ARKADI E BORIS STRUGATZKY VS. ANDREJ TARKOVSKIJ
Seconda Parte
di
Daniele "Nemo" Volpi


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"Una situazione senza speranza! Perché è da quell'ottanta per cento degli spettatori che, non si sa per quale motivo,
si sono messi in testa che noi siamo tenuti a divertirli, che dipendono i soldi per il nostro prossimo film".
Andreij Tarkovskij, "Scolpire il Tempo" (1970-1986).


Stalker: nome di origine anglosassone che significa "battitore, colui che guida alla caccia di qualcosa"…

È possibile che la nostra razza, un giorno, possa ridursi al rango di insetti su di un prato, ai margini di una strada, sconvolti dal rapido passaggio di una brigata di esseri umani impegnati in un picnic…? Nel nostro articolo precedente abbiamo analizzato l’idea di due scrittori russi, i Fratelli Arkadi e Boris Strugatzky che, all’inizio degli anni '70, realizzarono un piccolo capolavoro, "Roadside Picnic/Picnic sul Ciglio della Strada" (Piknik na Obochine), un breve romanzo di SF dove viene descritta esattamente una situazione di questo tipo: misteriosi e sconosciuti alieni si sono fermati, per breve tempo, sulla superficie del nostro pianeta, durante il loro viaggio attraverso il cosmo. Sapere da dove vengono non è molto importante, né interessa più di tanto agli autori discutere sul loro aspetto fisico, oppure sulle loro intenzioni. Queste "creature" hanno occupato per un poco sei aree ben precise, posizionate secondo un ordine logico su tutta la Terra, sei luoghi abbandonati dalla realtà, che saranno ricordati in seguito come "le Zone", sei fazzoletti di terreno entro cui le leggi naturali (per come le conosceva l’Umanità) sono state modificate per sempre… Gli alieni hanno provocato questa trasformazione coscientemente?
Con tutta probabilità no, ed è questo che ci viene raccontato, all’inizio del libro, dallo stesso scienziato che ha potuto studiare il fenomeno della loro venuta.
Queste creature, di cui non si sa nulla, hanno utilizzato il nostro pianeta semplicemente come una tappa intermedia in quello che sembra soltanto uno dei loro normali spostamenti, senza curarsi più di tanto del fatto che la Terra, il luogo del loro momentaneo ristoro, era abitata e che una delle razze che la occupava era senziente, curiosa e molto interessata a questo mancato primo contatto.
Ora che gli ospiti se ne sono andati, l’uomo ha deciso di scoprire i misteri delle Zone e degli strani oggetti che "l’allegra compagnia" ha dimenticato, più o meno intenzionalmente, come fossero immondizia, lungo il suo cammino. Purtroppo le Zone uccidono la maggior parte dei temerari disposti a rischiare la vita per penetrare al loro interno e gli oggetti alieni faticosamente recuperati mantengono con ferocia i loro segreti, quasi a farsi beffe di coloro che hanno sacrificato tutto pur di farli uscire dalle Zone, per trasportarli nel mondo reale
E così l’Umanità ha deciso di recintare questi luoghi, limitandosi a controllarli ed a studiarli più o meno superficialmente, riportando la propria esistenza sui tranquilli binari del conformismo e delle abitudini comuni, nascondendo la testa sotto la sabbia per continuare la solita la vita da insetto indifferente. Per fortuna esistono gli Stalker, i cacciatori, che hanno fatto della sfida, costantemente lanciata alla Zona, la loro unica ragione di vita. Una sfida persa in partenza e pagata a caro prezzo, ma al tempo stesso uno schiaffo al destino, una tensione, che permette a questi cavalieri erranti di conservare comunque una coerenza etica(se di etica uno Stalker può parlare) di fronte della corruzione in cui sono precipitati gli abitanti delle aree intorno alle Zone.
Ma gli Stalker non si accontentano soltanto di questo, vogliono molto di più, sono costantemente impegnati nel tentativo di realizzare l’impresa estrema, di raggiungere il Santo Graal di questo luogo ormai diventato inumano, o meglio extraumano, cioè conquistare la mitica Sfera d’Oro, l’oggetto più ambito fra quelli presenti all’interno della Zona, in grado di trasformare in realtà il più recondito desiderio di ogni uomo…

Poi è arrivato il regista Andrej Tarkovskij e dal lavoro dei fratelli Strugatzky ha tirato fuori una pellicola strana, difficile e poetica nello stesso tempo, "Stalker – La Zona"…

1. "La Zona" è la Zona...

"La Zona come ogni altra cosa nei miei film non simboleggia nulla: la Zona è la Zona, la Zona è la Vita: attraversandola l'uomo o si spezza o resiste...".
Andreij Tarkovskij - "Scolpire il Tempo" (1970-1986).

"Mia cara, il mondo è infinitamente noioso, perciò non possono esistere né la telepatia, né i fantasmi, né i dischi volanti. Niente di tutto questo. Il mondo è regolato da leggi ferree, che lo rendono insopportabilmente noioso e queste leggi, aimè, non vengono  violate, non si lasciano violare. Non speri nei dischi volanti, sarebbe un fatto troppo interessante".
"Ed il Triangolo delle Bermuda? Non vorrà certo negare che esista".

"Lo nego certo! Non esiste nessun Triangolo delle Bermuda. C’è solo il triangolo A-B-C che è uguale al triangolo A1-B1-C1… Non avverte quale triste noia è racchiusa in queste affermazioni? Il Medioevo, quello sì che era interessante. In ogni casa uno spirito, in ogni chiesa un Dio. Gli uomini erano giovani: oggi un uomo su quattro è vecchio.
Che noia, mia cara, che immensa noia".
Lo Scrittore e la Prostituta all’inizio della pellicola,  (Stalker, 1979).

Facciamo un poco d’ordine: Stalker (Сталкер) è un film di Fantascienza realizzato nel 1979 da Andrej Tarkovskij e tratto dal racconto "Picnic sul Ciglio della Strada" (1971) dei fratelli Arkadi e Boris Strugatzky. Questa pellicola rappresenta, come già era accaduto per Solaris (tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem), una personale interpretazione di Tarkovskij della novella originale. Si è discusso molto se sia corretto definire "Stalker" un lungometraggio di "Fantascienza", dal momento che di fantastico il film possiede soltanto alcuni elementi della trama, mentre il suo sviluppo sembra più legato alle dinamiche del cinema d'autore. La pellicola racconta di un lento e profondo viaggio (catartico) compiuto da tre diversi personaggi all'interno della famigerata "Zona", dove le loro diverse concezioni di vita si incontreranno, si scontreranno e verranno messe più volte in discussione. Accompagnato dal Bolero di Ravel, dal Tannhäuser di Richard Wagner e dalla 9na Sinfonia di Ludwig van Beethoven, il film venne realizzato fra Dolgopa (Russia), Tallinn (Estonia), Isfara (Tajikistan), e Chernobyl (Ucraina), per essere presentato al Festival cinematografico di Mosca nell'agosto del 1979 ed al Festival di Cannes, il 13 maggio 1980.

