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| LE
GUERRE DEI MONDI (1898 - 1953)
"Se George Pàl non fosse vissuto –
se non avesse fatto le cose che ha realizzato – se non ci
avesse mostrato la sua grande visione dell’universo, molte
cose importanti e meravigliose non sarebbero mai accadute.Sfortunatamente, le persone creative raramente riescono a vedere tutto quello che essi hanno realizzato durante la loro esistenza, e non vedono i diversi modi in cui le loro opere influiscono sulle altre persone ed ispirano gli altri a raggiungere ciò che altrimenti non potrebbe esistere. Noi siamo cresciuti guardando i film realizzati da George Pàl. Li abbiamo amati perché, a discapito del loro budget, quelli non erano piccoli film. Erano grandi! " Kerry O'Quinn/Norman Jacobs Publishers (Starlog), estratto da "The Legacy Of George Pal".
Siamo quasi arrivati alla fine e penso di dovervi ringraziare,
ancora una volta, per la vostra pazienza… Abbiamo visto come
tutto è iniziato, per passare poi ad una interpretazione
molto particolare dell’opera di H.G.Wells, che dimostrò
al mondo quanto sia radicata nell’uomo la paura del diverso,
dell’alieno e quindi del Marziano…A questo punto possiamo concludere la nostra carrellata di articoli dedicati ai cuginastri del pianeta rosso, presentando una delle migliori pellicole di SF realizzate nella metà degli anni 50, un lungometraggio che ancora oggi conserva inalterato tutto il suoi fascino e la sua capacità di sorprendere grandi e piccoli, grazie ad incredibili effetti visivi, che hanno segnato, in modo indelebile, l’immaginario di diverse generazioni di spettatori in tutto il mondo. E pensare che, allora, la CGI ed i grandi computer dedicati agli effetti speciali, stavano ancora riposando, nascosti nelle più ardite fantasie di alcuni pionieri della cibernetica! 1. A che ora è la fine del mondo? "Verso la metà del ventesimo secolo nessuno avrebbe creduto che l'attività umana potesse essere osservata così attentamente e con tanta penetrazione da intelligenze superiori a quelle dell'uomo. Eppure, attraverso gli infiniti spazi celesti, sul pianeta Marte, esseri dall'intelletto vasto e spietato, esaminavano la nostra Terra con occhi vogliosi tracciando, con fredda determinazione, i loro piani contro di noi. Marte dista dal sole 225 milioni di chilometri e, da secoli, si trova negli ultimi stadi del raffreddamento tanto che, di notte, la temperatura scende molto al di sotto dello zero anche al suo equatore. Gli abitanti di questo pianeta morente guardavano attraverso lo spazio con istrumenti di eccezionale precisione, cercando un altro mondo in cui poter emigrare... Di tutti i mondi che i marziani potevano osservare solo la nostra Terra era la più temperata e possedeva un'atmosfera nebulosa indice di fertilità. Gli uomini non sospettavano quale tremendo destino li aspettasse e non si rendevano conto che, dalle profondità dello spazio "qualcuno" li sorvegliava con tanto bramoso interesse..." "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin, (The War of the World, 1953).
Provate a chiedere ai vostri amici che cosa riescono a
ricordare quando si parla dei film di fantascienza americani
degli anni 50 (e anche 60) e sicuramente questi vi risponderanno
ricordando i titoli di alcune delle più famose pellicole
di serie B, quelle realizzate con investimenti risibili
e produzioni quasi familiari, con effetti speciali che oggi nel
migliore dei casi fanno sorridere e di cui si ricordano più
spesso delle scene dove attori in tute argentate recitano in mezzo
a scenografie di cartone. Insomma, qualcosa che noi Trekker della
prima ora conosciamo piuttosto bene…Gli stereotipi? Ragazze scollacciate che vengono insidiate da mostri in lattice, UFO rappresentati nelle forme canoniche a doppio piatto, con i fili a penzoloni oppure sovrimpressi alla bell’e meglio sulle pellicole, i razzi delle navi spaziali che potevano fare la concorrenza ai lanciafiamme della Seconda Guerra Mondiale (chissà quanti tecnici sono tornati alla sicurezza delle loro abitazioni con i capelli e le sopracciglia strinate da queste che erano vere e proprie armi di distruzione di massa… Un vero e proprio armamentario di effetti speciali che sarebbe rimasto tale almeno sin all’inizio degli anni 70!
Purtroppo il problema, che la gente realizza con molta difficoltà
(in modo particolare nel nostro paese, che non possiede una vera
tradizione nel campo dei lungometraggi di SF, ma questa è
una faccenda che conto di illustrarvi, un giorno o l’altro…),
è che esiste un motivo ben preciso per l’approssimazione
ed il cattivo gusto con cui venivano realizzati quasi tutti i film
di fantascienza americani di metà ventesimo secolo e che
questa ragione trova la sua origine, in gran parte, nel destino
di tre famosissime pellicole che non si ritrovavano, nemmeno lontanamente,
nella descrizione tipica delle opere di anticipazione che abbiamo
visto poco sopra (scarsa qualità, cattivi effetti speciali
e trame risibili). Questi lungometraggi erano, e sono, "Forbidden
Planet" (Il Pianeta Proibito), "This
Island Earth" (Cittadino dello Spazio) ed il
film di intendo parlare, "The War of the Worlds"
(La Guerra dei Mondi). Un osservatore attento fra
di voi avrebbe notato subito una cosa (solo per informazione vi
rivelo che il vostro redattore preferito non lo aveva notato immediatamente…):
i tre lungometraggi sono tutti realizzati in Technicolor,
proprio in un momento in cui tutti i lavori dedicati alla Science
Fiction ed all’horror venivano girati in un ben più
tradizionale (e parecchio più economico) bianco
e nero.
