"Stalker - La Zona" si è così
trasformato in un piccolo miracolo cinematografico, una pellicola
estremamente complessa capace di dimostrarsi, allo stesso tempo, enigmatica,
ma anche ferocemente crudele ed incredibilmente poetica. Nel lavoro
di Tarkovskij la macchina da presa si muove lentamente, l’occhio
lucido e distaccato del pubblico che osserva, indaga e scruta sui
particolari della Zona… Quasi con circospezione indugia sulle
testimonianze del passato, sui segni ed i ricordi delle vittime del
fenomeno che ha provocato la nascita di questa anomalia, sugli oggetti
abbandonati sotto il pelo dell’acqua, frammenti di una umanità
che non esiste più, almeno in quelle vicinanze, ma anche metafora
per mostrare quello che i personaggi della storia, che tentano di
dormire lì accanto, nascondono sotto la loro pelle…
Eppure, fin dall'inizio della pellicola, è evidente come
solo una lieve traccia narrativa riesca ad accomunare le due opere,
mentre il testo originale dei Fratelli Strugatzky si presenta ridotto
ai minimi termini, spogliato di tutti gli orpelli tipici della SF,
frantumato, metabolizzato, per trasformarsi in quell’incantato
viaggio all’interno della coscienza umana che è rappresentato
nella versione cinematografica realizzata da Tarkovskij.
In entrambe le opere comunque la vicenda continua a presentarci un
viaggio nella Zona, che nel caso del lungometraggio
non è più il luogo misterioso testimone di una delle
"Visitazioni Aliene" immaginato dai due scrittori,
proibito all’umanità e quindi prezioso, ma è divenuto
il posto della "Rivelazione", troppo potente perché
possa essere facilmente gestito dalla fragilità dell’uomo
comune e per questo motivo assolutamente proibito ai più, alla
massa. Ancora oggi non ci è chiaro quanto il regista sia intervenuto
in profondità nella realizzazione della sceneggiatura (che,
comunque, rimane accreditata ai due Fratelli Strugatzky) oppure se
abbia voluto appropriarsi soltanto di alcuni spunti narrativi, presi
qua e là, sfruttare parte dei dialoghi, utilizzare una pagina
del romanzo, amalgamando tutto questo con i suoi silenzi, i movimenti
morbidi, gli sguardi ed i segni tipici della sua poetica. Quello di
cui ci rendiamo conto è che Tarkovskij vedeva in questo racconto
la possibilità di trasformare una sceneggiatura letteraria
in una sceneggiatura "tecnica", sulla quale il regista russo
poteva vantare piena autonomia, a patto di trasferire nel suo lavoro,
con assoluta onestà, le proprie esperienze personali. Per questo
motivo, dunque, "Stalker - La Stanza" è
stata costruita come un’opera personalissima, non soltanto attraverso
un attento utilizzo delle immagini in lento movimento caratteristiche
del regista ma, con tutta probabilità, intervenendo direttamente
sulla sua scrittura. Infatti le intenzioni di Tarkovskij erano altre,
la sua volontà era quella di trasferire sulla pellicola la
realtà del tempo che scorre, di abbandonare un certo modo di
fare cinema per dare maggiore peso all'osservazione, per trasformare
lo scorrere della pellicola dalla semplice registrazione di uno spettacolo
teatrale nel reale percepire dell'uomo, nell’attualità,
nella riproduzione della vita.
"Nel teatro" affermava il regista "è
il procedimento tecnico a creare la poesia, e l'attore deve costruire
interiormente la propria parte... Nel cinema egli deve essere ignorante
del suo futuro e vivere".
Viaggiatore dello spirito, come del resto tutti i grandi artisti,
Tarkovskij, non si comportò come il viandante che faceva uso
strade già note e segnate, ma era un uomo che, camminando,
finiva per tracciarne sempre di nuove ed in questo modo riusciva a
sottolineare la difficoltà e la forza di volontà necessarie
in ogni nuovo processo creativo.