Proviamo a descrivere, per grandi linee, la trama del lungometraggio…
Uno Scrittore ed uno Scienziato (il "Professore") decidono di entrare nella Zona, un territorio che è stato trasformato dalla caduta di un meteorite o forse di un’astronave, in qualcosa di totalmente diverso, differente, quasi alieno, nonostante la sua apparenza quasi normale.
Durante tutto il film la causa di questa trasformazione non viene rivelata, mentre il pubblico scopre dalle parole del Professore che la prima ipotesi fatta, quella di un meteorite, non portò a nulla, dal momento che del bolide non venne trovata alcuna traccia e si è limitato a vaporizzare o quasi il tranquillo villaggio su cui è precipitato, di cui potremo vedere soltanto isolate rovine. Ma la gente, a mezza voce, racconta che in questa "Zona" si trovi una Stanza in cui i desideri più intimi e segreti dell’uomo possono avverarsi, ed è questo luogo che i due, per differenti motivi, desiderano raggiungere. A questo scopo ingaggiano uno Stalker (di cui non ci viene nemmeno rivelato il nome), una guida esperta della Zona, che utilizzerà tutte le sue conoscenze e la sua esperienza perché i suoi due 'clienti' possano arrivare sani e salvi in questo luogo misterioso, guidandoli in un percorso proibito attraverso un terreno solitario, spoglio e desolato, dalle regole (non scritte, proprio perché non più umane) sempre più articolate, sfuggenti ed imprevedibili, che sembrano mutare ad ogni istante che passa.
In "Picnic sul Ciglio della Strada" la Zona viene descritta come affollata di strani oggetti e percorsa da fenomeni misteriosi, un argomento che nella pellicola è stato quasi completamente eliminato; a ricordarci in piccola parte questa eredità, nel lungometraggio, ritroviamo l’abitudine dello Stalker di gettare dadi metallici attraverso il sentiero, nella direzione in cui il gruppo di uomini intende procedere, prima di attraversarlo; una precauzione che i personaggi del racconto erano soliti prendere quando sentivano di trovarsi nelle vicinanze di una delle tante anomalie gravitazionali che caratterizzavano questo luogo, capace di sorprenderli e farli a pezzi.
Il viaggio verso il loro obiettivo si trasformerà ben presto in una discesa psicologica nel profondo del loro animo, del loro cuore e, nello stesso tempo, un confronto tra i caratteri ed i sentimenti più nascosti (quelli che abbracciano se stessi e la propria vita) dei due viaggiatori. Stranamente, per tutta la durata della pellicola, lo Stalker rimarrà distaccato dalle discussioni dei due personaggi che sta accompagnando, per proseguire nel suo compito in maniera sempre più imperscrutabile.

"Che si avverino i loro desideri. E che possano ridere delle loro passioni. Infatti ciò che chiamiamo passione non è energia spirituale, ma solo attrito tra l’animo e il mondo esterno. E soprattutto, che possano credere in se stessi. Che diventino indefessi come bambini, perché la debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile. Quando muore, è forte e rigido. Così come l’albero: mentre cresce, è tenero e flessibile, quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza, sono compagni della morte. Debolezza e flessibilità, esprimono la freschezza della esistenza. Ciò che si è irrigidito, non vincerà".
Il Discorso dello Stalker, "Stalker - La Zona" (Andreij Tarkovskij, 1979).

Ma quali sono i veri motivi che spingono lo Scrittore e lo Scienziato verso la stanza e perché lo Stalker ha tanto a cuore la propria missione?
Cosa potranno trovare, i due viaggiatori, nel luogo dove i sogni possono diventare realtà?
E la possibilità di vedere completamente realizzati i propri sogni deve essere necessariamente considerata una fortuna? Cosa può riservarci la capacità di vedere concretizzarsi ciò che desideriamo più profondamente, ciò che abbiamo dentro, quello che ad un certo punto lo Stalker definirà con l’espressione "I Desideri più Sofferti"? Siamo veramente pronti a vedere soddisfatti questi desideri? Siamo sicuri di sapere cosa desideriamo "realmente"? E poi la domanda finale, che angoscia lo stesso Stalker: "Quanto è importante per le persone che lui sta accompagnando alla Stanza dei Desideri il Credere? ".

Allora… Dopo avere ottenuto un grande successo di critica e pubblico con la regia teatrale dell'Amleto nel 1976, Andrej Tarkovskij era tornato dietro alla macchina da presa per girare un film liberamente (e sottolineo liberamente, per quelli fra di voi che hanno una mezza idea di uscire alla fine di questa nostra chiacchierata ed acquistare il DVD del film… Non vi incavolate con il sottoscritto dopo averlo visto se non vi piace, sia chiaro!) ispirato al romanzo "Picnic sul Ciglio della Strada". La traccia del film fu presentata dallo stesso Tarkovskij, in un'intervista del 1976:

"In una parte del mondo piomba una nuova civiltà. Essa si isola in una zona che inquieta il resto del pianeta. Si formano commissioni internazionali, si mobilizzano eserciti, si cerca di capire cosa stia succedendo oltre la barriera: una divisione di carri armati forza il blocco, ma scompare.
La zona viene recintata; gli extraterrestri partono, ma il luogo si è trasformato. La notizia invade il mondo.
Scienziati e tecnici studiano la zona per alcuni anni. Trafficanti e avventurieri vi penetrano clandestinamente, accompagnati da Stalkers, guide che procurano loro pezzi metallici lasciati dagli stranieri. Alcuni Stalkers scoprono all'epicentro della zona un disco capace di esaudire ogni richiesta umana. I personaggi del film, uno scrittore che ha perduto l'ispirazione e un ricercatore che si occupa di problemi sovraumani, si mettono in testa di ritrovare la loro personalità. Quanto al loro Stalker, questi pretende la guarigione della sua bambina paralitica.
Ma lo scrittore non raggiunge l'epicentro, lo scienziato mette una bomba ad orologeria vicino al disco misterioso, lo Stalker dimentica la figlia e non pensa che al denaro. Nessuno di loro aveva fede, nessuno è stato esaudito".