Altra questione, sottile certamente, ma di non immediata comprensione
per il pubblico, che la considerava una faccenda scontata, è
il notevole numero di effetti speciali che apparivano in questi
tre lavori… Il Pianeta Proibito e Cittadino
dello Spazio erano ambientati per la quasi totalità
in ambienti alieni e set futuristici (magari ricostruiti attraverso
l’utilizzo di tecniche ancora artigianali; l’uso del
computer, che ben conosciamo attraverso gli effetti speciali presenti
nella nostra saga, era ancora molto, molto lontano!), mentre una
buona parte de "La Guerra dei Mondi" vede in
scena gli invasori Marziani con le loro micidiali macchine di distruzione
di massa oppure materiale girato appositamente per l’occasione
e filmati d’archivio militare decisamente particolari.E per questo motivo la loro realizzazione costò alle case produttrici un enorme mucchio di soldi. Adesso vi sarà un poco più chiaro il perché Gene Roddenberry aveva quotidianamente a che fare con problemi di budget e di produzione: allora gli effetti speciali ottici, i modellini ed i costumi costavano veramente una quantità esagerata di quattrini. E questo faceva veramente la differenza, in modo speciale se lo spettacolo in questione non assicurava un immediato e consistente ritorno economico alle case di produzione che avevano impegnato le loro risorse per realizzarlo.
Nel caso di "The War of the Worlds", il denaro
impiegato per la realizzazione dei soli effetti speciali raggiunse
la cifra (astronomica per quel periodo) di oltre un milione e mezzo
di dollari. Stiamo parlando di un milione e mezzo di verdoni
dell’inizio degli anni 50! Non per niente la pellicola
riuscì a conquistare l’oscar nel 1953 per gli effetti
speciali…Ed ancora, i tre lungometraggi hanno una ulteriore cosa in comune: ci misero anni per far rientrare le case di produzione delle cifre enormi che erano stata investite per realizzarli. Insomma soltanto attraverso molte trasmissioni televisive in syndacation (sul mercato americano) ed attraverso la commercializzazione delle videocassette prima e dei DVD oggi, le case produttrici riuscirono a rendere profittevoli queste opere. Con almeno cinquant’anni di ritardo però! "The War of the Worlds" e le altre pellicole non furono esattamente un travolgente successo al botteghino, e le perdite che gli studios registrarono dopo avere prodotto questi film convinsero le Major che un lungometraggio di alto livello dedicato ad una storia di SF sarebbe sempre finito in un colossale spreco di denaro, un preconcetto che avrebbe spinto i dirigenti a tenersi ben lontani dalla fantascienza, almeno sino all’uscita di alcune vere e proprie pietra miliari per il cinema fantastico moderno quali "2001: A Space Odyssey" (2001:Odissea nello Spazio) e "Planet of the Apes" (Il Pianeta delle Scimmie) nel 1968.
Nell’intervallo di tempo che va dall’inizio degli anni
50 alla fine degli anni 60 il genere finì completamente nelle
mani degli studi che realizzavano pellicole di serie B, dei produttori
specializzati in opere a basso costo, trasformandosi molto spesso
in palestre a basso rischio che le Major affidavano ai
giovani filmmakers per farsi le ossa. Non trovate anche voi che
tutta la faccenda ha un non so che di Black Comedy all’Inglese?È assolutamente ironico pensare che uno dei lungometraggi, che viene oggi considerato come un classico assoluto del cinema fantastico, potesse essere visto soltanto 50 anni fa come il canto del cigno per la SF cinematografica di quel periodo… La pellicola "The War of the Worlds" (conosciuta anche come "H.G. Wells' The War of the Worlds") è un opera di fantascienza del 1953, prodotta da George Pàl e diretta da Byron Haskin (anche se la tradizione vuole che dietro Haskin si nasconda la lunga mano e l’esperienza registica dello spesso Pàl…), basata su di uno script realizzato da Barrè Lyndon e tratto da una delle più famose novelle pubblicate del grande scrittore inglese H.G. Wells.
Questa è stata la prima di numerose versioni cinematografiche
(e televisive) dell’opera dello scrittore inglese e, a tutt’oggi,
viene considerata uno dei film di SF più belli non soltanto
degli anni 50 ma di tutta la storia del cinema fantastico. La vicenda
è stata posizionata cronologicamente negli anni 50, in California
(ben lontani, nel tempo e nello spazio, dalla Londra Vittoriana
di fine diciannovesimo secolo dove era ambientato il racconto…).
