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LA
MUSICA DELLA SCI-FI
Prima Parte
di Domenico Ciccone
Come
i suoi numerosissimi fans ben sanno, il vostro redattore preferito, oltre
che di Star Trek, è appassionato anche di opera lirica. Guardate le foto
sparse per l'articolo: a cosa vi fanno pensare? A una nuova serie sci-fi
in onda negli states? Alla rimasterizzazione digitale di qualche prodotto
tedesco degli anni '70? Nulla di tutto ciò. Si tratta invece dell'allestimento
di due opere di Richard Wagner, "Das Rheingold" (l'Oro
del Reno) e "Die Walkure" (La Valchiria), andate in scena
al Teatro Comunale di Firenze lo scorso giugno.
L'allestimento è stato curato da La Fura dels Baus,
gruppo catalano di acrobati, attori e musicisti, famosissimo in patria
e al debutto in Italia.
Come
si può capire, le foto hanno attratto subito la mia attenzione di trekker,
nel loro marcato richiamo a situazioni fantascientifiche; leggendo qua
e là le motivazioni dell'allestimento, l'opinione di una volontà di collegamento
tra le leggende nibelungiche wagneriane e la moderna fantascienza si è
rafforzata sempre di più, stimolandomi a una condivisione nella nostra
bella rivista.
Per i meno addentro alle cose liriche, giova ricordare che Richard Wagner
trasse spunto dalle saghe medievali nordiche sul Walhalla, luogo ultraterreno,
e sugli dei che vi abitavano, per concepire "L'anello del Nibelungo",
una grande saga musicale concepita tra il1848 al 1874, articolata in un
prologo e tre giornate e suddivisa in quattro opere: "Das Rheingold"
(L'Oro del Reno - Prologo), "Die Walküre" (La Valchiria - Prima
giornata), "Siegfried" (Sigfrido - Seconda giornata), "Götterdämmerung"
(Il Crepuscolo degli dei - Terza giornata). Argomento
di questa saga è la lotta fra gli dei e gli uomini per il possesso dell'Anello
del Nibelungo, magico monile forgiato con l'oro del fiume Reno, che dà
il potere di conquistare il mondo (fra l'altro, questo incipit vi ricorda
qualcosa che a a che fare con elfi, principi e tesssssori)?
Wotan, Fricka, Freia, i Giganti, Brunilde, Mime da una parte, Siegmund,
Sieglinde, Hunding, Siegfrid dall'altra interagiscono in un continuo sommovimento
di passioni, sentimenti e magia, in un'onda melodica che all'epoca scatenò
dibattiti a non finire: molti sostenevano l'estrema modernità della musica,
ma c'era anche chi vedeva queste opere come una corruzione pericolosa
delle forme musicali fino ad allora conosciute.
Come che sia, gli allestimenti che si susseguirono nel corso dei decenni
seguirono due strade, principalmente: il rispetto integrale delle didascalie
wagneriane o (sopratutto dagli anni cinquanta) la volontà di un minimalismo
e/o simbolismo estremo, lasciando alla sola musica il compito di suscitare
le emozioni della storia.
Così,
come molti hanno potuto vedere in tante parodie, la prima soluzione presentava
le valchirie con le loro treccione e gli elmi puntuti, nani ripugnanti,
pelli d'orso a profusione; la seconda il nulla quasi assoluto, a parte
luci di scena e qualche tavolo.
Per mio conto, ritenevo inevitabile che prima o poi si arrivasse ad allestimenti
di stampo fantascientifico.
Troppo ghiotta era l'occasione di interpretare l'eterna lotta fra gli
dei e gli uomini come la
metafora dell'essere umano che esce dai sui limiti terrestri per lanciarsi
verso l'esplorazione spaziale, trattenuto da esseri superiori che non
lo ritengono pronto.
E l'allestimento de La Fura dels Baus non è
che la punta di un iceberg, visto che impostazioni registiche di questo
tipo si susseguono numerose.
Nel prossimo numero approfondiremo l'argomento, sperando che vi possa
interessare come ulteriore dimostrazioni di quanto la fantascienza è radicata
nella cultura occidentale.
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