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ULTRAVIOLET
vs THE PROTECTOR Iniziamo dicendo che non avevo mai visto nulla di simile. Nel suo genere, e non solo, è qualcosa di unico e, spero vivamente con tutte le forze, inimitabile. Signori, parliamoci chiaro, siamo nella x-generation (non nella xxx generation, quella la passiamo tutti tra i dodici ed i sedici anni), in quegli anni in cui velocità, effetti speciali e una topa da urlo sono elementi base e pienamente sufficienti per produrre un film da svariate decine di milioni di dollari e sperare che qualcuno vada a vederlo. Ora,
massimo rispetto a Milla Jovovich ed al suo elevatissimo grado di toposità
(anche se, senza timore di smentita, il massimo lo ha raggiunto in Resident
Evil 2 dove oltre ad un corpicino niente male, poteva aggiungere
al suo già levato grado seduttivo anche due mitragliatori e non le ridicole
pistolette di questo film), sono anche sicuro che l'intento del regista
fosse quello di non far smettere per nemmeno un minuto dell'ora e mezza
(ossignore mio, un'intera ora e mezza! E chi me la ridarà indietro?)
l'impulso di indurre lo spettatore a pratiche autoerotiche per la semplice
visione della sig.na Jovovich. Infatti il lungimirante regista ha pensato
a decine di cambiamenti d'abito (ne potete ammirare solo ALCUNI nelle
foto presenti in questo articolo) e di colore dei capelli ma ha tralasciato,
ahime, altre insignificanti bazzecole durante la produzione del film.
Stronzatine tipo una sceneggiatura adeguata, un minimo di storia e,
volendo dirla tutta, anche il semplice sospetto che gli usufruitori
di questo scempio fossero esseri umani e non scimmie urlatrici con la
testa mozza. Cosa
fa di questo film una stravagante e lunghissima cazzata sostanzialmente
diversa da un normale film di combattimento o di arti marziali? Una
marea di cose. Una quantità esorbitante di cose. Un fottiliardo di cose.
Tante ma tante di quelle cose che, se messe una in fila all'altra, arrivano
a raggiungere e superare i motivi per i quali dovrebbe essere vietato
l'ascolto di una qualsiasi delle canzoni di Laura Pausini. Recentemente ho visto un capolavoro assoluto tra i vari film di arti marziali: The Protector, con Tony Jaa. Inutile che andiate su imdb a cercare notizie su questo attore, tutto quello che troverete sono cazzate: Tony Jaa è un alieno. Se avete un lettore dvd con la funzione zoom settata su 240x potrete vedere le cicatrici sulla schiena che si è fatto quando è precipitato a Roswell. The
Protector ha una trama incredibile, nemmeno Tolstoj in una
delle sue giornate migliori avrebbe potuto concepirla: a Tony Jaa gli
fregano il suo elefante preferito. E lui si incazza. Fine, tutto qui. Davvero, non sto scherzando, in questa pellicola vengono abilmente stravolti tutti i canoni del vendetta movie, insomma, non stiamo parlando della strage della famiglia di Frank Castle o di Charles Bronson, non gli hanno rubato tutto quello che ha come il Conte di Montecristo. No. Gli hanno rapito il suo ELEFANTE PREFERITO e no, non lo dovevano fare. Giustamente, egli si incazza. A
fronte di ogni possibile smentita, questo basta e avanza a definire
il concetto di "trama inesistente", esattamente, forsanche peggio, di
quella di Ultraviolet. Ma, c'è un ma. L'alieno, esattamente
come Jackie Chan, fa tutto lui. Senza usare cavi, corde, contrappesi
o controfigure. Vabbè, nemmeno Bud Spencer e Terence Hill lo facevano,
direte voi. Evvabbè, dirò io, però in questo film gli avversari muoiono
davvero (il film è girato nel sud est asiatico dove, primo, si somigliano
tutti, secondo, sono svariati miliardi, uno più, uno meno, nessuno se
ne accorge, questo per dire che sfido chiunque a rimanere in vita dopo
aver sopportato i calci e i pugni dati nelle innumerevoli sequenze d'azione
del film, impossibile), ma il film, alla fine, si riduce a un ora e