Da questa idea nasce l’immagine dello Stalker cauto ed intuitivo,
capace di raggiungere gli strati più profondi della propria
psiche, della propria anima per poi riemergere forte di una nuova
ispirazione. Così il viaggio nella Zona all’interno
della pellicola viene anche interpretato come un processo psicanalitico,
in cui la guida riesce a mostrare al pubblico le diverse vie che ci
consentono di raggiungere il nostro inconscio. Ma la poetica di Tarkovskij
era innanzitutto una tensione dello spirito, una ricerca mistica rivolta
alla scoperta della Verità, alla ricerca di Dio. La marcia
clandestina ed accidentata dello Scrittore e dello Scienziato verso
la "Stanza", dove ogni desiderio sarà esaudito,
è il riflesso del sofferto percorso che il Regista ha intrapreso
alla scoperta di Sé, del significato della [sua] Vita (attraversandola
l'uomo o si spezza o resiste) e del valore dell'Arte e della
Scienza, in un mondo dominato dalle passioni (che non sono energia
spirituale, ma solo attrito tra l'anima ed il mondo esterno).
Un viaggio che l’artista costruisce su una visione soggettiva
e per questo personale ed emozionata dello spazio che viene catturato
dalla macchina da presa: prati, rottami, case o fabbriche abbandonate,
acqua e fuoco che il regista voleva mostrare al pubblico come se fossero
"visti per la prima volta", così da assumere una
forte carica emotiva ed allo stesso tempo amplificare lo stato d'animo
dei personaggi.
In questo senso il cinema di Tarkovskij voleva essere "realista"
in quanto volendo esprimere nella sua opera un ideale morale, il regista
aspirava a raggiungere la verità, che per lui significava qualcosa
di assolutamente reale. Il suo cinema aveva il compito di mostrare
allo spettatore la realtà senza intermediari, e tanto
più questa realtà risultava particolare e soggettiva,
tanto più assumeva una caratteristica universale, assoluta.
Tarkovskij spingeva lo spettatore a vivere in modo diretto
l'esperienza che il film presentava loro, non interpretandone simboli
e allegorie perché essi, in realtà, non sono che "fatti
figurativi" che rimandano ad un'osservazione diretta della
realtà: secondo "Il film dev'essere sentito, percepito,
e non spiegato in maniera esaustiva". In una società,
quella Sovietica degli anni '70 da cui proveniva il regista, formalmente
atea, e poi più tardi in un Occidente materialista, la profonda
religiosità di Tarkovskij, che ha interpretato l'arte cinematografica
come un mezzo dato all’uomo per crescere spiritualmente, ne
ha fatto un autore rispettato ma emarginato, che a tratti pare voler
compiere in "Stalker - La Stanza" un proprio viatico
personale capace di fargli raggiungere la sua Stanza,
dove conquistare la Grazia, cioè la Conoscenza
Suprema…
Un ultima considerazione: il film di Tarkovskij, precede di pochissimo
la catastrofe nucleare di Cernobyl…
Molti, in tutto il mondo hanno creduto di vedere in "Stalker"
un film profetico, che in qualche maniera ha anticipato i fatti della
storia reale (si sospetta che l’incidente del 1957 presso l’impianto
di arricchimento del materiale radioattivo di Mayak, che
provocò la distruzione di una "Zona" di
migliaia di chilometri quadrati di terreno attorno al reattore [http://www.imdb.com/title/tt0079944/trivia],
possa avere in qualche maniera influenzato questo film). Addirittura
il personale che si prende cura dell’impianto nucleare abbandonato
si definisce amichevolmente "Stalkers"
e l’area che si trova attorno al reattore danneggiato viene
oggi, comunemente, definita come "La Zona"…
[http://www.johncoulthart.com/feuilleton/?p=1125].
Sette anni dopo la realizzazione del film, l’incidente alla
centrale di Chernobyl ha chiuso un cerchio…
"Ma
quando a questa Stanza ci crederanno tutti, ve lo immaginate che cosa
potrà succedere? Quando tutta questa gente si precipiterà
qui. Si tratta soltanto di una questione di tempo. Se non è
oggi è domani e non si tratta di decine ma di migliaia! Tutti
questi imperatori mancati, grandi inquisitori, fuhrer di ogni razza,
benefattori e salvatori di tutto il genere umano. E non verranno per
denaro o per l’ispirazione, ma per rifare il mondo!".
Lo Scienziato prima di raggiungere la Stanza, (Stalker,
1979).
"Stalker
– La Zona" (Сталкер).