In quello che si rivelerà una trovata vincente, i produttori
decisero di aggiornare la vicenda al tempo presente, il presente
per gli spettatori degli anni cinquanta naturalmente, in modo
da conservare le emozioni ispirate dal racconto ed in qualche modo
anche la struttura di base della vicenda.Dopotutto "The War of the Worlds" non era un pezzo di antiquariato quando apparve per la prima volta sulla pagina stampata, così realizzare una riduzione cinematografica che fosse davvero accettabile significò modificare la vicenda in alcune sue parti, per adattarla al pubblico americano della metà del ventesimo secolo (e visti i risultati al botteghino la scelta fu certamente felice: provate a pensare come si sarebbero impennate le spese se agli effetti speciali si fosse reso necessario aggiungere i costumi e gli scenari realizzati appositamente per rimanere coerenti con il racconto di Wells…).
La pellicola si apre con un prologo in bianco e nero che
passa in Technicolor durante la sequenza dei titoli di apertura.
Dopo un’inquietante introduzione, durante la quale apprendiamo
che la Terra è, da molto tempo, sotto la spietata osservazione
dei nostri vicini di pianerottolo, i moribondi Marziani, facciamo
conoscenza dei personaggi principali della pellicola: il Dottor
Clayton Forrester (Gene Barry),
un fisico atomico noto a livello mondiale per le sue ricerche, che
si sta godendo un periodo di meritato riposo e di pesca selvaggia,
nell’amena cittadina americana di Pine Summit/Linda Rosa
(il tipico paesucolo anni 50 della California del sud, a pochi chilometri
da Los Angeles, tutto bandiera stelle e strisce, torta di mele e
"Fanculo i Rossi", che in quegli anni faceva
tanto contento il Senatore McCarty…). Improvvisamente la
quiete cittadina, in una tranquilla serata d’estate, viene
messa in pericolo dalla caduta di un gigantesco meteorite, che impatta
sulle colline sopra il paese. Più tardi si scoprirà
che il bolide è soltanto il primo di una lunga serie di oggetti
che stanno cadendo su tutta la superficie del nostro pianeta, ma
la cosa sembra rimanere soltanto una semplice curiosità…E certamente il meteorite è qualcosa di piuttosto curioso, nel suo genere: innanzitutto l’oggetto è decisamente grosso, ma ha lasciato un cratere stranamente piccolo, mentre qualcosa nella sua traiettoria di avvicinamento verso la superficie terrestre non convince gli astronomi; infatti sembra quasi che l’oggetto sia stato guidato in qualche maniera, per impattare con il minimo danno sulla Terra! E’ palese che la cosa attiri la curiosità degli abitanti del luogo e la cupidigia degli amministratori, che già vedono il meteorite trasformato in una attrazione turistica capace di arricchire la zona; anche Forrester si reca sul luogo dell’atterraggio, dove incontra le autorità locali, il Pastore della comunità, il Dottor Matthew Collins (Lewis Martin) e la nipote di questo, l’avvenente Sylvia van Buren (Ann Robinson). Sarà proprio il Dottor Forrester a raffreddare le aspettative dei residenti del posto, nel momento in cui scopre che l’oggetto precipitato emette una certa quantità di radiazioni e per questo motivo è assolutamente necessario mantenere la popolazione ad una distanza di sicurezza dall’oggetto, che comunque risulta ancora troppo caldo perché possa essere studiato con facilità. Si decide allora di aspettare il giorno successivo, mentre la cosa viene piantonata da alcuni poliziotti e la gente ritorna alle proprie case per organizzare il ballo del Sabato sera… Probabilmente l’ultimo evento normale sul pianeta per parecchio tempo!
Mentre la cittadinanza si diverte i tre ufficiali pubblici lasciati
a presidiare il bolide si accorgono con sorpresa e raccapriccio
che una parte di questo si sta svitando e che qualcosa
di molto strano si prepara ad uscire dall’apertura, un oggetto
che assomiglia ad una versione sotto acido di una lampada da tavolo
(nel film i Marziani lasciano raramente le loro Macchine)...
L’oggetto ronzante sembra in grado di registrare quanto accade
nelle vicinanze del meteorite, si muove lentamente puntando tutt’attorno
al foro da cui è uscito in ricognizione, per poi tornare
ad inquadrare i tre disgraziati che, giustamente, ipotizzano si
tratti di un apparecchio proveniente da un altro mondo; nel momento
in cui i tre cercano di attirare l’attenzione degli occupanti
del mezzo alieno, protetti soltanto da una bandiera bianca, questi
pensano bene di disintegrarli, insieme alle loro auto ed alla vegetazione
lì attorno, utilizzando una violenta cascata di scintille
arancione (il raggio termico del racconto di Wells)!