In un secondo momento, il regista decise di rivedere le proprie idee, in fase di sceneggiatura, modificando in maniera radicale la figura dello Stalker, che divenne l’alter ego del regista e contemporaneamente il vero "fuoco", il perno della narrazione, rendendolo una persona sofferente e fedele alla propria missione di ricerca. Giunto alla soglia della misteriosa Stanza, l’uomo non riuscirà nemmeno a chiedere la guarigione della figlia che non è in grado di camminare… La struggente passione per il suo compito, quello di trasportare a destinazione i misteriosi visitatori, si trasformerà in dolore per lo scettico cinismo dimostrato da questi uomini che, davanti alla Stanza dei Desideri, preferiscono non osare, non fare il passo decisivo, non prendersi la responsabilità di chiedere qualcosa, di mostrare il loro desiderio più profondo...
Il film si conclude con una sequenza straordinaria, destinata a rimanere a lungo nel cuore e negli occhi degli spettatori: la figlia menomata dello Stalker, frutto delle trasformazioni avvenute nella Zona, che hanno segnato per sempre non soltanto l’anima del cacciatore ma anche il suo corpo, il suo patrimonio genetico, riesce a spostare per telecinesi due bicchieri ed un vaso di vetro, disposti sul tavolo di cucina della propria casa (il più grande di questi, addirittura, rovina tragicamente a terra dal bordo del tavolo), utilizzando la sola forza del pensiero. Attraverso questa semplice immagine il regista riesce a trasformare la sua pellicola in una testimonianza dell’invisibile, della veridicità dei fenomeni presenti nella Zona messi più volte in discussione dai due viaggiatori, del Mistero, una capacità che più di un critico ha riconosciuto a Tarkovskij, un Genio che è stato in grado di cristallizzare per un istante di tempo, su di una pellicola cinematografica, la magia dell’inconoscibile.
Come inconoscibili erano gli alieni che avevano deciso di scendere nella Zona, indecifrabili nelle loro intenzioni extraumane, ed aliena è anche la figura della "Bambina" figlia dello Stalker che, collegata in qualche modo al mistero di questo luogo, rende i visitatori da un altro pianeta in qualche modo più vicini al pubblico. Non è un caso se Tarkovskij  ha deciso di rappresentare le scene ambientate nel mondo reale, al di fuori dalla Zona, in un bianco e nero "sporco" e degenerato, come sporco e corrotto è il mondo al di fuori dell’area visitata dai misteriosi ospiti, con tutte le sue brutture e delusioni, a cui si contrappongono i colori luminosi e violenti della Zona, che ritorneranno solo più tardi, alla presenza della Bambina.
Per lo Stalker è la Zona il solo mondo reale, mentre la nostra vita di tutti i giorni è veramente l’unica zona totalmente aliena che l’uomo conosce. E la figlia, considerata in qualche modo parte della Zona, ne condivide i colori e la dimensione quasi onirica…
Molti critici hanno voluto identificare nello Stalker e nei suoi familiari quei poveri di spirito, quegli umili Dostoevskiani, che hanno bisogno di aggrapparsi alla Fede per mantenere viva quella scintilla di speranza necessaria per continuare ad andare avanti, che si contrappongono alla figura dei due intellettuali in viaggio verso la Stanza, perché a quel punto, abbandonato ogni tentativo di intervenire nella storia, Tarkovskij non si cura più di loro. Nell'ex Unione Sovietica, all'uscita di Stalker, si venne a creare in breve tempo una congiura del silenzio che nemmeno i critici più spericolati osarono violare. Il fatto è che un film come Stalker sembra dotato di vita propria; parla di spiritualità e per questo non c’era posto per lui nel movimento artistico sovietico ufficiale. "Iskusstvo Kino" decise di non recensirlo nemmeno, "Sovetskij Ekran" ne parlò soltanto due anni dopo, senza approfondirne le tematiche. Il regista fu ufficialmente disapprovato dalle autorità sovietiche, non per le sue posizioni politiche (Tarkovskij raramente poteva essere trovato a parlare di politica), ma perché la sua opera aveva a che fare con i problemi della spiritualità e con la ricerca di "Dio".
L’USSR, in quel periodo, era ancora una nazione ufficialmente atea, ed i lavori di Tarkovskij si distinguevano per divergere sensibilmente dalla linea di pensiero stabilita dal partito, rendendo l’artista sospetto e pericoloso per il suo paese. Comunque le sue opere erano già relativamente famose ed il regista veniva considerato da molti critici e colleghi occidentali "come il più grande cineasta dell’Unione Sovietica"; per questi motivi le autorità si videro costrette, anche se a malincuore, a permettere al regista di continuare il suo lavoro. La parte centrale dell’opera venne girata in pochi giorni presso un impianto idroelettrico deserto sul fiume Jägala, vicino a Tallinn, in Estonia e quando la troupe tornò a Mosca, si scoprì che tutte le pellicole del film non erano state sviluppate nel modo giusto: il supporto utilizzato faceva parte di uno stock di pellicole sperimentali realizzate dalla Kodak ed i laboratori sovietici non avevano la necessaria esperienza per trattare un materiale di questo tipo (veramente ci furono anche dei sospetti che le autorità russe, non sempre molto gentili con Tarkovskij avessero deliberatamente provocato la distruzione dei negativi…). Durante le riprese che avevano anticipato la scoperta del problema sulla pellicola, i rapporti del regista con il suo primo operatore, Georgi Rerberg, si deteriorarono seriamente. Sembra che, dopo aver visionato il girato, lo stesso Rerberg abbia lasciato la prima proiezione e non sia più tornato indietro. Nel momento in cui venne scoperta la pellicola inutilizzabile, il regista aveva già realizzato tutto le scene in esterno; alcuni avrebbero dichiarato che Tarkovskij sembrava veramente felice di quanto era accaduto, anche se non era molto contento per il fatto di avere girato così tanto prima di scoprire il problema (comunque la discussione è ancora aperta…).
Rashit Safiullin, Set Designer dell’opera, in una intervista di alcuni anni fa, avrebbe dichiarato che Tarkovskij era così scoraggiato per i problemi burocratici che gli facevano perdere così tanto tempo, da essere pronto ad abbandonare ogni futura produzione di questo film (leggete con attenzione il discorso fatto dallo Scrittore dopo aver superato il cosiddetto tritacarne che ho riportato più avanti… Sembra di ascoltare il dolore più profondo del regista che vede il suo lavoro messo alla berlina dal potere costituito!). Con la perdita della prima versione di "Stalker" le autorità del Soviet Film Boards si mostrarono seriamente intenzionate ad interrompere le riprese, cancellando ufficialmente il progetto. Ma Tarkovskij trovò immediatamente una soluzione, chiedendo di realizzare un film in due parti, il che avrebbe significato vedersi assegnare altri fondi e, contemporaneamente, un aumento nei tempi a sua disposizione per la realizzazione dell’opera. In questo modo il regista finì con il rigirare quasi completamente la pellicola con un nuovo operatore, Aleksandr Knyazhinsky, costruendo qualcosa di molto vicino ad una metafora filosofica, piuttosto che ad un film di fantascienza (un percorso molto simile a quello che aveva già intrapreso ai tempi di "Solaris"); come al suo solito l’autore aveva continuato a riscrivere la sceneggiatura per tutto il tempo delle riprese, durante il montaggio ed il doppiaggio (anche quest’opera, come molte altre del periodo, venne doppiata).
Intanto un’ombra nera sembrava addensarsi sugli interpreti ed i componenti della troupe che girò il lungometraggio: un gran numero degli attori e tecnici che contribuirono alla realizzazione del film scomparvero, infatti, entro pochissimo tempo a causa di gravi malattie. Col senno di poi sono numerosi i critici e gli studiosi che hanno creduto di individuare nelle lunga e complicata realizzazione della pellicola, e nel terreno su cui le riprese vennero effettuate, le ragioni ultime di queste morti. Ricorda Vladimir Sharun (Sound Designer in Stalker):