[Potete trovare maggiori informazioni sulle pagine dell’Internet
Movie Database – vedi Bibliografia]
Regia: Andrei Tarkovsky
Distribuzione: Mosfilm
Prodotto da: Aleksandra Demidova & Willie Geller (Line Producer)
Secondo regista: Larissa Tarkovskaya
Sceneggiatura: Boris Strugatsky, Arkady Strugatsky ed Andrei Tarkovsky
(uncredited)
Film Editing: Lyudmila Feiginova
Musica: Eduard Artemyev
Prima macchina da presa: Georgi Rerberg (materiale non utilizzato,
vedi sopra)
Seconda macchina da presa: Aleksandr Knyazhinsky (materiale utilizzato
per il film), Leonid Kalashnikov (non accreditato)
Sound Designer: Vladimir Ivanovich Sharun
Set Designer/Decoration: Rashit Safiullin
Paese: URSS/Germania dell’Est
Data di Uscita al Cinema: Agosto 1979 (In Unione Sovietica); 15 Agosto
1980 (Finlandia)
Colore: Bianco&Nero/Colore
Durata: 155 min
Personaggi
ed interpreti:
Stalker - Aleksandr Kajdanovsky
Moglie dello Stalker - Alisa Frejndlikh
Lo Scrittore - Anatoli Solonitsyn
Il Professore - Nikolai Grinko
La Figlia dello Stalker - Natasha Abramova
Faime Jurno
Ye. Kostin
R. Rendi
3. Andrej Tarkovskij, l’uomo che vide l’angelo:
Il Regista...
"...Mi sembra che l’individuo oggi si trovi ad punto cruciale,
faccia a faccia con la scelta di perseguire una nuova tecnologia e
la moltiplicazione infinita dei beni materiali oppure trovare una
nuova via che lo conduca ad una responsabilità spirituale,
una direzione che, alla fine, possa condurlo non soltanto alla sua
salvezza personale ma anche al riscatto dell’intera società;
in altre parole di rivolgersi a Dio".
Andreij Tarkovsky (1986).
Andrei [Andrej] Arsenyevich Tarkovsky [Tarkovskij]
(Андре́й Арсе́ньевич
Тарко́вский,
4 Aprile 1932 - 29 Dicembre 1986) fu regista cinematografico,
scrittore, attore e direttore d’opera. Generalmente considerato
come il più importante ed influente cineasta russo del periodo
post bellico, ed uno dei più grandi in tutta la storia del
cinema, nasce a Zavrazie, un villaggio sulle rive del Volga,
nell'attuale Russia, figlio del poeta moscovita Arsenij
Tarkovskij, i cui scritti rappresenteranno una fonte
di ispirazione nell'intera opera del regista. Trascorre i primi anni
della sua vita nella casa dei nonni materni e questa esperienza sarà
al centro della sua opera più personale, "Lo Specchio"
(1975): qui Tarkovskij, tradendo i dettami del realismo sovietico,
si avventura in una sognante "recherche" del suo
tempo perduto. L'infanzia a Zavrazie, la separazione dei genitori,
il passato che si ripresenta attraverso sogni intervallati dalla descrizione
della sua esistenza di uomo adulto che non riesce ad essere né
buon padre, né buon marito, né buon figlio. Scorci di
vita privata mentre sullo sfondo della pellicola viene ricordata la
storia recente dell'URSS: la Seconda Guerra Mondiale, l'assedio di
Stalingrado, il Terrore Staliniano.
Il primo film di Tarkovskij, "L'Infanzia di Ivan"
(1962), arriva due anni dopo essersi diplomato alla Vgik,
la prestigiosa scuola nazionale di cinema di Mosca con il mediometraggio
"Il Rullo Compressore e il Volino" (1960) ed è
un film sulla guerra filtrato dagli occhi del giovane Ivan, che gli
varrà il Leone d'oro al Festival di Venezia in ex aequo con
Valerio Zurlini e il suo "Cronaca Familiare" (1962).
La pellicola successiva segna la definitiva consacrazione di Tarkovskij
nell'olimpo degli autori del cinema moderno: "Andrej Rublëv"
(1966) rilegge la storia delle Russia del Quattrocento attraverso
la vita e le gesta del pittore di icone Andrej Rublëv ed il film
è una parabola sul senso dell'arte che ha la meglio sulla politica
sanguinaria degli uomini. La pellicola non risultò molto gradita
alle autorità sovietiche dell’epoca che, vedendo in quella
Russia descritta dal film una metafora di quella contemporanea, ne
ritardarono l'uscita per ben 6 anni.