Nello stesso istante ogni apparecchio elettronico intorno alla zona
dell’atterraggio sembra guastarsi improvvisamente (a causa
di un impulso elettromagnetico ad alta energia che l’arma
marziana ha generato attivandosi; probabilmente i mezzi a disposizione
degli abitanti del pianeta rosso funzionano attraverso l’uso
dell’energia nucleare…) ed il Dottor Forrester, che
conosce molto bene questo fenomeno, riesce ad identificare la sorgente
del segnale (il meteorite, naturalmente) per poi precipitarsi a
testa bassa sul luogo dell’atterraggio, insieme ai cittadini
del posto a Sylvia, verso cui ha mostrato un certo debole…Naturalmente la cosa non fa molto piacere ai Marziani, che cercano di fare del loro meglio per trasformare il resto degli abitanti del luogo in un gigantesco Barbecue! A questo punto non serve essere un fisico geniale per capire che gli avversari possiedono un deciso vantaggio sugli abitanti del borgo, sia come numero che come potenza di fuoco, e per questo il buon Dottor Forrester decide di allertare immediatamente la base dell’esercito più vicina alla zona dell’atterraggio…
Naturalmente tutte le coraggiose forze dell’esercito degli
Stati Uniti, schierate alla difesa della bandiera, dei valori nazionali
e della torta di mele della mamma, finiranno per trasformarsi in
cenere (oppure in nuvole di atomi in espansione, a seconda del tipo
di arma Marziana con cui si troveranno a che fare) entro pochi minuti
dall’inizio delle ostilità. Oltre alle armi termiche
e disintegratici, montate sulle navicelle da guerra dei Marziani,
questi dispositivi sembrano dotati di una sorta d’ombrello
magnetico, capace di resistere a qualsiasi arma convenzionale venga
utilizzata contro di loro… Insulti e sputi compresi!
Stesso destino attende il pastore Collins, che decide di affrontare
le navi Marziane forte soltanto della propria Bibbia; il povero
uomo di chiesa viene barbaramente eliminato senza che gli abitanti
del pianeta rosso cerchino nemmeno di comunicare con lui.Come accade normalmente a questo punto di un film di SF degli anni 50, è venuto il momento di mostrare i muscoli e le forze armate americane decidono di omaggiare gli ospiti della più potente Bomba Atomica disponibile, sganciandola direttamente da un’Ala Volante, in quota, su di una grande concentrazione di Macchine da Guerra Marziane, riunite presso Los Angeles…
Naturalmente l’arma più potente allora conosciuta al
mondo ai campi di forza Marziani gli fa un baffo, anzi due ed a
manubrio, così l’umanità si trova improvvisamente
in balia dei suoi pericolosi vicini di casa. Intanto si moltiplicano
gli arrivi di navi Marziane su tutto il mondo, con tre mezzi
da sbarco destinati ad occupare ogni area in cui gli abitanti
del pianeta rosso hanno suddiviso il nostro pianeta, e tre Macchine
da Guerra contenute in ciascun mezzo da sbarco (il tre è
uno dei tormentoni della storia)…Da questo punto in avanti, "The War of the Worlds" diventa un allucinato carnevale di distruzioni di massa, di città in fiamme e palazzi rasi al suolo, che vede i terribili ed invincibili Tripodi Marziani (con le loro striminzite gambette, generate attraverso l’uso del solito campo di forza) fare scempio di qualsiasi cosa incontrino sul loro cammino, mentre le cose per noi umani sembrano volgere decisamente al peggio.
Gli eserciti sono decimati ed in rotta, le città cancellate
e qualsiasi arma si tenti di utilizzare sembra non avere alcuna
efficacia sulle forze di invasione. Ma la violenza mostrata dalla
pellicole è tutto fuorché gratuita,
fra le scene di distruzione, il film riesce a fare un ottimo uso
dei suoi personaggi, senza mai perdere di vista la dimensione umana
e mondiale della crisi che la storia ci presenta.Nella La Guerra dei Mondi poi si è deciso saggiamente di non mostrare troppo dei nostri avversari, principalmente perché i costumi delle creature provenienti da Marte non erano tanto buoni quanto i modellini delle Macchine da Guerra o gli effetti ottici che si possono vedere nel film e poi perché la forma fisica dei nostri avversari non veniva considerata un elemento fondamentale della narrazione…. Certamente se i Marziani de La Guerra dei Mondi fossero stati mostrati in maniera più estesa e precisa come accade il lavori quali Invaders from Mars (Gli Invasori Marziani) oppure Earth vs. Flying Saucers (La Terra Contro i Dischi Volanti), l’effetto non sarebbe stato lo stesso e la cosa avrebbe potuto diminuire il gradimento della pellicola.
Intanto i nostri due eroi, come il resto dell’umanità,
si sono dati allegramente alla fuga, approfittando di un piccolo
aereo disponibile, ma molto presto sono costretti ad un atterraggio
di fortuna presso una fattoria abbandonata, dove cercano di nascondersi.
Forrester e Sylvia rimangono così intrappolati nel seminterrato
della costruzione, dopo che un nuovo mezzo da sbarco, nella sua
discesa ha centrato in pieno la fattoria (Scuole di volo su
Marte nisba, eh raga!), finendo per ritrovarsi faccia a faccia
con un vero Marziano, che ha deciso di abbandonare temporaneamente
la sua Macchina da Guerra per investigare…
Dalle generose manifestazioni di affetto Terra/Marte i protagonisti
guadagnano:1. Un campione di sangue Marziano anemico, avendo preso a salutari mazzate il simpatico cugino del pianeta rosso… 2. Una delle telecamere con obiettivo a tre lenti di cui sono fornite le Macchine da Guerra, che lo scienziato stacca di netto, utilizzando un accetta recuperata nelle vicinanze (ricordate? l’accetta, la migliore amica dell’uomo!).