"Stavamo girando nei pressi di Tallin, nell’area attorno al piccolo fiume "Pirita", dove si trova una stazione idroelettrica semifunzionante. Sul fiume si trovava un impianto chimico e questo scaricava liquidi velenosi lungo la corrente. Potete vedere queste immagini persino in Stalker: nevica in estate ed una schiuma bianca scende lungo il fiume. Nei fatti era un qualche tipo di veleno terribile. Molte donne della nostra troupe svilupparono violente reazioni allergiche sul viso. Tarkovskij morì per un cancro al tubo bronchiale destro. Lo stesso accadde a Tolya Solonitsyn. Che questo fosse collegato al luogo dove vennero effettuate le riprese di Stalker mi fu chiaro quando anche Larissa Tarkovskaya morì a Parigi per la stessa malattia".

Non fatichiamo certo ad immaginare, specialmente dopo aver letto il romanzo dei fratelli Strugatzky, che un artista con il carattere e la sensibilità di Andrej Tarkovskij abbia trovato subito in questa narrazione pane per i suoi denti, facendo sua in qualche maniera una storia come questa, e basando gran parte del film sulla descrizione dalla profonda frattura che il racconto degli Autori apre improvvisamente nella struttura stessa della nostra realtà… Niente riusciva ad irritare di più Tarkovskij, d'altra parte, della domanda su cosa significasse, per lui, la Zona, perché è proprio l’incapacità dell’uomo nel rispondere a quella che sembra soltanto una semplicissima domanda ad essere utilizzata per esprimere il senso di religiosità voluto dal regista nella pellicola.
Regista che, con un inaspettato colpo di genio, rappresenta il "nostro mondo", la nostra realtà, in uno squallido bianco e nero riservando soltanto alla Zona uno colore "brillante, splendido".
Nel lungometraggio, tutto quello che, come La Zona, va al di là della capacità di razionalizzare dell’uomo e delle gabbie concettuali entro cui siamo rinchiusi dal nostro linguaggio, ancora troppo primitivo per poterla rappresentare con i suoi strumenti, viene manifestato dal regista al pubblico come presa di cognizione della bellezza e, nello stesso istante, percezione del pericolo. Nella Zona entra soltanto chi non ha più nulla da perdere (o meglio è La Zona che fa entrare dentro di sé soltanto chi sente di non avere più nulla da perdere), chi ha deciso coscientemente di non credere più a nulla. La Zona è per i perdenti, per coloro che si sono abbandonati a loro stessi… Affrontare La Zona alla ricerca della Stanza, oppure affrontare la parte più nascosta della nostra Anima, è un processo che richiede una abbandono totale, non alla ragione, non alla forza, ma all'estrema debolezza, alla chiarezza mentale di chi si accorge di non sapere più nulla, a chi fa il vuoto nella propria mente. Per certi versi il film di Tarkovskij presenta una concezione del senso dell’esistenza molto Zen; molto presto ci accorgiamo che lo Stalker è l’unico a sapere come affrontare il percorso perché ha capito che non è necessario andare dentro La Zona, ma lasciare che La Zona entri dentro di noi, che ha compreso di doversi trasformare in acqua, diventare fluido per scorrere meglio attraverso la vita, che spezza o fa crescere l’uomo deciso ad affrontarla…
Realizzato proprio sotto il segno dell'acqua, il tema della contrapposizione tra rigidità/forza e flessibilità/debolezza, che il regista fa corrispondere alla vita, non sembra poi così assurdo. Alla stesso modo della poesia, la filosofia nascosta in "Stalker" passa attraverso le emozioni suscitate dalle sue immagini (sottolineiamo che il cinema di Tarkovskij *è* poesia in movimento). In questo modo la sceneggiatura del regista russo trasforma lo Stalker in una figura fortemente Cristologica, incapace però di assicurare una salvezza di qualsiasi tipo ai suoi "protetti" che conduce nel loro viaggio attraverso la Zona. Lo Stalker/Salvatore di Tarkovskij è un mediatore, una sorta di "guida delle anime", ma il viaggio messo in scena nella pellicola non è destinato a salvare o meno le anime dei viaggiatori, quanto la loro esistenza ed il loro cuore.
Chi ha il coraggio di seguire l’anonimo cacciatore, fino nel nella parte più nascosta e segreta della Zona, si troverà magicamente trasportato sino ai limiti della propria capacità di sperare, e di desiderare, fino alla soglia di quella "Stanza dei Desideri" che nessuno dei due viaggiatori, per le loro tipiche limitazioni umane, avrà alla fine il coraggio di attraversare.

2. "Stalker": Il Film...

"Ma c'è dell'altro: lo Stalker sapeva che non sarebbe entrato: la sua è una missione, una vocazione: "Uno Stalker non può chiedere nulla per se stesso" - dice - "Quello che ho, è qui nella zona. La mia felicità, la mia libertà, la mia dignità, tutto qui... Io porto qui solo quelli come me, infelici, disperati... E io posso aiutarli...". Solo un altro Stalker è entrato nella stanza, il suo maestro, per chiedere di riportare in vita il fratello morto per sua colpa, ma la stanza invece lo ha fatto ricco cosicché egli si è impiccato... Ma allora perché lo Stalker si arrabbia con lo scrittore e lo scienziato? Perché non hanno tenuto fede la loro patto? Non sono entrati, non hanno creduto fino in fondo? Non hanno affrontato l'ultima prova? […]Lo Stalker non può essere compreso dallo Scrittore e lo Scienziato, ma può contare sull'amore incondizionato della moglie: è lei l'amica fedele disposta a comprendere e accettare il carattere perturbante dell' opera prodotta nel loro rapporto: la figlia mutante e paralitica... Frutto della Zona e ancora in contatto con essa, come mostra il suo silenzio unito allo straordinario potere di muovere gli oggetti col pensiero. La moglie, inoltre, è disposta, grazie al suo amore, a lasciarsi condurre nella Zona, per rimanerci forse per sempre".
Alessandro Riva, "Stalker di Andrej Tarkovskij: una metafora della condizione di artista".

"Stalker" è un film basato principalmente sulla natura profonda, sfuggente, ma sopratutto ambigua del Desiderio Un viaggio nella Zona, offre il pretesto a tre viaggiatori molto particolari per parlare più a fondo del desiderio, legandolo a problemi sociali ed etici di portata molto più vasta. Dalla Zona molti non ritornano, forse perché non sono stati capaci di affrontare i propri demoni interiori, prima che la Zona stessa (ricordate Il Porcospino?).  Uno Stalker (che cerca una via di fuga dalla nostra realtà), uno scrittore famoso in cerca di ispirazione (disgustato dal comportamento dei personaggi che popolano l’ambiente letterario da cui proviene) ed un Fisico (che vuole vendicarsi di alcuni torti subiti dai propri colleghi di lavoro distruggendo la minaccia ancora in nuce rappresentata dalla Zona), intraprendono abusivamente un cammino all’interno della Zona, spinti da un’irrefrenabile desiderio di trovare la Mitica Stanza dei Desideri, e durante il viaggio lentamente emergono particolari inquietanti su questo fazzoletto di terra e sull’animo di ciascuno dei personaggi.