È l'inizio del destino dell'opera di Tarkovskij che verrà
sempre osteggiata nel proprio paese. Il regista riceverà continui
rifiuti a molti dei suoi progetti, tra tutti la riduzione de "L'Idiota
di Dostoevskij" e un film sul Vangelo di Luca e nel corso
degli anni settanta riuscirà a dirigere solo tre film: "Solaris"
(1971), il già citato "Lo Specchio" e "Stalker
- La Zona" (1979). Solaris e Stalker prendono
spunto da due romanzi di fantascienza, rispettivamente di Stanislaw
Lem e dei fratelli Strugatzky, per spingersi
nuovamente sui territori cari a Tarkovskij: il senso dell'esistenza,
i limiti dell'uomo ma la spiritualità del suo cinema si fa
sempre più accentuata, avvicinandosi a una religiosità
dai toni mistici. Questi film, nonostante il successo nei festival
stranieri, verranno osteggiati in patria venendo confinati in sale
di terzo ordine e per questo, polemicamente, Tarkovskij sceglierà,
come prima di lui Aleksandr Solženicyn o Rostropovich, la via
dell'esilio. Nel 1983 è in Italia dove gira "Nostalghia",
sceneggiato assieme a Tonino Guerra, una pellicola che racconta proprio
di un russo in esilio, che in Italia scopre una nuova religiosità.
Ormai malato, nel 1985 dirige in Svezia il suo ultimo film "Sacrificio".
Il film è ancora un invito all'umanità a riscoprire
una religiosità in un mondo ormai inaridito mentre, sempre
in quegli anni, viene completato il libro "Scolpire il tempo"
dove Tarkovskij definisce la sua idea non solo di cinema ma di etica
ed estetica.
Tarkovskij si spegnerà a soli 54 anni, per un cancro ai polmoni,
il 29 dicembre 1986 a Parigi. Il regista è stato sepolto in
un cimitero per immigrati russi nella cittadina di Sainte-Geneviève-des-Bois,
presso l’Île-de-France. Sulla sua tomba possiamo
ancora leggere l’iscrizione "All’uomo
che vide l’angelo". Nel 2002 è stato
dato alle stampe "Martirologio"
(Edizioni della Meridiana, Firenze), diario autobiografico del regista,
definito "l'ultimo grande artista della tradizione russa".
Nonostante l'esigua filmografia, l'opera di Tarkovskij resta tutt'ora
una delle più apprezzate del cinema moderno; a lui si sono
ispirati molti autori, da Aleksandr Sokurov a Wim Wenders, fino a
Lars Von Trier e Gus Van Sant. I lavori di Tarkovskij sono caratterizzate
da temi prettamente cristiani e metafisici, riprese estremamente lunge
ed immagini memorabili di eccezionale bellezza. Fra i temi ricorrenti
nelle sue opere troviamo i sogni, la memoria, la fanciullezza,
l’acqua che scorre accompagnata dal fuoco, la pioggia al coperto,
le meditazioni, la levitazione ed il riapparire dei personaggi sullo
sfondo durante i lunghissimi movimenti della sua macchina da presa.
Tarkovskij aveva negli anni sviluppato una sua teoria cinematografica
che usava chiamare "Scolpire il tempo"; in questo
senso il regista voleva intendere che l’unica caratteristica
del cinema come medium era la possibilità che dava di far uscire
la propria esperienza dal flusso del tempo ed alterarlo, scolpirlo
insomma, come si fa con qualsiasi altro materiale. Le riprese inalterate,
non ancora passate attraverso il montaggio, conservano il tempo come
tempo reale, al contrario di quanto accade, per esempio nell’industria
dei videoclip oppure in molte pellicole di Hollywood, dove viene richiesto
uno stile cinematografico che non tiene conto del senso del tempo,
imponendo allo spettatore il punto di vista di chi ha montato ed elaborato
le immagini. Con l’utilizzo di ampie carrellate ed il minor
numero possibile di tagli nei suoi lungometraggi, il regista russo
aveva in progetto di suggerire al suo pubblico il senso del passare
del tempo, della sua perdita ed il collegamento fra un istante ed
il successivo. Questo è ancora vero sino al suo "Lo
Specchio", dove Tarkovskij aveva focalizzato la sua ricerca
nell’esplorazione di questa teoria; da questo momento in avanti,
il regista avrebbe annunciato un deciso cambio di rotta e l’intenzione
di basare i propri sforzi sull’esplorazione delle unità
drammatiche proposte da Aristotele: un’azione concentrata,
che accade in un luogo ben preciso, all’interno di una altrettanto
ben precisa unità di tempo. Stalker si dimostrò,
è lo stesso regista ad affermarlo, l’unico film che rifletteva
e concretizzava veramente questa sua ambizione; paradossalmente l’opera
è anche considerata anche la più coerente e riuscita
dimostrazione della teoria dello "Scolpire il Tempo"
"Dio mio, che gente! Tu non li hai visti, hanno gli occhi
vuoti! Pensano soltanto a come tenere alto il loro prezzo, a come
rendersi più cari, a farsi pagare tutto, anche ogni moto dell’anima.