I due riusciranno a fuggire, per riunirsi ai colleghi ricercatori
del fisico, che stanno facendo di tutto, attraverso la ricerca scientifica,
per trovare un arma capace di fermare l’esercito di Marte.
Purtroppo la popolazione in preda al panico, divide il gruppo di
scienziati e fa a pezzi la loro attrezzatura, nel tentativo di impossessarsi
del loro mezzo di trasporto. Nella confusione anche Forrester e
Sylvia vengono separati e proprio quando tutto sembra perduto il
dottore ritrova la donna, ricoverata in una chiesa.
Ormai rassegnato alla fine Forrester rimane pietrificato dalla sorpresa
quando le Macchine da Guerra Marziane iniziano a dondolare pericolosamente,
a scartare come in preda alle convulsioni oppure al mal di mare
e si schiantano rovinosamente al suolo… Una veloce investigazione
rivela al fisico che gli invasori, tutti presi dal difendersi dagli
attacchi dei cosiddetti organismi superiori, si sono scordati delle
innumerevoli creaturine con cui noi uomini abbiamo più o
meno imparato a convivere (il Raffreddore, l’Epatite Virale…
porcaccia la miseria, non mi fate pensare al virus dell’Epatite,
sto vigliacco!). Così i Marziani, alla fine del film, stanno
morendo perché non possiedono le più semplici difese
contro le "le più piccole ed umili fra le creature
viventi della Terra": i batteri ed i virus,
a cui l’umanità si è assuefatta in millenni
di evoluzione biologica (a Marzià, e le vaccinazioni,
prima di fare un luuuuungo viaggio?). La cosa migliore del
film, probabilmente, sta nella decisione di mantenere inalterato
il finale del libro, per cui l’umanità non viene salvata,
come accadeva di solito nei film di SF del periodo, da un improbabile
escamotage tecnico/scientifico (oppure dalla cassa di acqua minerale
di cui parlava un giovanissimo Beppe Grillo, eoni televisivi fa).
L’umanità verrà salvata, il fatto è scontato,
e la cosa accadrà ancora una volta negli ultimissimi istanti
della narrazione, ma nessun aggeggio strano, di un qualsiasi tipo
verrà magicamente tirato fuori dal cilindro di uno scienziato/prestigiatore
per risolvere i problemi della Terra. La cosa funziona, oggi come
nel 1953, e come già accadeva nel 1898. Sfortunatamente una
delle migliori intuizioni dell’opera di Pàl viene seguita
direttamente da quella che sembra essere la peggiore caduta di tono
di tutto il lavoro, un melenso tema di religiosa pietà su
cui il film si chiude.2. Colori che esplodono. "Vi parlo dal tetto del Broadcasting Building, New York City. Le campane che udite suonano per invitare la gente a lasciare la città. I marziani si avvicinano. Si ritiene che nelle ultime due ore, tre milioni di persone abbiano abbandonato la città usando le strade dirette a nord. L'autostrada del fiume Hutchinson è mantenuta aperta al traffico motorizzato. Evitate i ponti per Long Island… sono spaventosamente intasati... tutte le comunicazioni con lo Stato del New Jersey si sono interrotte dieci minuti fa. Non esistono più difese. Il nostro esercito è distrutto... artiglieria, aeronautica, tutto è stato spazzato via. Questa può essere l'ultima trasmissione. Rimarremo qui fino alla fine. La gente si è radunata nella cattedrale, sotto di noi… per prendere parte ai servizi religiosi…" Un estratto dalla trasmissione radio "La Guerra dei Mondi" di Orson Welles, (The War of the World, 1938). Le macchine da guerra Marziane, viste in "The War Of The World", erano realizzate in Rame, una caratteristica particolare che conferiva loro una tipica ed inquietante sfumatura rossiccia, quasi a voler sottolineare ulteriormente la provenienza di questi dispositivi dal pianeta rosso. Inoltre il sapiente utilizzo del colore nello svolgimento della pellicola, all’interno di ciascun effetto speciale risulta, ancora oggi, particolarmente indovinato ed efficace: i raggi termici sono di un giallo vividissimo; l’effetto arcobaleno e la pulsazione dell’emettitore, montato sulla struttura che richiama il collo e la testa del Cobra, e quindi che suggerisce un pericolo mortale ed immediato, ci fa capire immediatamente di trovarci alla presenza non di una macchina, ma di un essere in qualche maniera vivente; il verde brillante dei raggi disintegratori, con il loro incredibile potere di frantumare la materia e, più avanti nella narrazione, i Marziani con i loro occhi caratterizzati da una tripla pupilla e la pelle che ricorda il terreno arso dal sole, una tipica pigmentazione che ci richiama subito alla memoria il colore delle rocce Marziane. Colori che oggi sono conosciutissimi e che spesso finiscono in televisione, quando una qualsiasi spedizione scientifica riesce a portare una delle proprie sonde sulla superficie del pianeta intera. Insomma tanti piccoli particolari che, presi assieme, regalano una caratteristica immagine aliena al film.