"Ecco un altro 'esperimento'. Esperimenti, fatti, verità, in ultima istanza. Ma fatti non ce ne sono. E qui, poi, meno che altrove. Qui tutto è inventato da qualcuno, è la trovata idiota di qualcuno: possibile che non ve ne rendiate conto?
E voi lo dovreste assolutamente sapere di chi è… Ma perché poi? A che cosa servono tutte le vostre nozioni, quale coscienza ne potrà soffrire? La mia? Io non ho coscienza. Ho solamente nervi. Una carogna mi stronca, mi si apre una piaga. Un'altra carogna mi loda, è un’altra piaga. Tu ci metti l’anima, ci metti il cuore e quelli niente, ti divorano l’anima ed il cuore […] Un tempo pensavo che qualcuno sarebbe diventato migliore grazie ai miei libri… Ma se non servo a nessuno! Creperò e dopo due giorni mi avranno dimenticato e ricominceranno a divorare qualcun altro. Io pensavo di cambiarli ed invece sono stati loro a cambiare me: mi hanno cambiato a loro immagine e somiglianza…".
Lo Scrittore dopo aver superato il Tritacarne,  (Stalker, 1979).


Difficile però raggiungere l’obiettivo che si sono prefissati.
La Zona è Viva, sembra capace di pensare in maniera autonoma; riesce in qualche modo a leggere le parti più profonde e nascoste dell’animo di chi la attraversa e lascia passare indenni soltanto i senza speranza, gli infelici... Come l’anonimo Stalker.
La Zona si dimostra una entità insidiosa, mano a mano che la narrazione procede, mano a mano che il film procede sembra assumere il ruolo del quarto protagonista della vicenda, diventa insomma un altro soggetto, capace di articolare pensieri logici e finendo per assumere caratteristiche simili a quelle del nostro inconscio… E’ un luogo desolato, oscuro, caratterizzato dagli scheletri delle abitazioni, utilizzate un tempo ed ora diroccate e abbandonate dalla popolazione, a cui la Zona ha ispirato credenze e superstizioni direttamente collegate con i fenomeni paranormali che avvengono in questi luoghi. Nella Zona di Tarkovskij si riflette l’osservazione del proprio inconscio, la crisi dell’uomo che lo porta a meditare profondamente sul significato della propria vita (una cosa che i personaggi della storia faranno durante tutto il viaggio, ciascuno capace di regalare voce ai pensieri dell’altro). Ed in questo scenario sono numerosi i trabocchetti mortali in cui i tre uomini possono rischiare di incappare, non ultimo proprio il realizzarsi dei desideri più profondi degli stessi viaggiatori. Il progredire della vicenda sembra volerci suggerire che i desideri più veri, quelli più vicini alla natura di uomini, quelli più profondamente radicati nel nostro inconscio si dimostrano comunque eticamente inaccettabili per la nostra coscienza; quasi che offrire loro la possibilità di realizzarsi possa risolversi in una sorta di punizione quasi divina
Non sarà che i desideri più autentici, quelli più legati alla nostra natura possono anche dimostrarsi totalmente devastanti per noi stessi e per chi ci sta accanto?
E’ per questo motivo che l’accesso Zona è stato proibito dalle autorità?
Perché i più coraggiosi non finiscano con il farsi del male, diventare creature antisociali oppure acquisire poteri da tiranni? Il potere assoluto corrompe in maniera assoluta: allora la Zona di Tarkovskij è in grado di mostrare la parte più corrotta dell’uomo e per questo è stato necessario isolarla, nasconderla agli occhi della gente comune che, cadendo in balia dei suoi poteri, diventerebbe vittima e carnefice di se stessa? La pellicola sostiene la tesi che, nel momento in cui ci si presenta la possibilità di realizzare quello che desideriamo emergono dalla nostra psiche, dalla nostra coscienza, le nostre rappresentazioni più oscure, quelle verità orribili che avevamo nascoste anche a noi stessi...
Come ho avuto già occasione di ricordarvi, in tutta la pellicola aleggia il fantasma del Porcospino, maestro e mentore del nostro Stalker, che è riuscito dopo molte peripezie a raggiungere la Stanza, dove ha espresso un desiderio (la resurrezione del fratello ucciso dalla Zona) ed è poi diventato ricchissimo. Ma non era questo quello che il Porcospino pensava di desiderare realmente e l’uomo si uccide impiccandosi (alla fine della pellicola ci verrà spiegato che il Porcospino era fatalmente oppresso dal senso di colpa per aver costretto il fratello, durante una precedente spedizione, a passare per primo in un tunnel molto pericoloso, il Tritacarne, dove quest’ultimo ha trovato la morte: altri lucidissimi richiami religiosi alla fine di Giuda ed al "fratello che ne uccide un altro", nella più tipica tradizione cristiana di Caino ed Abele…).
Raggiunta la Stanza, nessuno dei tre chiederà la realizzazione dei propri desideri. Addirittura lo Scienziato, che in maniera del tutto erronea pensa di avere compreso la vera essenza della Zona (e quindi la sua pericolosità), è tentato di annientarla con una piccola carica nucleare che ha trovato nelle sue vicinanze, abbandonata anni prima da suoi colleghi che avevano cercato di studiare il fenomeno. Lo Scrittore invece arriva nelle vicinanze della Stanza del tutto scettico sui suoi poteri magici e finisce per ridurre la Zona, la Stanza ed i suoi incredibili poteri alla stregua di un fenomeno da baraccone. Lo Stalker, diversamente dai primi due, rinuncia a formulare il suo desiderio (la guarigione della figlia menomata) perché si accontenta della sua vita anche se misera; si è reso conto di avere trovato nella sua attività di "Guida" dei viaggiatori attraverso la Zona la fonte di un potere sulle persone di cui non si era mai reso conto. Alla fine dopo aver capito la mostruosità del desiderare umano lo Stalker apprezzerà la Zona come luogo del silenzio e della solitudine e fantasticherà di rimanere per sempre in quel luogo, lontano dalla gente che sottende crudeltà a stento trattenute da una millenaria tradizione di civiltà.
"Stalker - La Zona" si è così trasformato in un piccolo miracolo cinematografico, una pellicola estremamente complessa capace di dimostrarsi, allo stesso tempo, enigmatica, ma anche ferocemente crudele ed incredibilmente poetica. Nel lavoro di Tarkovskij la macchina da presa si muove lentamente, l’occhio lucido e distaccato del pubblico che osserva, indaga e scruta sui particolari della Zona… Quasi con circospezione indugia sulle testimonianze del passato, sui segni ed i ricordi delle vittime del fenomeno che ha provocato la nascita di questa anomalia, sugli oggetti abbandonati sotto il pelo dell’acqua, frammenti di una umanità che non esiste più, almeno in quelle vicinanze, ma anche metafora per mostrare quello che i personaggi della storia, che tentano di dormire lì accanto, nascondono sotto la loro pelle… Eppure, fin dall'inizio della pellicola, è evidente come solo una lieve traccia narrativa riesca ad accomunare le due opere, mentre il testo originale dei Fratelli Strugatzky si presenta ridotto ai minimi termini, spogliato di tutti gli orpelli tipici della SF, frantumato, metabolizzato, per trasformarsi in quell’incantato viaggio all’interno della coscienza umana che è rappresentato nella versione cinematografica realizzata da Tarkovskij.