Pensano di avere una missione da compiere, una vocazione e che si
vive una sola volta… Ma gente così può credere
a qualcosa?".
Le ultime considerazioni amare dello Stalker, (Stalker,
1979).
Opere
di Andrei Tarkovsky:
Gli Uccisori (The Killers/Ubijtsy, 1958),
primo film di Tarkovsky studente alla VGIK, basato su di un racconto
breve di Ernest Hemingway.
Concentrate (1958), secondo film di Tarkovsky studente
alla VGIK.
Non Cadranno Foglie Stasera (There Will be No
Leave Today/Segodnja Uvolnenija ne Budet, 1959), ultima pellicola
di Tarkovsky studente alla VGIK.
Il Rullo Compressore e il Violino (The Steamroller
and the Violin/Katok i Skripka, 1960), esame finale di Tarkovsky
alla VGIK, scritto insieme ad Andrei Konchalovsky.
L'Infanzia di Ivan (My Name is Ivan/Ivan's Childhood/
Ivanovo Detstvo, 1962), vincitore del Leone d’Oro come
"Miglior Film" al Festival di Venezia del 1962. Ambientato
durante la seconda guerra mondiale, è il film del regista russo
più convenzionale.
Andrei Rublev (Andrej Rublëv, 1966),
un racconto epico, basato sulla vita di Andrei Rublev, il più
famoso pittore di icone russe del medioevo.
Solaris (Soljaris, 1972), personale interpretazione
del regista dell’opera di Stanisław Lem.
Lo Specchio (Mirror/Zerkalo, 1975), ricostruzione
autobiografica dei momenti più importanti nella vita di Tarkovsky.
Stalker - La Zona (Сталкер,
1979), ispirato alla novella "Picnic sul Ciglio della Strada"di
Arkady e Boris Strugatsky.
Tempo di Viaggio (Voyage in Time, 1983),
documentario per la TV Italiana girato con Tonino Guerra durante i
sopralluoghi per la realizzazione di Nostalghia.
Nostalghia (Nostalghia, 1983), uno studioso
russo ritrova le tracce del passaggio di un compositore del 18esimo
secolo, suo conterraneo, in Italia. L’incontro con un malato
di mente, che crede di poter salvare l’umanità trasportando
una candela accesa attraverso una piscina vuota, cristallizza il desiderio,
il senso melanconico del poeta, per la sua famiglia, per la fede e
per la sua terra d’origine.
Sacrificio (The Sacrifice/Offret, 1986),
la pellicola è incentrata sulla prospettiva delle distruzione
nucleare, e sulla risposta spirituale di un uomo che si interroga
su questo e su altri dilemmi.
Caratteristiche del DVD.
Durata: 163 min
Numero Dischi: 1
Genere: Fantascienza
Produzione: Medusa Home Entertainment, 2006
Dati tecnici: 9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo 1,66:1),
PAL Area 2
Lingua audio: Italiano, Dolby Digital 5.1 - Russo, Dolby Digital 5.1
Lingua sottotitoli: Italiano
Contenuti Speciali: Documentario "La Casa di Tarkovskij",
Il Regista, Ruoli, Foto dal Set, Trama testuale del film
ISBN: 8-009833-013432.
Riferimenti
Bibliografici:
Alessandro Riva, "Stalker
di Andrej Tarkovskij: una metafora della condizione di artista"
"Stalker"
sulle pagine della Wikipedia [in Italiano]
"Stalker"
sulle pagine della Wikipedia [in Inglese]
Stalker,
Scheda dell'Internet Movie Database
Stalker,
Scheda dell'Internet Movie Database [in Italiano]
Stalker,
Scheda dell'ActivCinema [in Italiano]
"Andrei
Tarkovskij
" sulle pagine della Wikipedia [in Italiano]
"Andrei
Tarkovskij
" sulle pagine della Wikipedia [in Inglese]
Pace
profonda nell’onda che corre.