Lee Vasque lavorò sul materiale
elettronico che venne istallato in ciascuna macchina; ogni modello
incorporava migliaia di dollari in cavi particolarmente intricati
e circuiterie che collegavano i motori e le luci con i generatori
di corrente necessari, nascosti sulle travi dei set. Un’idea
per rendere ancora più spettacolare il lungometraggio, e
che venne in seguito abbandonata perché considerata troppo
pericolosa, prevedeva l’utilizzo di fasci elettronici per
simulare i sostegni delle Macchine da Guerra Marziane. Si pensò
allora di utilizzare scariche elettriche ad alto voltaggio di almeno
un milione di volt, incanalate attraverso fili metallici sospesi
a partire da generatori sovraccarichi, per formare dei fasci di
corrente estremamente luminosi, capaci di simulare la presenza dei
sostegni, sotto i modellini dei Tripodi provenienti da Marte.Gordan Jennings, il capo degli effetti speciali che vinse ben due Oscar per il suo lavoro in questa pellicola, aveva provato la fattibilità del progetto nel teatro di posa 2, accanto al suo ufficio, negli studi della Paramount, e la cosa aveva funzionato.
Comunque, l’idea era stata ben presto accantonata e, secondo
quanto lo stesso Pál aveva spiegato: "sarebbe stato
troppo facile per le scintille [provocate dall’effetto
speciale] arrivare sulla polvere, sul metallo oppure sulla semplice
sporcizia presente sui teatri di posa. Potevamo ammazzare qualcuno,
probabilmente avremmo potuto mandare a fuoco lo studio, così
anche se recalcitranti all’idea decidemmo di non utilizzare
la cosa, anche se una notevole mole di lavoro in questo senso era
già stata fatta". L’esperienza che i tecnici
degli effetti speciali avevano accumulato durante questi esperimenti
non andò completamente perduta, ciascun modello venne ingegnosamente
collegato a 15 cavi che avevano le dimensioni di un capello e che
arrivavano ad un dispositivo di alimentazione elettrica attraverso
un binario che correva sopra i teatri di posa. Come se non fosse
già sufficiente questo grado di complessità, altri
fili sarebbero stati utilizzati, più tardi, per spostare
i modelli delle Macchine da Guerra Marziane attraverso le scenografie
in scala, dove lo specialista degli effetti cinematografici Wallace
Kelly avrebbe realizzato le diverse scene necessarie
alla realizzazione del film, utilizzando una macchina da presa ad
alta velocità.
I dispositivi erano equipaggiati con due diversi tipi di armi: un
potente raggio termico, che i Marziani utilizzavano
per distruggere le città del nostro pianeta ed un raggio
disintegratore capace letteralmente di cancellare uomini e mezzi
militari convenzionali. Sebbene molti degli effetti impiegati vennero
realizzati dipingendoli direttamente sulla pellicola, Gordan
Jennings utilizzò un filo per saldature acceso per simulare
l’effetto del raggio termico sulle miniature della pellicola.Nel momento in cui il filo si iniziava a sciogliersi, un potente ventilatore, posizionato dietro i modellini delle forze Marziane, spingeva le scintille verso la macchina da presa. La pellicola viene considerata ancora oggi come uno dei film di SF più colti del genere, caratterizzato da una trama che ci presenta i diversi esponenti dell’umanità, scienziati, politici, militari, gente comune, che discute e si accapiglia (esemplare l’enorme quantità di discussione fra i vari ricercatori, che sembrano addirittura divertirsi con l’enorme mole di materiale che l’arrivo dei Marziani ha fornito agli scienziati del nostro mondo). "The War of the Worlds" è anche uno dei pochissimi lungometraggi a mostrare una vera invasione della Terra da parte di un esercito extraterrestre; a questo scopo un utilizzo intelligente del materiale girato durante la Seconda Guerra Mondiale ha consentito al regista di realizzare una narrazione perfettamente coerente e verosimile, che mostra al pubblico l’invasione dell’intero pianeta, con gli eserciti di tutte le nazioni uniti insieme per combattere il nemico comune. Wells utilizzò la seconda parte della sua novella per realizzare un commento satirico sulla civilizzazione e sulla lotta di classe, ma George Pàl preferì eliminare questo particolare nel suo film, decidendo invece di inserire un forte elemento religioso nel flusso narrativo, per arrivare al punto in cui i feroci Marziani arrivano a colpire una Chiesa gremita di persone poco prima di cominciare a cadere, agonizzanti. Il regista ha preferito anche evitare l’immagine stereotipata che gli UFO avevano in questo periodo, intendo quella del classico "flying saucer" o piatto volante; le Macchine da Guerra Marziane diventano allora molto levigate ed affascinanti, vengono descritte come dispositivi dall’aspetto tremendamente sinistro, caratterizzati da una forma che richiama molto da vicino le Mante terrestri, i diavoli volanti dei nostri mari tropicali, che fluttuano a pochi metri dal suolo. Le loro estremità sono illuminate da un inquietante luce verdognola, mentre ciascun mezzo è dotato, sul dorso, di un occhio mobile, un proiettore multiuso che spazia tutt’attorno, l’occhio pulsante di una telecamera Marziana costruita ad immagine e somiglianza del sistema visivo dei suoi costruttori, capace di emettere fasci infuocati di scintille rossastre, il tutto accompagnato da un tambureggiare cupo ed un urlo acuto, assordante, che annuncia in maniera orribile e disturbante quando il raggio termico viene emesso dal proiettore mobile.