mezza di calci e pugni, direte voi, eccherompipalle che siete, direi
io, e continuate a guardarvi Il Gladiatore, allora,
l'unico film in cui hanno tagliato solo alla fine la scena in cui Russel
Crowe combatteva
nel colosseo contro Karim Abdul Jabbar e Predator, in ogni caso, The
Protector andrebbe visto solo per una scena in piano sequenza
della durata di due/tre minuti in cui assisitiamo alla più grande pianificazione
di una scena d'azione mai vista al cinema, un minimo dettaglio fuori
posto, un calcio dato male, un movimento sbagliato e bisognava ricominciare
tutto daccapo. Vera fantascienza. Tutto per un elefante rapito. In The Protector, per quanto assurdo, tutto ha una sua veridicità, assistendo al film sai ESATTAMENTE che, per quanto frutto di una pianificazione incredibile ed un allenamento studiato da Yoda, il sergente maggiore di Forrest Gump e Louis Gossett Jr., tutto è credibile. In
Ultraviolet sai già di assistere ad un film di pura
fantascienza, sai già che se una tipa che normalmente si porta dietro
un culetto pressocchè perfetto delicatamente appoggiato sul sellino
di un'ultramoto da sparo punta dritta verso un muro, non lo fa a caso
e che, non solo non ci si schianta ma lo scala in verticale. Per quanto
assurdo, sei pronto a crederlo. Altre cose, assolutamente no. Non puoi rendere credibile una fuga in moto in linea retta, inseguita da due elicotteri sparanti con mitragliatori da duemila colpi al secondo e nessuno, nessuno dei colpi è arrivato abbastanza vicino a Milla nostra tanto almeno da scompigliarle i capelli. Inoltre
odio di un odio profondo ed incorreggibile chiunque sfugga alla regola
Indiana Jones: puoi avere anche Excalibur tra le mani, puoi essere più
bravo di Cyrano con la spada ma se io ho un mitragliatore in mano, tu
sei morto. Senza nessuna speranza. In questo inutile e stupido film, tutti i soldati armati non sparavano. No, correvano verso la spada impugnata da Millona nostra e sopra di essa si immolavano senza sparare un colpo. Signori cattivi dei film, per favore, quando durante l'addestramento delle vostre truppe scelte sentite un "ooooo" di stupore se fate vedere un mitra, beh, forse è arrivato il momento di cambiare qualcosina e spiegare che il suddetto mitra non è un martello dalla foggia bislacca ma un arnese deputato al lancio di pallottole create all'unico scopo della devastazione. Inoltre, il grilletto di cui sono dotate le vostre armi non serve per appenderle al muro. Fare
un riassunto della trama è impossibile, nel senso che non esiste storia.
Milla Jovovich deve prendere una roba ultrasegreta perché lei fa parte
di una razza mutata e tanti altri no. Spara, ammazza, dilania. Dentro
la valigia contenente la roba ultrasegreta c'è un bambino (non fate
domande, l'hanno spiegata con una tecnocazzata), i buoni lo vogliono
ammazzare, così come i cattivi. Il
bambino è troppo carino perché a una che ha appena sterminato l'equivalente
di tre squadre di football americano non si risvegli l'istinto materno.
Spara, ammazza, deturpa. Buttano in mezzo dei vampiri. Che c'entrano?
Boh, mandavo già avanti veloce. Spara, ammazza, disossa. Il ragazzino
sta per schiattare, lei gli piange addosso lacrime taumaturgiche e lo
guarisce da tutto, dall'aids conclamato alla scarlattina alle ragadi
da allattamento. Fine. Ah,
no. Prima c'è un altro spara, ammazza, decalcifica. Mettiamoci pure che togliendo le interminabili slow motion, i bullet time e le inquadrature rotanti della sopracitata sig.na Jovovich, il film si riduce ad un venti, venticinque minuti scarsi, rimane ben poco da dire. La cosa migliore di tutto il film sono i titoli di testa: delle copertine di un fumetto con sopra scritto il nome dei partecipanti al film. Decisamente poco per giustificare un'ora e mezza di vita che poteva essere impiegata in modo più costruttivo come innaffiare fiori di plastica.
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