In entrambe le opere comunque la vicenda continua a presentarci un viaggio nella Zona, che nel caso del lungometraggio non è più il luogo misterioso testimone di una delle "Visitazioni Aliene" immaginato dai due scrittori, proibito all’umanità e quindi prezioso, ma è divenuto il posto della "Rivelazione", troppo potente perché possa essere facilmente gestito dalla fragilità dell’uomo comune e per questo motivo assolutamente proibito ai più, alla massa. Ancora oggi non ci è chiaro quanto il regista sia intervenuto in profondità nella realizzazione della sceneggiatura (che, comunque, rimane accreditata ai due Fratelli Strugatzky) oppure se abbia voluto appropriarsi soltanto di alcuni spunti narrativi, presi qua e là, sfruttare parte dei dialoghi, utilizzare una pagina del romanzo, amalgamando tutto questo con i suoi silenzi, i movimenti morbidi, gli sguardi ed i segni tipici della sua poetica. Quello di cui ci rendiamo conto è che Tarkovskij vedeva in questo racconto la possibilità di trasformare una sceneggiatura letteraria in una sceneggiatura "tecnica", sulla quale il regista russo poteva vantare piena autonomia, a patto di trasferire nel suo lavoro, con assoluta onestà, le proprie esperienze personali. Per questo motivo, dunque, "Stalker - La Stanza" è stata costruita come un’opera personalissima, non soltanto attraverso un attento utilizzo delle immagini in lento movimento caratteristiche del regista ma, con tutta probabilità, intervenendo direttamente sulla sua scrittura. Infatti le intenzioni di Tarkovskij erano altre, la sua volontà era quella di trasferire sulla pellicola la realtà del tempo che scorre, di abbandonare un certo modo di fare cinema per dare maggiore peso all'osservazione, per trasformare lo scorrere della pellicola dalla semplice registrazione di uno spettacolo teatrale nel reale percepire dell'uomo, nell’attualità, nella riproduzione della vita.
"Nel teatro" affermava il regista "è il procedimento tecnico a creare la poesia, e l'attore deve costruire interiormente la propria parte... Nel cinema egli deve essere ignorante del suo futuro e vivere".
Viaggiatore dello spirito, come del resto tutti i grandi artisti, Tarkovskij, non si comportò come il viandante che faceva uso strade già note e segnate, ma era un uomo che, camminando, finiva per tracciarne sempre di nuove ed in questo modo riusciva a sottolineare la difficoltà e la forza di volontà necessarie in ogni nuovo processo creativo.
Da questa idea nasce l’immagine dello Stalker cauto ed intuitivo, capace di raggiungere gli strati più profondi della propria psiche, della propria anima per poi riemergere forte di una nuova ispirazione. Così il viaggio nella Zona all’interno della pellicola viene anche interpretato come un processo psicanalitico, in cui la guida riesce a mostrare al pubblico le diverse vie che ci consentono di raggiungere il nostro inconscio. Ma la poetica di Tarkovskij era innanzitutto una tensione dello spirito, una ricerca mistica rivolta alla scoperta della Verità, alla ricerca di Dio. La marcia clandestina ed accidentata dello Scrittore e dello Scienziato verso la "Stanza", dove ogni desiderio sarà esaudito, è il riflesso del sofferto percorso che il Regista ha intrapreso alla scoperta di Sé, del significato della [sua] Vita (attraversandola l'uomo o si spezza o resiste) e del valore dell'Arte e della Scienza, in un mondo dominato dalle passioni (che non sono energia spirituale, ma solo attrito tra l'anima ed il mondo esterno). Un viaggio che l’artista costruisce su una visione soggettiva e per questo personale ed emozionata dello spazio che viene catturato dalla macchina da presa: prati, rottami, case o fabbriche abbandonate, acqua e fuoco che il regista voleva mostrare al pubblico come se fossero "visti per la prima volta", così da assumere una forte carica emotiva ed allo stesso tempo amplificare lo stato d'animo dei personaggi.
In questo senso il cinema di Tarkovskij voleva essere "realista" in quanto volendo esprimere nella sua opera un ideale morale, il regista aspirava a raggiungere la verità, che per lui significava qualcosa di assolutamente reale. Il suo cinema aveva il compito di mostrare allo spettatore la realtà senza intermediari, e tanto più questa realtà risultava particolare e soggettiva, tanto più assumeva una caratteristica universale, assoluta. Tarkovskij spingeva lo spettatore a vivere in modo diretto l'esperienza che il film presentava loro, non interpretandone simboli e allegorie perché essi, in realtà, non sono che "fatti figurativi" che rimandano ad un'osservazione diretta della realtà: secondo "Il film dev'essere sentito, percepito, e non spiegato in maniera esaustiva". In una società, quella Sovietica degli anni '70 da cui proveniva il regista, formalmente atea, e poi più tardi in un Occidente materialista, la profonda religiosità di Tarkovskij, che ha interpretato l'arte cinematografica come un mezzo dato all’uomo per crescere spiritualmente, ne ha fatto un autore rispettato ma emarginato, che a tratti pare voler compiere in "Stalker - La Stanza" un proprio viatico personale capace di fargli raggiungere la sua Stanza, dove conquistare la Grazia, cioè la Conoscenza Suprema
Un ultima considerazione: il film di Tarkovskij, precede di pochissimo la catastrofe nucleare di Cernobyl… Molti, in tutto il mondo hanno creduto di vedere in "Stalker" un film profetico, che in qualche maniera ha anticipato i fatti della storia reale (si sospetta che l’incidente del 1957 presso l’impianto di arricchimento del materiale radioattivo di Mayak, che provocò la distruzione di una "Zona" di migliaia di chilometri quadrati di terreno attorno al reattore [http://www.imdb.com/title/tt0079944/trivia], possa avere in qualche maniera influenzato questo film). Addirittura il personale che si prende cura dell’impianto nucleare abbandonato si definisce amichevolmente "Stalkers" e l’area che si trova attorno al reattore danneggiato viene oggi, comunemente, definita come "La Zona"… [http://www.johncoulthart.com/feuilleton/?p=1125].
Sette anni dopo la realizzazione del film, l’incidente alla centrale di Chernobyl ha chiuso un cerchio…

"Ma quando a questa Stanza ci crederanno tutti, ve lo immaginate che cosa potrà succedere? Quando tutta questa gente si precipiterà qui. Si tratta soltanto di una questione di tempo. Se non è oggi è domani e non si tratta di decine ma di migliaia! Tutti questi imperatori mancati, grandi inquisitori, fuhrer di ogni razza, benefattori e salvatori di tutto il genere umano. E non verranno per denaro o per l’ispirazione, ma per rifare il mondo!".
Lo Scienziato prima di raggiungere la Stanza,  (Stalker, 1979).