Le macchine da combattimento Marziane hanno anche un la possibilità
di emettere una raffica di proiettili disgreganti dalle punte delle
loro ali, che si annunciano attraverso uno specifico suono tonante.
Quest’ultimo sistema di armamento sembra essere il sostituto
del micidiale Fumo Nero, descritto nella storia di Wells.Sono stati fatti molti sforzi per riuscire a realizzare dei Tripodi che ricalcassero perfettamente le Macchine descritte dallo scrittore inglese, ma la loro costruzione si dimostro subito una impresa titanica (ed incredibilmente costosa!); per semplificare lo sviluppo della pellicola, allora, si è preferito dotare i dispositivi con tre invisibili supporti elettronici (che possiamo vedere brevemente in alcune sequenze della storia quando i supporti, che i ricercatori credono siano generati utilizzando lo stesso campo di forza che protegge le Macchine da Guerra, vengono attraversati da brillanti scintille luminose). Anche i misteriosi Marziani sono stati profondamente ripensati e si sono trasformati dalle creature simili a viscidi polipi descritte da Wells in piccoli bipedi massicci e pesanti, affaticati dalla gravità e dalla pressione atmosferica del nostro pianeta, caratterizzati da una pelle marrone o comunque bruna, con due mani ciascuno, dotate di tre lunghe dita con grosse ventose. Le creature provenienti dal pianeta rosso non sembrano possedere un collo ed una testa sulle spalle. Piuttosto un singolo, enorme occhio, strutturato con tre distinte lenti colorate (di blu, rosso e verde), fa bella mostra al centro del petto di questi esseri. Per molti anni, il caratteristico effetto sonoro preparato per il raggio termico Marziano è divenuto il tipico effetto sonoro per un’arma a raggi negli spettacoli televisivi dedicati ai più piccoli. Come era stato realizzato? Dall’orchestra che stava registrando la colonna sonore del film, utilizzando principalmente i violini e violoncelli. Invece l’effetto sonoro attribuito al disintegratore Marziano, (le raffiche di raggi verdi che scaturivano dalle punte delle ali) sarà riutilizzato più tardi nella Serie Originale di Star Trek per accompagnare il lancio dei siluri fotonici. In totale furono tre i modellini delle Macchine da Guerra Marziane realizzate per la pellicola: una venne successivamente modificata per il film Robinson Crusoe on Mars, quindi fusa per essere trasformata in una guida in rame. Forrest J. Akerman, il noto giornalista ed appassionato di SF, possedeva la seconda, mentre la terza si suppone finì distrutta durante un incendio… Ci credereste che George Pál aveva originariamente pianificato di realizzare l’ultima parte della pellicola, quella che corrisponde all’attacco finale dei Marziani, i 3 Dimensioni? Naturalmente il progetto venne rapidamente accantonato a causa degli enormi costi di realizzazione… Come abbiamo già detto prima il film richiama continuamente il numero tre: oltre a quanto abbiamo già ricordato, 3 sono gli uomini uccisi dalla prima Macchina da Guerra Marziana, le mani dei marziani presentano tre ventose (una per ciascun dito) mentre le cosiddette Mante sono caratterizzate da tre luci verdi ciascuna. Pál aveva cercato di creare dei modelli meccanici, capaci di spostarsi utilizzando tre lunghe gambe, ma senza successo, per cui aveva preferito simulare attraverso gli effetti speciali la presenza di tre sostegni magnetici, sotto i dispositivi Marziani. Ah, dimenticavo, i modelli delle Macchine da Guerra da 42 pollici che Pàl aveva fatto realizzare erano sospesi utilizzando 15 cavi (3x5)…
Il film ha mantenuto alcuni temi dal racconto di Wells, come le
scene di distruzione di massa, la fuga di un numero enorme di profughi
dalle città attaccate, il fallimento dell’utilizzo
della tecnologia umana per fermare l’invasione e la morte
dei Marziani a causa delle infezioni Terrestri, ma eliminando alcuni
elementi della novella che ancora oggi conservano un certo fascino,
come le esplosioni viste sulla superficie di Marte all’inizio
della vicenda ed i personaggi dell’artigliere e del curato.
Purtroppo Byron Haskin e George Pál hanno preferito introdurre
una forte componente religiosa al termine del loro lungometraggio,
manipolando in senso spiritualistico (la presenza del pastore, la
chiesa, il miracolo invocato) la trama del racconto originale, e
ricavando un film che è una vera e propria festa di effetti
speciali.La lavorazione della pellicola era durata cinque mesi, prevalentemente in studio (mentre per girare gli esterni con gli attori ci si era trasferiti per poche settimane nel deserto dell’Arizona) ed aveva comportato per la produzione una spesa altissima, per quegli anni, di 600 mila dollari; in definitiva "The War of the Worlds" affida la sua fortuna, che è stata lunga ed ha lasciato comunque il segno nella storia della fantascienza cinematografica, a questa esposizione di meraviglie violentemente colorate più che al valore della vicenda stessa. Nella pellicola i militari tentano qualsiasi mezzo per fermare le forze Marziane: jet da combattimento, razzi ed una Bomba Atomica lanciata da un’Ala Volante; Pál filmò le scene che prevedevano l’utilizzo dell’esercito utilizzando le forze della Guardia Nazionale in una location vicino a Phoenix. Il produttore riuscì ad ottenere un permesso speciale dall’U.S. Army per inserire nel film un estratto da un filmato che aveva come soggetto il bombardiere Northrop YB-49 Flying Wing, utilizzato per l’ultima volta nell’Aprile del 1951 e quindi rimpiazzato dallo Stratojet B-47. Durante la narrazione si fa riferimento all’istallazione nucleare di Oak Ridge ed assistiamo alla rappresentazione di una esplosione atomica, realizzata elaborando una esplosione di polvere colorata alta 75 piedi, che sarebbe servita al regista per dimostrare l’inadeguatezza di qualsiasi forza militare per la risoluzione di una situazione di questo tipo.
Alcune delle scene più note della pellicola sono quelle della
distruzione, da parte dei marziani, del Municipio di Los Angeles
(in realtà si trattava di un modello della costruzione alto
un paio di metri) e delle risse fra gli abitanti della città
pronti ad uccidersi far di loro per riuscire a fuggire. In questo
caso il regista scelse di utilizzare una ripresa dal vero del traffico
che percorreva quella che allora era la nuovissima autostrada di
Hollywood, così da rappresentare efficacemente l’esodo
di massa dalla città.
Influenze. La serie televisiva "War
of the Worlds", prodotta nel 1988, rappresenta
essenzialmente un sequel di questa pellicola, ed utilizza alcuni
degli elementi del lungometraggio, inclusa la figura della dottoressa
Sylvia Van Buren che l’attrice Ann
Robinson tornerà ad interpretare in alcuni episodi.
Uno dei personaggi principali del programma televisivo americano
Mystery Science Theatre 3000 era stato chiamato
Dottor Clayton Forrester, come esplicito
omaggio al film di George Pàl; peccato che, nella serie,
il Dottor Forrester fosse un Mad Doctor ovvero uno "scienziato
pazzo"…In "Independence Day", il film realizzato nel 1996 da regista Roland Emmerich, gli alieni non provengono da Marte e vengono sconfitti anche grazie ad un virus (informatico) che viene installato sul loro sistema di computer; ma nella pellicola sono diversi i riferimenti al film di Pàl, come il fallito tentativo di utilizzare una bomba atomica contro le navi madri aliene e le colonne dell’illuminazione stradale piegate come colli d’oca, durante l’attacco degli alieni; immagini già viste nel lungometraggio del 1953.
Altro discorso per "Mars Attacks!",
sempre dello stesso anno, in cui il regista Tim Burton
ha riversato il proprio amore per i B movie fantastici degli anni
50 e 60, la sua passione per le figurine di una famosa serie della
Topps, pubblicate nel 1962, ed quella particolare e feroce ironia
che da sempre caratterizza le sue opere. Il film inizialmente ricalca
la classica invasione aliena in stile anni 50, e rappresenta uno
smaccato omaggio allo stesso "The War of the Worlds".
In questa versione, i mostruosi (ed un poco stronzi) Marziani vengono
sconfitti non dai germi e dai virus presenti nell’atmosfera
della Terra, ma piuttosto dallo Yodeling selvaggio del
cantante country americano Slim Whitman,
che letteralmente manda in pezzi il loro cervello (naturalmente
una feroce parodia sia della fine del racconto che del film di Pàl!).L’ultima incarnazione della storia è rappresentata dall’adattamento (non un vero e proprio remake) realizzato da Steven Spielberg nel 2005 (ci sarebbero anche due altre pellicole dello stesso anno e cioè "H.G. Wells' The War of the Worlds" di Timothy Hines e "H.G. Wells' War of the Worlds/Invasion" di David Michael Latt, ma dubito fortemente che siano già arrivate nel nostro paese, o addirittura che mai lo faranno), che presenta alcuni riferimenti al lavoro del 1953.
Gene Barry ed Ann Robinson
fanno una piccola apparizione, mentre gli alieni sono ancora una
volta bipedi che presentano la stessa struttura tridattile (a tre
dita). Ann Robinson aveva comunque ripreso in altre due occasioni il suo vecchio personaggio: nel 1988 era tornata nei panni della Dottoressa van Buren in "Midnight Movie Massacre" e nel 2005, come Dottoressa Sylvia van Buren, aveva interpretato il film "The Naked Monster". 3. Il regista delle
meraviglie.
Prodotto e distribuito dalla Paramount
Pictures
Mi fermo qui. Spero di non avervi
annoiato troppo. Vi lascio, anche questa volta, con una lista
di link per la Madre di tutte le Reti, augurandomi, come al solito,
di ricevere le vostre considerazioni al nostro indirizzo di posta
Warp Mail…
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