"Stalker – La Zona" (Сталкер).

[Potete trovare maggiori informazioni sulle pagine dell’Internet Movie Database – vedi Bibliografia]

Regia: Andrei Tarkovsky
Distribuzione: Mosfilm
Prodotto da: Aleksandra Demidova & Willie Geller (Line Producer)
Secondo regista: Larissa Tarkovskaya
Sceneggiatura: Boris Strugatsky, Arkady Strugatsky ed Andrei Tarkovsky (uncredited)
Film Editing: Lyudmila Feiginova
Musica: Eduard Artemyev
Prima macchina da presa: Georgi Rerberg (materiale non utilizzato, vedi sopra)
Seconda macchina da presa: Aleksandr Knyazhinsky (materiale utilizzato per il film), Leonid Kalashnikov (non accreditato)
Sound Designer: Vladimir Ivanovich Sharun
Set Designer/Decoration: Rashit Safiullin
Paese: URSS/Germania dell’Est
Data di Uscita al Cinema: Agosto 1979 (In Unione Sovietica); 15 Agosto 1980 (Finlandia)
Colore: Bianco&Nero/Colore
Durata: 155 min

Personaggi ed interpreti:
Stalker - Aleksandr Kajdanovsky
Moglie dello Stalker - Alisa Frejndlikh
Lo Scrittore - Anatoli Solonitsyn
Il Professore - Nikolai Grinko
La Figlia dello Stalker - Natasha Abramova
Faime Jurno  
Ye. Kostin  
R. Rendi


3. Andrej Tarkovskij, l’uomo che vide l’angelo: Il Regista...

"...Mi sembra che l’individuo oggi si trovi ad punto cruciale, faccia a faccia con la scelta di perseguire una nuova tecnologia e la moltiplicazione infinita dei beni materiali oppure trovare una nuova via che lo conduca ad una responsabilità spirituale, una direzione che, alla fine, possa condurlo non soltanto alla sua salvezza personale ma anche al riscatto dell’intera società; in altre parole di rivolgersi a Dio".
Andreij Tarkovsky (1986).


Andrei [Andrej] Arsenyevich Tarkovsky [Tarkovskij] (Андре́й Арсе́ньевич Тарко́вский, 4 Aprile 1932 - 29 Dicembre 1986) fu regista cinematografico, scrittore, attore e direttore d’opera. Generalmente considerato come il più importante ed influente cineasta russo del periodo post bellico, ed uno dei più grandi in tutta la storia del cinema, nasce a Zavrazie, un villaggio sulle rive del Volga, nell'attuale Russia, figlio del poeta moscovita Arsenij Tarkovskij, i cui scritti rappresenteranno una fonte di ispirazione nell'intera opera del regista. Trascorre i primi anni della sua vita nella casa dei nonni materni e questa esperienza sarà al centro della sua opera più personale, "Lo Specchio" (1975): qui Tarkovskij, tradendo i dettami del realismo sovietico, si avventura in una sognante "recherche" del suo tempo perduto. L'infanzia a Zavrazie, la separazione dei genitori, il passato che si ripresenta attraverso sogni intervallati dalla descrizione della sua esistenza di uomo adulto che non riesce ad essere né buon padre, né buon marito, né buon figlio. Scorci di vita privata mentre sullo sfondo della pellicola viene ricordata la storia recente dell'URSS: la Seconda Guerra Mondiale, l'assedio di Stalingrado, il Terrore Staliniano.
Il primo film di Tarkovskij, "L'Infanzia di Ivan" (1962), arriva due anni dopo essersi diplomato alla Vgik, la prestigiosa scuola nazionale di cinema di Mosca con il mediometraggio "Il Rullo Compressore e il Volino" (1960) ed è un film sulla guerra filtrato dagli occhi del giovane Ivan, che gli varrà il Leone d'oro al Festival di Venezia in ex aequo con Valerio Zurlini e il suo "Cronaca Familiare" (1962). La pellicola successiva segna la definitiva consacrazione di Tarkovskij nell'olimpo degli autori del cinema moderno: "Andrej Rublëv" (1966) rilegge la storia delle Russia del Quattrocento attraverso la vita e le gesta del pittore di icone Andrej Rublëv ed il film è una parabola sul senso dell'arte che ha la meglio sulla politica sanguinaria degli uomini. La pellicola non risultò molto gradita alle autorità sovietiche dell’epoca che, vedendo in quella Russia descritta dal film una metafora di quella contemporanea, ne ritardarono l'uscita per ben 6 anni.
È l'inizio del destino dell'opera di Tarkovskij che verrà sempre osteggiata nel proprio paese. Il regista riceverà continui rifiuti a molti dei suoi progetti, tra tutti la riduzione de "L'Idiota di Dostoevskij" e un film sul Vangelo di Luca e nel corso degli anni settanta riuscirà a dirigere solo tre film: "Solaris" (1971), il già citato "Lo Specchio" e "Stalker - La Zona" (1979). Solaris e Stalker prendono spunto da due romanzi di fantascienza, rispettivamente di Stanislaw Lem e dei fratelli Strugatzky, per spingersi nuovamente sui territori cari a Tarkovskij: il senso dell'esistenza, i limiti dell'uomo ma la spiritualità del suo cinema si fa sempre più accentuata, avvicinandosi a una religiosità dai toni mistici. Questi film, nonostante il successo nei festival stranieri, verranno osteggiati in patria venendo confinati in sale di terzo ordine e per questo, polemicamente, Tarkovskij sceglierà, come prima di lui Aleksandr Solženicyn o Rostropovich, la via dell'esilio. Nel 1983 è in Italia dove gira "Nostalghia", sceneggiato assieme a Tonino Guerra, una pellicola che racconta proprio di un russo in esilio, che in Italia scopre una nuova religiosità. Ormai malato, nel 1985 dirige in Svezia il suo ultimo film "Sacrificio". Il film è ancora un invito all'umanità a riscoprire una religiosità in un mondo ormai inaridito mentre, sempre in quegli anni, viene completato il libro "Scolpire il tempo" dove Tarkovskij definisce la sua idea non solo di cinema ma di etica ed estetica.
Tarkovskij si spegnerà a soli 54 anni, per un cancro ai polmoni, il 29 dicembre 1986 a Parigi. Il regista è stato sepolto in un cimitero per immigrati russi nella cittadina di Sainte-Geneviève-des-Bois, presso l’Île-de-France. Sulla sua tomba possiamo ancora leggere l’iscrizione "All’uomo che vide l’angelo". Nel 2002 è stato dato alle stampe "Martirologio" (Edizioni della Meridiana, Firenze), diario autobiografico del regista, definito "l'ultimo grande artista della tradizione russa".
Nonostante l'esigua filmografia, l'opera di Tarkovskij resta tutt'ora una delle più apprezzate del cinema moderno; a lui si sono ispirati molti autori, da Aleksandr Sokurov a Wim Wenders, fino a Lars Von Trier e Gus Van Sant. I lavori di Tarkovskij sono caratterizzate da temi prettamente cristiani e metafisici, riprese estremamente lunge ed immagini memorabili di eccezionale bellezza. Fra i temi ricorrenti nelle sue opere troviamo i sogni, la memoria, la fanciullezza, l’acqua che scorre accompagnata dal fuoco, la pioggia al coperto, le meditazioni, la levitazione ed il riapparire dei personaggi sullo sfondo durante i lunghissimi movimenti della sua macchina da presa.
Tarkovskij aveva negli anni sviluppato una sua teoria cinematografica che usava chiamare "Scolpire il tempo"; in questo senso il regista voleva intendere che l’unica caratteristica del cinema come medium era la possibilità che dava di far uscire la propria esperienza dal flusso del tempo ed alterarlo, scolpirlo insomma, come si fa con qualsiasi altro materiale. Le riprese inalterate, non ancora passate attraverso il montaggio, conservano il tempo come tempo reale, al contrario di quanto accade, per esempio nell’industria dei videoclip oppure in molte pellicole di Hollywood, dove viene richiesto uno stile cinematografico che non tiene conto del senso del tempo, imponendo allo spettatore il punto di vista di chi ha montato ed elaborato le immagini. Con l’utilizzo di ampie carrellate ed il minor numero possibile di tagli nei suoi lungometraggi, il regista russo aveva in progetto di suggerire al suo pubblico il senso del passare del tempo, della sua perdita ed il collegamento fra un istante ed il successivo. Questo è ancora vero sino al suo "Lo Specchio", dove Tarkovskij aveva focalizzato la sua ricerca nell’esplorazione di questa teoria; da questo momento in avanti, il regista avrebbe annunciato un deciso cambio di rotta e l’intenzione di basare i propri sforzi sull’esplorazione delle unità drammatiche proposte da Aristotele: un’azione concentrata, che accade in un luogo ben preciso, all’interno di una altrettanto ben precisa unità di tempo. Stalker si dimostrò, è lo stesso regista ad affermarlo, l’unico film che rifletteva e concretizzava veramente questa sua ambizione; paradossalmente l’opera è anche considerata anche la più coerente e riuscita dimostrazione della teoria dello "Scolpire il Tempo"

"Dio mio, che gente! Tu non li hai visti, hanno gli occhi vuoti! Pensano soltanto a come tenere alto il loro prezzo, a come rendersi più cari, a farsi pagare tutto, anche ogni moto dell’anima. Pensano di avere una missione da compiere, una vocazione e che si vive una sola volta… Ma gente così può credere a qualcosa?".
Le ultime considerazioni amare dello Stalker,  (Stalker, 1979).

Opere di Andrei Tarkovsky:

Gli Uccisori (The Killers/Ubijtsy, 1958), primo film di Tarkovsky studente alla VGIK, basato su di un racconto breve di Ernest Hemingway.
Concentrate (1958), secondo film di Tarkovsky studente alla VGIK.
Non Cadranno Foglie Stasera (There Will be No Leave Today/Segodnja Uvolnenija ne Budet, 1959), ultima pellicola di Tarkovsky studente alla VGIK.
Il Rullo Compressore e il Violino (The Steamroller and the Violin/Katok i Skripka, 1960), esame finale di Tarkovsky alla VGIK, scritto insieme ad Andrei Konchalovsky.
L'Infanzia di Ivan (My Name is Ivan/Ivan's Childhood/ Ivanovo Detstvo, 1962), vincitore del Leone d’Oro come "Miglior Film" al Festival di Venezia del 1962. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, è il film del regista russo più convenzionale.
Andrei Rublev (Andrej Rublëv, 1966), un racconto epico, basato sulla vita di Andrei Rublev, il più famoso pittore di icone russe del medioevo.
Solaris (Soljaris, 1972), personale interpretazione del regista dell’opera di Stanisław Lem.
Lo Specchio (Mirror/Zerkalo, 1975), ricostruzione autobiografica dei momenti più importanti nella vita di Tarkovsky.
Stalker - La Zona (Сталкер, 1979), ispirato alla novella "Picnic sul Ciglio della Strada"di Arkady e Boris Strugatsky.
Tempo di Viaggio (Voyage in Time, 1983), documentario per la TV Italiana girato con Tonino Guerra durante i sopralluoghi per la realizzazione di Nostalghia.
Nostalghia (Nostalghia, 1983), uno studioso russo ritrova le tracce del passaggio di un compositore del 18esimo secolo, suo conterraneo, in Italia. L’incontro con un malato di mente, che crede di poter salvare l’umanità trasportando una candela accesa attraverso una piscina vuota, cristallizza il desiderio, il senso melanconico del poeta, per la sua famiglia, per la fede e per la sua terra d’origine.
Sacrificio (The Sacrifice/Offret, 1986), la pellicola è incentrata sulla prospettiva delle distruzione nucleare, e sulla risposta spirituale di un uomo che si interroga su questo e su altri dilemmi.

Caratteristiche del DVD.

Durata: 163 min
Numero Dischi: 1
Genere: Fantascienza
Produzione: Medusa Home Entertainment, 2006
Dati tecnici: 9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo 1,66:1), PAL Area 2
Lingua audio: Italiano, Dolby Digital 5.1 - Russo, Dolby Digital 5.1
Lingua sottotitoli: Italiano
Contenuti Speciali: Documentario "La Casa di Tarkovskij", Il Regista, Ruoli, Foto dal Set, Trama testuale del film
ISBN: 8-009833-013432.

Riferimenti Bibliografici:

Alessandro Riva, "Stalker di Andrej Tarkovskij: una metafora della condizione di artista"

"Stalker" sulle pagine della Wikipedia [in Italiano]
"Stalker" sulle pagine della Wikipedia [in Inglese]
Stalker, Scheda dell'Internet Movie Database
Stalker, Scheda dell'Internet Movie Database [in Italiano]
Stalker, Scheda dell'ActivCinema [in Italiano]

"Andrei Tarkovskij " sulle pagine della Wikipedia [in Italiano]
"Andrei Tarkovskij " sulle pagine della Wikipedia [in Inglese]

Pace profonda nell’onda che corre.



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